Il DROP-OUT: le resistenze del paziente - le reazioni del terapeuta

Pubblicato il 9 giugno, 2015  / Psicologia e dintorni
Il DROP-OUT: le resistenze del paziente - le reazioni del terapeuta

 

Ogni giorno le difficoltà della vita, i disagi personali, i momenti di particolare calo dell'umore o di stallo e tutte le situazioni che non permettono di vivere tranquillamente provocando dentro una “strana sensazione di inquietudine” spingono le persone a pensare di rivolgersi ad uno specialista: lo psicologo/psicoterapeuta.

Tale decisione matura spesso dopo molto tempo, non è facile chiedere aiuto, seppur ad un professionista con cui parlare dei propri problemi personali e alle volte lo si fa quando ormai non si hanno più risorse per “cavarsela” da soli.

Il contatto telefonico rappresenta un primo passo per superare le proprie resistenze e dà coraggio per poi a recarsi di persona dallo specialista. Vinta la difficoltà del primo contatto lo step successivo è quello di iniziare un percorso e sostenere la relazione terapeutica. Purtroppo però mettersi in gioco fino in fondo rappresenta uno scoglio ben più grande del precedente primo contatto, che spesso porta la persona a capire di non essere pronto e a decidere di non voler proprio iniziare abbandonando dopo la prima seduta di conoscenza o di non voler continuare il percorso terapeutico.

L’esperienza del drop out è, infatti, un fenomeno che accade a tutti gli psicologi e psicoterapeuti a prescindere dal tipo di orientamento o dalla loro esperienza. Il termine “drop out” (che in inglese significa “ritirarsi”) si riferisce a quel fenomeno in cui un paziente interrompe di sua spontanea volontà e quasi sempre in modo prematuro il percorso psicoterapeutico intrapreso alle volte avvisando il professionista ma nella maggior parte dei casi senza alcuna comunicazione in merito. Tale fenomeno provoca nel terapeuta sentimenti diversi uno in particolare è la frustrazione dovuta:

- al non essere avvertito nei casi in cui il paziente “sparisce e basta” anche dopo la prima seduta di conoscenza,

- al non essere riuscito a dare un avvio vero e proprio alla terapia quando il drop out si verifica dopo le prime sedute di valutazione, per cui il terapeuta pensa di aver posto le basi per una terapia ma il paziente non si presenta più in seduta

- al dover terminare “forzatamente” un percorso avviato che però per diversi motivi il paziente non riesce più a sostenere lasciando così un sospeso. In effetti la terapia provoca dei cambiamenti nell'equilibrio omeostatico della vita della persona a cui egli stesso può non essere preparato, tale “scombussolamento” spesso non viene vissuto nel giusto modo e si preferisce abbandonare il campo piuttosto che affrontare anche tali argomenti in seduta. Altre volte il paziente non riesce più a sostenere il peso economico delle sedute.

Naturalmente il fenomeno del drop out è piuttosto complesso e non si può ridurre solo ad alcune delle tante variabili; sicuramente un fattore fondamentale per una buona alleanza terapeutica è la motivazione del paziente.

Non si devono sottovalutare anche i possibili errori che lo stesso terapeuta può commettere in seduta come: il non essere entrato in empatia con il paziente o il non essere stato scaltro nel vedere segnali di difficoltà nella terapia che scoraggiano il paziente e lo portano a lasciare piuttosto che continuare. L'alleanza terapeutica è fondamentale per stabilire le basi di una buona relazione terapeutica e scongiurare il rischio del drop-out in quanto è una relazione unica che si muove su una dimensione di tipo professionale poiché è centrata sul raggiungimento di obiettivi concordati e ridefiniti nel tempo ma al contempo resta una relazione umana, centrata su affetti ed emozioni; e che di ricordi, affetti, emozioni e relazioni tratta.