Cosa è l’afefobia?
L’afefobia o aptofobia (dal greco apto, “toccare” e phobia, “paura”) (dal greco ἄπτω “toccare” e φόβος “paura”) è la paura di essere toccati o di toccare, ovvero la paura del contatto fisico con altre persone, sia dato che ricevuto.
Si tratta di una fobia specifica, che comporta un timore irrazionale, ingiustificato e persistente anche al solo pensiero dell’oggetto fobico, in questo caso il contatto fisico.
La maggior parte di noi mette in atto spontaneamente abbracci, carezze o strette di mano, in quanto vengono considerati normali gesti di affetto o di stima. Per chi soffre di afefobia, invece, anche il minimo contatto fisico viene percepito come una violazione o un’invasione della propria zona intima.
L’afefobia può essere generalizzata, quando la fobia del contatto fisico è generale e riguarda sia persone conosciute sia estranee. Trovarsi accanto a qualcuno, per esempio in bus o in ascensore, o stringere la mano a qualcuno per un saluto può comportare una paura incontrollabile, con forte repulsione e disagio.
In altri casi, invece, l’afefobia si manifesta solo nell’intimità, solo con alcune persone in particolare o solo con persone di sesso opposto, con chiare conseguenze sulla vita sessuale e relazionale.
Significato del contatto fisico
Il contatto fisico ha un significato importante in psicologia poiché riveste dei ruoli essenziali nella vita sociale.
Il contatto fisico è una forma di interazione significativa tra due corpi, basata sulla comunicazione emotiva non verbale, cioè non mediata dalla parola, che contribuisce alla regolazione emotiva dell’individuo. Grazie a esso, siamo in grado di stabilire connessioni emotive e sentire il senso di vicinanza e legame.
Il contatto fisico contribuisce alla costruzione e al mantenimento delle relazioni interpersonali (romantiche, familiari e di amicizia), e serve per creare intimità e affetto.
Inoltre, è una forma di sostegno emotivo e contribuisce al benessere mentale e al rilassamento nei momenti di stress, grazie agli effetti positivi sul sistema nervoso, come la produzione di ormoni come l’ossitocina.
Nel primo anno di vita contribuisce significativamente all’evoluzione del pensiero e fa apprendere ai bambini come comunicare. Il contatto fisico è fondamentale per lo sviluppo emotivo e psicologico dei più piccoli e consente loro di sviluppare il senso dello spazio e del tempo. Serve anche per creare un legame familiare sicuro e per promuovere lo sviluppo dell’autostima e delle abilità sociali. È per questo che si raccomanda tenere in braccio i propri bambini, coccolarli e accarezzarli, già da subito dopo la nascita.
È bene specificare che l'interpretazione del contatto fisico e dei ruoli che esso riveste può variare considerevolmente a seconda del contesto socioculturale, in quanto qualcosa che è considerato appropriato o significativo in una cultura potrebbe non esserlo in un'altra.
Studi sul contatto fisico
Il tatto è il senso che ci fa esporre fisicamente e ci fa entrare in contatto con il mondo. Con il tatto si possono esprimere molte emozioni e si possono anche veicolare dei vissuti, come nel caso delle vittime di abusi che non tollerano il contatto per via della riattivazione dei loro traumi.
Per confermare l’ipotesi che il tatto trasmette emozioni, il neuroscienziato M. Hertenstein ha condotto una ricerca sperimentale. L’ipotesi è stata confermata ed è emerso anche che a ogni gesto si associa un tipo di emozione, che può essere comunicata e riconosciuta attraverso il tatto. Per esempio, la carezza si associa ad amore e compassione e il tocco tremante alla paura.
Ogni persona ha inconsapevolmente un’organizzazione ben definita dei propri spazi d’interazione con le altre persone. Studiando questi spazi sistematicamente, l’antropologo americano Edward Hall negli anni '60 ha sviluppato una teoria sulla prossemica, che è lo studio della comunicazione non verbale attraverso la distanza, l'organizzazione dello spazio e il contatto fisico nelle interazioni.
Dai suoi studi è emerso che le persone tendono a disporsi nello spazio durante le interazioni prendendo delle distanze definite, in base ad aspetti culturali e personali. In particolare, sono state individuate 4 distanze principali:
Distanza pubblica, superiore ai 3 metri
Distanza sociale, tra 5 metri e 1 metro, adottata per i rapporti formali o con i conoscenti
Distanza personale, tra 120 cm e 45 cm, per interagire con gli amici.
Distanza intima, da 45 cm a 0 cm, tipica delle relazioni.
Se una persona tende a adottare distanze non “adeguate” al rapporto esistente con l’interlocutore, ovvero troppo corte, questi sentirà disagio. Tuttavia, le idee di distanza “adeguata” e di contatto fisico possono assumere diversi significati da persona a persona.
Le persone che soffrono di afefobia rifuggono il contatto fisico e sentono un enorme disagio, nervosismo e angoscia anche a distanze che per altri sarebbero “normali”.
Cause
Nella maggior parte dei casi, l’afefobia si manifesta in età adulta ma le sue cause vanno ricercate nell’infanzia:
È stato dimostrato che i bambini che subiscono abusi sessuali e violenze, una volta adulti, somatizzano il trauma subito sviluppando la paura del contatto fisico. Il rifiuto del contatto in questi casi cela il rifiuto di entrare in contatto con degli episodi dolorosi del proprio passato.
Un’altra causa può essere la deprivazione affettiva da parte dei genitori durante l’infanzia, anche involontaria. Come dimostrato da una ricerca condotta dall'Università di Liverpool, il contatto fisico tra madre e figlio riveste un ruolo fondamentale per lo sviluppo del sé. Specialmente nei primi mesi di vita, i bambini percepiscono la presenza dei genitori attraverso il contatto fisico. In assenza di questo, esiste il rischio di sviluppare l’afefobia da adulti.
