Attacchi di panico: l'efficacia della psicoterapia cognitivo-comportamentale

Pubblicato il 9 febbraio, 2016  / Ansia e Depressione
Attacchi di panico: l'efficacia della psicoterapia cognitivo-comportamentale

Il Disturbo di panico (PD) è caratterizzato dalla presenza improvvisa di intensi attacchi d'ansia, accompagnati da sgradevoli sintomi fisici. I soggetti con Disturbo di panico vivono con la costante paura di avere un nuovo attacco di panico e il più delle volte evitano situazioni o eventi in cui, in precedenza, hanno avuto attacchi di panico. Il PD comporta, nei soggetti che lo sperimentano, un peggioramento della qualità della vita e un ridotto funzionamento psicosociale.

Molti studi confermano l'efficacia della terapia farmacologica (Gold et al., 1995; Pollack, 2005) ma spesso i pazienti sottoposti a un trattamento farmacologico mostrano, a distanza di anni, nuovamente i sintomi e gli aspetti tipici (evitamento e agorafobia) del PD con nuovi attacchi di panico.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale (TCC) è un approccio terapeutico con un'ottima risposta a breve, medio e lungo termine nel trattamento del PD (Gold et al., 1995; Lydiard et al., 1996; Mitte, 2005; Furukawa et al., 2006). Diversi studi (Otto et al., 1995; Telch et al., 1995; Tsao et al., 2002) mostrano che un ciclo breve di sedute (10-12 sedute) di psicoterapia cognitivo-comportamentale ha maggiore efficacia di una farmacoterapia nel trattamento del disturbo di panico.

Ma come funziona la terapia cognitivo comportamentale?

Innanzitutto la terapia si basa su un modello cognitivo-comportamentale per cui gli attacchi di panico derivano da interpretazioni erronee e catastrofiche delle proprie sensazioni corporee: vertigini, tachicardia o mal di testa sono spesso intepretati come un infarto o un ictus. Tali interpretazioni, intensificando le sensazioni corporee, confermano un senso di imminente pericolo generando così maggiore ansia e rendendo i pensieri ancor più catastrofici.

Così i soggetti con attacchi di panico assumono dei comportamenti condizionati dalla paura di aver un nuovo attacco, evitando condizioni in cui i sintomi psicosomatici possono aumentare (ad es. esercizi fisici) e evitando i luoghi associati a precedenti attacchi di panico.

L'obiettivo della psicoterapia cognitivo-comportamentale sarà proprio quello di correggere tali intepretazioni catastrofiche attraverso alcuni approcci e tecniche specifiche. Il primo passo sarà quello di una psicoeducazione al PD, con un razionale sul trattamento, fornendo una migliore comprensione sul modello cognitivo del panico, chiarendo il ruolo dei pensieri e degli evitamenti che sono alla base del mantenimento dell'ansia e della paura e fornendo una spiegazione scientifica su quello che accade nella nostra testa nel momento in cui si verifica un attacco di panico.

Successivamente, insieme al paziente, si individueranno i pensieri catastrofici che innescano e mantengono il PD, per poi ristrutturarli cognitivamente valutando oggettivamente i pensieri del paziente. Infine, gradualmente verranno affrontati gli evitamenti del paziente. Si partirà da quelle più semplici fino ad arrivare a quelle più minacciosi. L'obiettivo sarà quello di aumentare la consapevolezza del paziente aiutandolo a comprendere che gli attacchi di panico, per quanto terrificanti, non costituiscono un pericolo per la sua incolumità.

In conclusione, possiamo affermare che la psicoterapia cognitivo-comportamentale è un trattamento efficace per molti soggetti, sia come terapia di prima linea (Otto et al., 2005) sia per pazienti che non rispondono al trattamento farmacologico (Heldt et al., 2003; Craske et al., 2006; Powers et al., 2006).

Bibliografia

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