La traslazione come evento principale nella relazione tra terapeuta e paziente

Pubblicato il 13 marzo, 2017  / Psicologia e dintorni
La traslazione come evento principale nella relazione tra terapeuta e paziente

L'evento principale dell'analisi consiste nella relazione tra terapeuta e paziente.

Benché ciascun orientamento psicoterapico abbia un proprio punto di vista, in genere, la traslazione, o transfert, indica un processo inconscio in cui l’individuo tende a spostare schemi di pensieri, sentimenti ed emozioni da una passata relazione significativa ad una persona coinvolta in una relazione interpersonale attuale.

L'analisi viene dunque condizionata dagli interscambi precoci tra madre e bambino. Su di essi si baseranno tutte le relazioni successive.

Freud fu il primo a rendersi conto dell’importanza del transfert, lo considerava infatti l’alfa e l’omega della psicoanalisi. Tale fenomeno rappresenta il tentativo del paziente di creare un rapporto psicologico con l'analista. Infatti Freud vedeva che il paziente trasferiva sul terapeuta gli affetti e le modalità comportamentali legati soprattutto alle figure parentali.

Per lo psicoanalista viennese, il terapeuta diventa lo schermo dove il paziente, inconsciamente, proietta le immagini che ha dentro. Va da sé che il transfert può essere positivo o negativo a seconda della qualità del sentimento che il paziente tiene dentro di sé rispetto all’immagine che in quel momento viene proiettata sull'analista.

Jung, invece, si occupa in maniera approfondita del transfert nel suo trattato La psicologia della traslazione. Secondo lo psichiatra svizzero tale fenomeno non può essere affrontato solo con la ragione, l’intelletto e la volontà, ma con uno strumento in grado di accedere alla psicologia dell’inconscio, l'alchimia. Con le loro raffigurazioni antichissime gli alchimisti hanno raggiunto e costruito, in forma inconscia, la traslazione psicologica.

La “coniunctio” alchemica, base di ogni combinazione chimica degli elementi naturali, corrisponde alla traslazione del processo psicoterapeutico e di ogni relazione umana: entrambi i fenomeni si basano sull'affinità (affinità di corpi, affinità di psiche). La traslazione, infatti, è una proiezione di contenuti inconsci su colui che analizza l’inconscio, ossia, l'analista, che assume su di sé il contenuto psichico del paziente che preme dall’inconscio e costella il proprio materiale inconscio corrispondente, per induzione e per contagio.

Inoltre, il concetto di transfert può provocare sia separazione che connessione. L’esperienza insegna che nella traslazione una certa connessione, un certo rapporto, non viene meno neppure con il dissolversi della proiezione. Dietro tale rapporto si cela infatti un fattore istintivo estremamente importante: la libido parentale (Jung, 1946, p. 241), istinto che, secondo Jung, sta dietro il fenomeno dell’incesto.

Essa esige la connessione, il rapporto umano, in quanto determina una congiunzione tra anime. Proprio nell’esigenza inconscia di una relazione umana che nutre l’anima sta il nocciolo del fenomeno della traslazione, perché il rapporto con il Sé è al tempo stesso il rapporto con gli individui, e nessuno può avere un rapporto con il prossimo se prima non ce l’ha con sé stesso (ibidem). Una brusca rottura della traslazione, invece, può essere pericolosa in quanto pone il paziente in una situazione insostenibile, ovvero, la mancanza di relazioni. Senza di esse il paziente, come qualunque essere umano, si sente precipitare nel vuoto. Solamente l'integrità dell'analista e della situazione analitica possono evitare tutto ciò.

In genere, le proiezioni servono a mantenere l'equilibrio psichico dell'individuo, in quanto, attraverso di esse, egli organizza e struttura la propria esperienza vitale. Se il transfert rimane proiezione, il rapporto che esso genera mostra una tendenza alla concretizzazione regressiva, cioè al ristabilimento atavico del primitivo ordinamento sociale (Jung, 1946, p. 241).

Se la proiezione viene meno, il rapporto, negativo (odio) o positivo (amore), generato dalla traslazione può istantaneamente crollare senza lasciare dietro di sé, in apparenza, altro che la cortesia di una conoscenza professionale (Jung, 1946, p. 241). Il transfert erotico è solo uno delle possibili forme di traslazione. Quando però il transfert ha un contenuto di questo tipo, esso in genere non va confuso con l’amore.