L’afefobia potrebbe anche essere una reazione a una situazione familiare opposta, nonché dei genitori troppo invadenti che impediscono ai figli di costruirsi un proprio spazio.
È riconducibile anche ad uno stile di attaccamento infantile insicuro o altri tipi di rapporti disfunzionali con i genitori.
Potrebbe essere un sintomo di una condizione mentale distinta, come il disturbo evitante di personalità o l’autismo.
Quando sono i bambini a rifiutare il contatto fisico, generalmente si tratta di una fase passeggera:
Spesso il timore del contatto è dovuto a piccoli traumi vissuti con i coetanei, come aver litigato durante un gioco o una partita o avere subito atti di bullismo.
Potrebbe essere il segno di una ricerca di indipendenza dai genitori.
Se è nato da poco un fratellino o una sorellina, il bimbo più grande potrebbe manifestare la gelosia in questo modo.
Infine, un fattore che negli ultimi anni ha contribuito a creare nelle persone il timore di essere toccati è stato l’assenza di contatto fisico forzata durante la pandemia, che ha profondamente segnato alcune persone e cambiato il loro modo di esprimere e percepire i gesti di affetto.
Sintomi
I sintomi dell’afefobia si scatenano con il contatto fisico, o quando si sente che qualcuno ha superato la “distanza di sicurezza”.
Il sintomo principale è la paura incontrollabile e ingiustificata rispetto al contatto con un’altra persona, accompagnata da repulsione, disgusto, disagio, imbarazzo e fastidio.
Come per le altre fobie, molti dei sintomi che si presentano sono legati all’ansia, come:
Angoscia
Sudorazione eccessiva
Tachicardia
Tremori
Nausea
Vertigini
Dolore al petto
Soffocamento
Iper-ventilazione
Formicolio
Sintomi psicosomatici, come le dermatiti.
Possono presentarsi anche attacchi di panico, con sensazione di pericolo imminente, sensazione di svenire o impazzire, paura di perdere il controllo e di morire e allerta costante.
Alcuni hanno anche paura di essere contaminati dagli altri e mettono in atto rituali compulsivi di purificazione legati alla pulizia, come lavarsi continuamente le mani.
Un altro sintomo tipico è l’evitamento: si evitano gli incontri e tutte le situazioni in cui potrebbe esserci contatto fisico con altri. L’evitamento può diventare tanto grave da limitare la vita privata, lavorativa e sessuale e persino sfociare in agorafobia, isolamento, ansia sociale e sviluppo di disturbi psichici.
Come gestire questa fobia nell’intimità?
Molte persone si rendono conto ti soffrire di afefobia proprio chiedendosi perché hanno paura del contatto fisico con il partner.
L’intimità è un elemento fondamentale di un rapporto di coppia sano ed è per questo che l’afefobia può complicare davvero molto le relazioni. Spesso l’attrazione non basta per superare l’ansia e la paura tipiche di questa fobia e vivere con serenità le esperienze sessuali e le relazioni amorose.
Per gestire questa fobia nell’intimità, è necessario da un lato parlare apertamente con il partner di ciò che succede, dall’altro fare un lavoro interiore di autoconsapevolezza, accettazione delle proprie emozioni e rafforzamento dell’autostima.
È un processo che richiede tempo e pazienza e va affrontato a piccoli passi, meglio se con un supporto adeguato. Infatti, rivolgersi a un professionista e iniziare una terapia è la migliore strategia per superare questa fobia.
Consigli per affrontare il problema
Una delle terapie più efficaci per l’afefobia è la terapia cognitivo-comportamentale, che aiuterà a razionalizzare la propria fobia, a individuarne l’origine e a rielaborare le situazioni del passato che l’hanno causata. In questo modo, sarà possibile ristabilire fiducia in sé stessi e si eviterà di creare ulteriori distanze e problemi con i propri cari.
Una tecnica utilizzata è quella dell’esposizione, che consiste in esporre in maniera graduale e controllata il soggetto alla sua paura (per esempio, prima immaginando il contatto, poi facendosi toccare da qualcuno considerato “sicuro”), così che possa comprendere a poco a poco l’irrazionalità dei suoi timori e infine superarli.
Un’altra strategia indicata è la pet therapy, che consiste nel creare un contatto con un animale domestico per smontare gradualmente le barriere della fisicità.
Per affrontare l’afefobia al meglio, c’è bisogno anche del supporto dei propri cari, i quali dovrebbero mostrare empatia e stabilire una connessione profonda con la persona che ne soffre.
Quando amici e familiari riescono a immedesimarsi nell’altro e sentire la sua sofferenza e il suo disagio, potranno comprenderlo veramente, piuttosto che sminuirlo, colpevolizzarlo o giudicarlo. Questa vicinanza emotiva delle persone più care porterà ad un aumento della fiducia, elemento fondamentale per la guarigione.
IN SINTESI
Cos'è l'afefobia?
L'afefobia è la paura intensa e irrazionale di essere toccati.Cos'è l'aptofobia?
L'aptofobia è una forma specifica di paura del contatto fisico, simile all'afefobia.Quali sono le cause di queste fobie?
Possono derivare da traumi passati o condizioni psicologiche sottostanti come ansia o disturbo post-traumatico da stress.Come si trattano queste fobie?
La terapia cognitivo-comportamentale e l'esposizione graduale sono trattamenti comuni.
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Oggi ad esempio abbiamo parlato di afefobia.
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Bibliografia
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