Come sono cambiati i tempi e le modalità di lavoro, compresse dalla fretta e dal "tutto e subito"

Riflessioni di una Psicoterapeuta senior

Pubblicato il 4 marzo, 2016  / Psicologia e dintorni
Come sono cambiati i tempi e le modalità di lavoro, compresse dalla fretta e dal "tutto e subito"

Alcune brevi riflessioni di una psicoterapeuta senior, che negli anni ha visto accorciarsi obbligatoriamente i tempi dei percorsi psicoterapici e le aspettative dei pazienti/clienti diventare sempre più pressanti.

MI spiego meglio: alla fine degli anni 80 e anni 90, quando ero agli albori della mia attività di psicoterapia, le richieste rispettavano "saggiamente" la tempistica standard al di sotto della quale era molto difficile ottenere qualche risultato - almeno un anno ci voleva tutto - poi si diminuiva la frequenza a una volta ogni due settimane e cosi si completava il secondo anno e per molti disagi psicologici le persone stavano sensibilmente meglio, in modo duraturo.

Negli anni 2000 e per una decina d'anni i bisogni degli utenti sono stati pressati da alcune crisi passeggere economiche e anche da un'ansia globale non sempre dipendente da problematiche economiche, tanto che alle signore che si dicevano impossibilitate a seguire la classica seduta settimanale ma volevano ottenere ugualmente risultati - come dire volevano l'uovo e la gallina -  potevo suggerire un paio di stivali in meno da euro 400 al paio, spiegando che a me ne bastavano 80 al mercato di viale Papiniano e ogni due anni almeno. Con coloro che gli stivali non se li compravano ma usavano quelli vecchi abbassavo la cifra per andare loro incontro.

Nell'ultimo decennio fino al nostro 2016 la tempistica delle richieste dell'utenza, oltre alle pretese, è sempre più elevata in quanto ad aspettative, mentre è scesa la disponibilità a proseguire, non dico almeno per un anno, ma arrivare ai tre mesi è già un successo.

Che dire e cosa pensare? Da psicologa psicoterapeua dico che si lavora male, molto male, con l'ansia del paziente che non pazienta più e che dopo le prima due sedute ti chiede già di passare ai 15 giorni.  E questo con gli attacchi di panico che cerchi di tamponare con i primi esercizi di training autogeno, con una seduta di ipnosi per le fobie, ma la sfera magica non ce l'abbiamo e dubito che qualcuno ce l'abbia. 

La domanda e la riflessione che chiedo ai miei pazienti è comunque sempre la stessa: a cosa siete disposti a rinunciare, se davvero state tanto male? quanto siete disposti a investire in termini di tempo, di denaro, di risparmi, di rinuncia a un viaggio o a una mini vacanza, un week end alle terme o alla solita capitale europea, se siete rincorsi dall'ansia e dalla fobia dell'aereo e non vi godete nè la vacanza, nè le terme e nemmeno riuscite a prendere l'ascensore? 

Quando dico che un percorso terapeutico, per conoscersi, accettarsi, piacersi e diventare più tolleranti verso di sè e verso gli altri, vale altrochè una vacanza o due paia di scarpe griffate....vivere liberi della propria vita e godere delle ore della giornata, una dopo l'altra, vale molto di più di una vacanza saltata, se davvero si vuole uscire dal caos di alcune esistenze. Ma forse meglio arrancare ancora e fare finta che i problemi non esistano e pensare che chiedere il tutto e subito risolva le cose. D'altro canto l'oggi ci ha abituati al mordi e fuggi, la vacanza mordi e fuggi, l'abitino che si accorcia e si stropiccia da buttare dopo il primo lavaggio. Ma se noi non vogliamo diventare abitini da gettare dopo il lavaggio, prima o poi ci dovremo confrontare e guardare la realtà con gli strumenti adatti a poterla vivere al meglio.

Aspetto commenti e apro la discussione.