Nella traslazione vengono proiettati molti contenuti, molti di natura emotiva o sessuale, ma vengono innanzitutto proiettate tutte le possibili fantasie infantili. Queste devono essere caratterizzate, ossia dissolte in maniera riduttiva: a questa fase è stato dato il nome di dissolvimento della traslazione (Jung, 1917/1943, p. 64). Nel corso della cura il paziente trasferisce l’immagine paterna (o materna) sull’analista e ciò fa di lui l’equivalente dell’uomo (o della donna) che non può raggiungere (Jung, 1917/1943, p. 129).

Quindi, nel transfert l’analista accetta di assumere il ruolo del genitore ideale, in quanto è consapevole del continuo interscambio affettivo con il paziente. Dal canto suo, il paziente si rende conto di proiettare l’imago paterna (o materna) sul terapeuta e capisce anche quali sono le fantasie incestuose a esse collegate (Jung, 1936/1954, p. 63). Nonostante ciò, l’esperienza dimostra che le proiezioni non sono mai coscienti, esse si trovano già fatte e solamente dopo vengono riconosciute. Infatti, una volta proiettate, le imago parentali non vengono ritirate fino a quando non emerge il Sé.

Oggi è incontestabilmente provato che il legame analista-paziente è causato dall’esistenza di fantasie inconsce di carattere fondamentalmente “incestuoso”. Ciò sembra spiegare a sufficienza il fatto che queste fantasie rimangano inconsce (Jung, 1929, p. 71). La traslazione di queste fantasie sul terapeuta costringe quest’ultimo a penetrare nell’intimità familiare (Jung, 1946, p. 226).

Liberare le immagini dei genitori dallo stato di proiezione e ritirarle dal mondo esterno è possibile, ma esse conservano ciò nonostante, come tutte le acquisizioni della prima infanzia, la loro primitiva freschezza. Una volta ritirata la proiezione, esse ricadono nella psiche individuale da cui hanno perlopiù preso origine (Jung, 1945, p. 107). Il ritiro della proiezione può e deve avvenire per gradi. L’integrazione dei contenuti che si erano scissi nelle immagini dei genitori ha sull’inconscio un effetto attivante, essendo tali immagini cariche di quell’energia che possedevano originariamente già nell’infanzia, e grazie alla quale hanno continuato ad avere efficacia determinante nell’età adulta (Jung, 1929, p. 111).

Paziente e analista proiettano reciprocamente. Il terapeuta è dentro il trattamento come lo è il paziente. Il transfert del paziente stimola l'inconscio rimosso dell'analista, che viene proiettato sul paziente, interferendo nella conduzione del processo analitico (Fordham &al., 2003, p. 167).

Con l’insorgere della traslazione la struttura psichica del terapeuta si altera senza che egli stesso se ne renda conto. Egli viene contagiato e, proprio come il paziente, fa molta fatica a differenziarsi da ciò che lo possiede. Ne deriva per l’uno e per l’altro un confronto diretto con le tenebre che celano l’elemento demonico (Jung, 1946, p. 193).

Tutte le proiezioni causano controproiezioni quando la traslazione proietta un contenuto che è inconscio all’analista stesso, ma tuttavia presente in lui. L'analisi della controtraslazione, o controtransfert, consiste nell'esplorazione dei sentimenti del terapeuta nei confronti del paziente. L'analista deve chiedersi se queste reazioni derivano dal proprio inconscio o dai propri conflitti irrisolti.

Egli deve stare attento a non trarre godimento e illusioni dai sentimenti che vengono indirizzati verso di lui. La controtraslazione non va, quindi, eliminata ma cercata e letta, per cercare di capire cosa succede tra lui e il paziente. I sentimenti dell'analista devono adattarsi ai bisogni del paziente. La controtraslazione è quindi opportuna e significativa o d’ostacolo, come il transfert del paziente, nella misura in cui mira a stabilire quel rapporto migliore che è indispensabile ai fini della realizzazione di determinati contenuti inconsci (Jung, 1916/1948, p. 292).

Le proiezioni del terapeuta sono le più importanti, in quanto da esse dipende in maggior misura la possibilità dello svolgimento analitico. L'analista, infatti, non dovrebbe prendere in analisi quei pazienti che gli sono poco significativi, ovvero che non consentono reciproche proiezioni. Fino a quando i contenuti della traslazione e della controtraslazione, permangono inconsci, creano rapporti abnormi e insostenibili che mirano alla loro propria distruzione (Jung, 1916/1948, p. 292).

