La psicologia non è per matti, ma per tutti e di tutti

La stigmatizzazione nel rivolgersi ad un professionista della salute mentale: da dove viene e come superarla

Pubblicato il 8 giugno, 2016  / Psicologia e dintorni
La psicologia non è per matti, ma per tutti e di tutti


"Andare dallo psicologo? Ma io non sono mica matto!"

"Andare da uno psicologo? E se gli altri lo venissero a sapere? Cosa penserebbero di me? Cosa direbbero in giro?"

"Io non ho bisogno di nessuno; i miei problemi me li risolvo da solo. Non sono un debole"

Questi sono alcuni esempi di pensieri che riflettono la stigmatizzazione nei confronti chi si rivolge ad uno psicologo o, in particolare, ad uno psicoterapeuta. Vediamoci più chiaro...

STIGMATIZZAZIONE: COS'È?

La stigmatizzazione è un giudizio negativo e declassante (cioè che "abbassa di livello", che isola) emesso da un gruppo verso un suo membro; è una sorta di forte disprezzo condiviso verso qualcuno.

DA DOVE HA ORIGINE QUESTO ATTEGGIAMENTO?

Questo fenomeno è antico quanto l'uomo. Quando si parla di stigmatizzazione, quindi, è bene tener presente che è un fenomeno arcaico, "primitivo" se vogliamo, e va compreso e trattato come tale. L’uomo da sempre tende a stigmatizzare determinate categorie di persone, ovvero quelle persone che, per qualche ragione, il gruppo maggioritario non vuole accettare nei suoi ranghi; tra queste troviamo la categoria di chi viene reputato indegno/inferiore o, semplicemente, diverso, per i motivi più svariati.

Chi richiede il servizio di un professionista della mente viene spesso e purtroppo visto proprio in termini simili a questi. Le etichette possono variare da “incapace di risolvere da solo i suoi problemi”, e quindi debole, alla più drammatica ed estrema “una disgrazia per questa famiglia”, e quindi indegno di farne parte, di essere riconosciuto.

COME SUPERARE IL GIUDIZIO NEGATIVO

Se desideriamo rivolgerci ad uno specialista ma pensieri come quelli riportati all’inizio di questa pagina ci frenano nel compiere questo passo, allora consideriamo che:

  • chi si rivolge ad uno psicoterapeuta non necessariamente ha un disturbo (non è "matto", come recita la famosa diagnosi del vicino): ci si può rivolgere ad uno psicoterapeuta per difficoltà estremamente comuni relative ad affrontare eventi o situazioni precise, difficoltà che generano un certo ammontare di sofferenza; ad esempio, può essere la difficoltà a parlare con un genitore o con la/il compagna/o; il timore delle conseguenze qualora si tentasse di far valere le proprie ragioni in una discussione; la paura della colpa che si può provare nel dover prender decisioni e fare scelte “difficili”, tra alternative in conflitto tra loro; l'eccessivo peso che diamo all'opinione di qualcuno, magari perchè molto vicino a noi; insomma, tutti soffriamo, eppure diremmo che siamo tutti quanti affetti da un disturbo mentale?
  • chi si rivolge ad uno psicoterapeuta non è indegno né debole: siamo tutti, tutti esseri umani fallibili. Ci troviamo tutti in questa stessa condizione esistenziale. E se pensiamo che avere bisogno di aiuto significhi essere deboli, allora lo siamo tutti, perché a tutti capita di aver bisogno di un aiuto; chiedere aiuto implica diverse capacità, affatto scontate: riconoscere di avere certi limiti, volerli comprendere, volersi in qualche modo mettere in gioco per superarli, investendo tempo, denaro e soprattutto energie e, in questo ambito, sentimenti anche molto intensi. È forse debole il chirurgo che si fa aiutare, durante un intervento, dai propri colleghi o assistenti? È forse debole un ferito che, nella riabilitazione, si avvale del sostegno di un fisioterapista per riprendere a camminare? È debole un manager, che si avvale del prezioso aiuto di una segretaria? È una persona debole qualcuno che chiede consiglio ad un amico per prendere una decisione difficile? Bisogno di aiuto e debolezza, quindi, coincidono?
  • chi si rivolge ad uno psicoterapeuta è … semplicemente qualcuno che si rivolge ad uno specialista: non è né debole né forte ma è -molto banalmente- una persona che si rivolge ad un professionista, ad un esperto, per ricevere un servizio. Tutti noi ci rivolgiamo a chi riteniamo esperto in caso del bisogno: al meccanico se l'auto si guasta, all'idraulico per un problema alle tubature dell'acqua, ad un architetto per progettare la nostra nuova casa. Eppure, quando chiamiamo l’idraulico, ci sentiamo degli incapaci indegni? Quando portiamo l’auto in una officina per capire l’origine di un guasto, ci sentiamo dei terribili inetti? Per far fronte a montagne di conti e cartacce, ci vergogniamo forse di chiedere l’aiuto di un commercialista? Perché dunque sentirci in questo modo se prendiamo la decisione di chiedere la consulenza di un esperto della mente?
  • e gli altri cosa diranno di chi si rivolge ad uno psicoterapeuta? Innanzitutto non necessariamente accadrà che le altre persone lo verranno a sapere, in quanto lo psicologo è tenuto al segreto professionale. Ad ogni modo, il fatto che ci si preoccupi così tanto di che cosa gli altri potranno dire di noi è significativo, e non ci aiuta a perseguire il nostro, di benessere. Come possiamo stare bene se determiniamo chi siamo in base a ciò che gli altri dicono di noi? Saremmo come banderuole al vento, che si girano in un verso o in un altro a seconda della sua direzione, diretti da ciò che gli altri vorrebbero che noi fossimo o facessimo. Plasmare la nostra identità anche attraverso le relazioni con gli altri è fisiologico, sano e inevitabile; il problema sorge quando queste relazioni, fatte di aspettative, di “reputazione”, prendono il controllo della rotta, e attraverso timori e preoccupazioni ci impediscono di fare qualcosa che desideriamo o, al contrario, ci forzano a fare qualcosa che non vorremmo fare. Quindi, per quanto difficile possa essere, si tratta di fare una scelta, inevitabile, su che cosa viene prima: ciò che qualcuno, di più o meno vicino a noi, può pensare di noi, si aspetta da noi o addirittura esige, per il suo benessere? Oppure viene prima la nostra personale, intima e profonda serenità?

Sei curioso/a di sapere perché non riesci a superare certe situazioni, restando intrappolato/a in quel “labirinto”? Sei curioso/a di capire perché quelle circostanze o fatti generano in te così tanta sofferenza?