Tripofobia: caratteristiche, sintomi e cura della paura dei buchi

Pubblicato il 30 settembre, 2021  / Psicologia e dintorni
tripofobia - paura dei buchi


Tripofobia: cos’è e caratteristiche

La tripofobia, conosciuta anche come “paura dei buchi” o “fobia dei pattern ripetitivi”, è una condizione che porta a provare ansia, repulsione, disgusto e nausea in risposta a degli stimoli che presentino pattern di piccole figure geometriche raggruppate o che siano caratterizzati da forme circolari, come cerchi, protuberanze o piccoli rettangoli.

La tripofobia è stata riportata solo nel 2013 nella letteratura scientifica e non è attualmente una patologia psichiatrica riconosciuta dal DSM. Nonostante il suo nome ingannevole, non si tratta di una fobia vera e propria, piuttosto della generalizzazione di una risposta di paura suscitata da certi stimoli, che fa insorgere un’emozione di disgusto.

La tripofobia o “paura dei buchi” è piuttosto comune. È emerso da uno studio sulla tripofobia pubblicato su Psychological Science che ben il 16% dei partecipanti ha provato disgusto o disagio al vedere un baccello di semi di loto.
 

Le possibili cause e i sintomi della tripofobia

Le immagini che più comunemente possono innescare crisi di tripofobia sono:

  • Baccelli

  • Alveari

  • Coralli

  • Bolle di sapone

  • Spugne

  • Fiori

  • Grappoli di uva, melograni o fragole

  • Cassette di elementi ordinati, come le mele

  • Pori della pelle

  • Soffioni della doccia

  • Tubi o legna impilati

  • Formaggi

  • Vestiti a pois

  • Occhi di insetti

  • Pelo di alcuni animali, come il dalmata

  • Reti metalliche

Le emozioni principali associate alla tripofobia sono il disgusto, l’avversione e la repulsione.

Altri sintomi che possono presentarsi in un soggetto con tripofobia alla vista, o incluso all’immaginazione di questi pattern, sono nausea, mal di testa, tremore, vertigini, agitazione, sudorazione, secchezza delle fauci e prurito.

In casi particolarmente gravi, può generarsi un’ansia così grande da sfociare in un attacco di panico.

Questi soggetti provano una paura irrazionale e persistente a cui segue non solo la risposta d’ansia, ma anche un comportamento di evitamento.

Infatti, per prevenire tutte le situazioni in cui possano apparire tali schemi geometrici, le persone che soffrono di tripofobia potrebbero mettere in atto cambiamenti nella condotta, come evitare di andare in alcuni luoghi o mangiare determinati cibi, cose che a volte interferiscono con la vita quotidiana della persona. I casi più estremi arrivano all’isolamento sociale e allo sviluppo di altre patologie come il disturbo ossessivo-compulsivo, l’ansia e la depressione.

Sebbene la tripofobia sia una paura piuttosto diffusa negli esseri umani, non sono ancora ben chiari i meccanismi che la innescano.

Generalmente la tripofobia non viene correlata a traumi né a fattori culturali. Ecco alcune delle ipotesi eziologiche.

  • Secondo quanto studiato dai ricercatori dell’Università di Essex, la tripofobia avrebbe avuto un significato evolutivo, in quanto deriva da un’associazione con animali velenosi, come il polipo ad anelli blu. Infatti, l’istinto ci dice che colori vivaci e forme circolari caratterizzano serpenti, scorpioni e altri animali velenosi o pericolosi. Questa paura biologica ereditaria sarebbe dunque una risposta psicologica a determinati stimoli visivi e costituirebbe una forma di difesa arcaica mirata alla sopravvivenza.

  • Uno studio del 2017 condotto dal prof. Kupfer all’Università di Canterbury suggerisce che la tripofobia sia una risposta evolutiva per la prevenzione delle malattie infettive. Dall’indagine si è rilevato che i partecipanti associavano i pattern ripetitivi di fori alle vescicole circolari che appaiono sulla pelle in caso di malattie infettive come vaiolo, morbillo o rosolia. Molti partecipanti hanno addirittura provato prurito come risposta agli stimoli. Anche secondo questa ipotesi si tratterebbe quindi di un’associazione inconscia che rappresenta un tipo di paura atavica.

  • Il risvolto psicosomatico della paura di malattie riguarda invece la sfera sessuale, la promiscuità, la moralità e i tabù. È comune associare le cavità corporee, la penetrazione e lo scambio dei fluidi con degli schemi visivi caratterizzati da pattern circolari ripetuti. Dietro la tripofobia potrebbe nascondersi un rapporto disfunzionale con il proprio corpo e con l’erotismo.

 

Cura e trattamento della tripofobia

Sebbene la tripofobia possa essere considerata normale nell’essere umano, è importante valutare di richiedere un aiuto nel caso in cui interferisca con la vita personale e con il benessere.

In questi casi va trattata come una fobia specifica, nonché con l’aiuto di uno psicologo. In questo modo si potrà interrompere e sostituire il pensiero automatico negativo di disgusto o paura all’incontrarsi con il pattern circolare e modificarne il comportamento che ne consegue.

Nel trattamento si utilizza la strategia della desensibilizzazione, con l’esposizione progressiva dell’individuo all’oggetto della sua paura.

È molto utile complementare il trattamento con tecniche di rilassamento per ridurre i sentimenti di disgusto e di ansia e raggiungere il controllo delle emozioni. Tra queste ci sono la visualizzazione, il rilassamento muscolare progressivo, il training autogeno e gli esercizi di respirazione.

 

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