Ad ogni modo, i sentimenti di amore e di odio del terapeuta nei confronti del paziente, rappresentano un ottimo indicatore della terapia.

La traslazione è un fenomeno che non può essere preteso. Secondo Jung, la maggior parte delle procedure terapeutiche non richiedono alcuna analisi della traslazione. Se l'analista riesce a preservare la naturalezza e la semplicità dei colloqui, senza trascurare la relazione reale e le illusioni che la accompagnano, allora il transfert rappresenta lo strumento ideale per investigare la situazione attuale (Fordham & al., 2003, p. 161).

Infatti, se tale fenomeno ha un decorso benigno, si è coinvolti meno personalmente. Inoltre, secondo lo psichiatra svizzero, se la traslazione viene gestita male può diventare una complicazione. Se il paziente non vuole riconoscerlo o se l’analista non afferra o fraintende questo fenomeno, subentrano violente resistenze che mirano a rendere impossibile il loro rapporto.

Per evitare ciò, tutti i contenuti traslati, ossia proiettati, devono essere restituiti al paziente con il loro valore originario (Jung, 1916/1948, p. 288). Quindi, ciò che il paziente trasferisce sul terapeuta deve essere interpretato e chiarito. L'analista è così costretto a sottoporre ad analisi interpretativa i frammenti di fantasia che l’altro gli porta. I primi e più importanti prodotti di questo tipo sono i “sogni” (Jung, 1929, p. 72). L’analisi della traslazione è perciò indispensabile, perché i contenuti proiettati devono essere integrati al soggetto, per potergli consentire di conquistare la prospettiva necessaria a una libera scelta (Jung, 1946, p. 241). Dopo che le proiezioni vengono riconosciute, la traslazione cessa.

La traslazione può e deve essere vista come uno dei fenomeni o come uno dei fattori terapeutici più importanti del processo di individuazione. Essa deve essere interpretata minuziosamente per consentire all'Ombra di emergere. Però, fare i conti con l'inconscio comporta un processo o, a seconda dei casi, anche una sofferenza o un lavoro, cui è stato dato il nome di funzione trascendente (Jung, 1917/1943, p. 81).

In analisi, un analista preparato riuscirà a fornire al paziente tale funzione, facendogli così raggiungere un nuovo atteggiamento, aiutandolo a comporre conscio e inconscio. Proprio per questo motivo, il terapeuta è indispensabile per il paziente. Infatti, attraverso il transfert il paziente si aggrappa a chi sembra promettergli un rinnovamento del suo atteggiamento (Jung, 1957/1958, p. 88), in questo caso il terapeuta. Il paziente cercherà così di raggiungere la funzione trascendente per ottenere la tanto attesa trasformazione.


Bibliografia

  • Fordham, M., Gordon, R., Hubback, J. & Lambert, K. (2003). La tecnica nell'analisi junghiana. Roma: Edizioni Magi
  • Jung, C.G. (1916/1948). Considerazioni generali sulla psicologia del sogno, in Opere vol. VIII: La dinamica dell’inconscio. Torino: Bollati Boringhieri 1994
  • Jung, C.G. (1917/1943). Psicologia dell’inconscio, in Opere vol. VII: Due testi di psicologia analitica. Torino: Bollati Boringhieri 1993
  • Jung, C.G. (1929). Problemi della psicologia moderna, in Opere vol. XVI: Pratica della psicoterapia. Torino: Bollati Boringhieri 1993
  • Jung, C.G. (1936/1954). Sull’archetipo, con particolare riguardo al concetto di Anima, in Opere vol. IX/1: Gli archetipi e l’inconscio collettivo. Torino: Bollati Boringhieri 1997
  • Jung, C.G. (1945). La psicoterapia oggi, in Opere vol. XVI: Pratica della psicoterapia. Torino: Bollati Boringhieri 1993
  • Jung, C.G. (1946). La psicologia della traslazione illustrata con l’ausilio di una serie di immagini alchemiche, in Opere vol. XVI: Pratica della psicoterapia. Torino: Bollati Boringhieri 1993
  • Jung, C.G. (1957/1958). La funzione trascendente, in Opere vol. VIII: La dinamica dell’inconscio. Torino: Bollati Boringhieri 1994


Sitografia

  • www.psicologiatorino.it/contributi/articoli/46-teorie-psicologiche/42-cgjung-la-psicologia-della-traslazione
  • www.rivistapsicologianalitica.it/v2/PDF/1-1-1970-Transfert/I-1-1970_cap5.pdf