Baby blues, depressione post partum e psicosi post partum

Pubblicato il 2 luglio, 2015  / Psicologia e dintorni
Baby blues, depressione post partum e psicosi post partum

La gravidanza rappresenta un momento importante e pregno di cambiamenti nella vita della donna. Nonostante la nascita sia associata, nell’immaginario comune, all’emozione della gioia, vista quasi come unica emozione contemplata e consentita alla neomamma, anche le emozioni negative come rabbia e tristezza rivestono un ruolo importante e se negate possono portare a problemi a lungo termine.

Circa il 50-80% delle neomamme, nel periodo che va dal parto a 10-15 giorni dopo, provano una lieve tristezza e un disagio interiore. Tale stato, caratterizzato da umore instabile, pianto, assenza di concentrazione e sensazione di dipendenza, è stato definito “Baby blues” e rappresenta un problema transitorio. Le cause del baby blues sono rintracciabili principalmente nello stress psicofisico dovuto al travaglio e al conseguente sconvolgimento ormonale e all’ansia dovuta a questo grande cambiamento nella propria vita che implica un aumento di responsabilità. Questo stato di lieve tristezza è del tutto normale e comprensibile. E’ importante che in questa fase la donna venga sostenuta dal compagno, dai familiari, dalle amiche, o anche da altre neomamme attraverso la frequentazione di gruppi di confronto. Anche l’informazione risulta essere fondamentale, per questo, è possibile consultare professionisti come l’ostetrica al fine di essere rassicurate anche dal punto di vista pratico.

La depressione post partum colpisce invece il 14% delle madri. Tale problematica insorge 3-4 settimane dopo il parto, diventando evidente tra il terzo e il sesto mese dopo il parto. I sintomi della depressione post partum sono: irritabilità, ansia, sonno disturbato, appetenza o appetito smisurato, debolezza muscolare, fastidio nei confronti del bambino che viene percepito come un peso, sensazione di inadeguatezza nella sua cura, assenza di emozioni nei suoi confronti, timore a restare sola con il proprio figlio o assenza di emozioni nei suoi confronti.

La depressione post partum rappresenta una patologia che se non viene trattata rischia di diventare cronica. Le cause sono rintracciabili in fattori ormonali, fisici (come la stanchezza per i ritmi del bambino),  sociali (come l’età e l’inesperienza della madre e l’assenza di sostegno) e psicologici ( come la scarsa autostima, il perfezionismo, le aspettative irrealistiche sull’essere madre e sul bambino). Spesso la donna, travolta da queste sensazioni, sente di non rispecchiare quelle che sono le aspettative personali, familiari e sociali dell’essere madre e cerca di indossare una maschera di apparente serenità nonostante il grande disagio interiore.

Affrontare il problema già dalla comparsa dei primi sintomi rappresenta invece un aspetto centrale per evitare che i sintomi aumentino, peggiorino e si cronicizzino. In ciò il partner riveste un ruolo molto importante per poter intraprendere un dialogo sulle proprie ansie e paure e per favorire la condivisione delle responsabilità. Non sempre, però, i sintomi si riescono a cogliere e accogliere sul nascere. Ciò comporta una loro cronicizzazione e la necessità di intervento da parte di professionisti attraverso l’associazione di farmacoterapia e psicoterapia.

La psicosi post partum è una grave forma di depressione che colpisce lo 0,1% delle madri. Essa è caratterizzata da agitazione, insonnia, irritabilità, depressione o euforia, comportamento disorganizzato, deliri (riguardanti soprattutto il fatto che il proprio figlio sia malato o abbia poteri speciali) e allucinazioni, soprattutto visive e uditive. Tale patologia richiede il ricovero della donna poiché la sottopone ad un elevato rischio per la propria vita e per la vita del bambino. La psicosi post natale si sviluppa di solito nei primi giorni dopo il parto causando una pericolosa esplosione delle emozioni.

Ma quali sono le cause psichiche di depressione e psicosi post partum? Durante la gravidanza, il parto e il puerperio possono riattivarsi nel proprio inconscio le difficoltà avute nel rapporto con i propri genitori. La neomamma, disarmata dal pianto disperato del figlio, entra in risonanza con il dolore rimosso della propria bambina interiore, risvegliandolo.  Può quindi succedere quindi che la madre, attraverso il figlio, recuperi  inconsciamente ricordi riguardanti la propria infanzia e le esperienze di abbandono e mancato contenimento da parte della propria madre.

Il difetto o eccesso o l’inaffidabilità di cura da parte della propria madre comporta un mancato contenimento e l’attivazione da parte del bambino di difese psichiche primordiali quali la dissociazione e la frammentazione. E’ quindi come aver mandato giù un boccone senza masticarlo. Le intense emozioni vissute dal bambino non hanno incontrato la possibilità di essere contenute e rielaborate e per questo si sono distaccate dalla coscienza, costituendo un nucleo pronto ad esplodere quando una situazione attuale, come la propria maternità, crea un collegamento con il passato.

Altri fattori di rischio per lo sviluppo di tali difficoltà sono rappresentati da aspetti psicologici come la scarsa autostima o il perfezionismo; aspetti relazionali come problemi con il partner o con la propria famiglia; eventi traumatici che si possono verificare in concomitanza con la gravidanza o il parto come lutti o licenziamenti o cambiamenti radicali di vita.

La prevenzione rappresenta il migliore strumento per evitare notevoli difficoltà dal punto di vista psichico ed emotivo, attraverso la libera espressione dei propri dubbi e disagi, da condividere non solo con professionisti ma anche con le persone care, ed in particolar modo il proprio partner, ma anche iniziando a frequentare gruppi di neomamme che costituiscono una risorsa importante per poter condividere anche emozioni negative e sentirsi così meno sole. Centrale risulta quindi essere l’attenzione ai propri stati d’animo e la loro condivisione.