Mi manca il fiato!

Fame d'aria e paura di soffocare sono provocati dall'ansia e dal modo errato con cui respiriamo

Pubblicato il 16 gennaio, 2019  / Ansia e Depressione
Mi manca il fiato!

La paura di soffocare può sembrare un problema originale in realtà è più diffuso di quanto si pensi. Si può temere di perdere il fiato per vari motivi:

  1. Si ha la sensazione di mancanza d’aria e di apnea, si cerca di fare grandi respiri ma più se cerca di prendere fiato più sembra di non averne (e dopo vedremo perché)
  2. Paura di strozzare per qualcosa che si è ingerito e che va di traverso
  3. Paura di essere allergici a qualcosa e di avere uno shock anafilattico

La fobia può originare da una esperienza traumatica vissuta, ad esempio dopo aver visto qualcuno sentirsi male per mancanza d’aria, dopo essere svenuti, dopo aver rischiato di annegare, o di strozzare col cibo, la persona rimane scossa da questi episodi e comincia ad aver paura che risuccedano. Oppure molto frequentemente non è necessario un evento scatenante ma piano piano la fobia si insinua nel pensiero, apparentemente senza ragione.

Le sensazioni sono spaventose: fame d’aria, un peso sul petto, un nodo in gola, non riesco a respirare, vado in iperventilazione, giramento di testa, vertigini, sensazione di svenire, tachicardia, caldo improvviso, paura di sentirsi male, di svenire e di poter così morire.

I sintomi fanno pensare ad una malattia fisica, un problema respiratorio, asma, allergia a qualcosa, o shock anafilattico, niente fa pensare che tutto questo possa essere causato dall’ansia perché i sintomi sono fisici. Spesso vengono fatti tutta una serie di esami medici che solitamente danno esito negativo perché in realtà ciò che causa il malessere è il cortocircuito del panico.

Per farvi capire ancora meglio vi racconto la storia di Marco.

Un ragazzo sui 25 anni viene da me e mi racconta di soffrire esattamente per gli stessi attacchi di “mancanza d’aria” che ho descritto prima. Mi racconta che gli possono venire in qualsiasi momento soprattutto quando c’è un attimo di calma, quando c’è meno lavoro in negozio, quando è a letto prima di dormire, quando sta facendo una passeggiata, paradossalmente in momenti in cui è calmo, oppure quando ad esempio fa le scale e comincia ad avere un po’ di fiatone. Gli sembra che gli manchi un po’ il fiato e allora comincia a inspirare più intensamente e a fare lunghi respiri, ma questo non risolve ed anzi si trova col fiatone e con una grande paura di svenire. Gli spiego che in realtà quello che sta sperimentando è accentuato e peggiorato proprio da quello che cerca di fare per risolverlo.

La maggior parte delle persone infatti quando hanno il fiato corto, cosa fanno?

Cercano di prendere più aria possibile e gonfiano il petto, ma quello che non tutti sanno è che in realtà dovrebbero prima svuotare i polmoni del tutto per far posto all’aria nuova. In pratica quello che succede è che si inspira troppo a lungo e troppo velocemente senza espirare altrettanto a fondo. In questo modo si ha un cortocircuito respiratorio, si ha come un tappo formato dalla vecchia aria che non permette alla nuova aria di passare e di rifornirci di ossigeno, si va in iperventilazione. Per questo si avranno giramenti di testa fino allo svenimento, perché non arriva sufficiente ossigeno al cervello.

Il paradosso è che si cerca di respirare di più e in realtà non si respira affatto.

Rassicuro Marco che esiste un protocollo studiato ad hoc per il suo disturbo e che se mi seguirà lo risolveremo molto rapidamente. Dovremo rieducare il respiro.

Per questo è necessario l’esercizio delle candeline: soffia tutto il fiato che hai per 5 volte allo scoccare di ogni ora del giorno, come se dovessi spegnere le candeline del tuo prossimo compleanno tutte in una sola volta.

Questo esercizio se eseguito con costanza aiuta a respirare correttamente usando il diaframma, gonfiando e sgonfiando la pancia.

Dopo averlo provato Marco ha un effetto immediato di rilassamento ed ha finalmente la sensazione di respirare a pieni polmoni.

Inoltre utilizzo il protocollo della Peggiore Fantasia, la tecnica per eccellenza per i disturbi fobici (per approfondimenti leggi gli altri articoli).

Dopo alcune sedute Marco riesce a sconfiggere il circolo vizioso dell’iperventilazione e del panico, impara a calmare il respiro da solo con la respirazione giusta e a paradossare la paura con la tecnica della Peggiore Fantasia (vedi articolo sugli attacchi di panico).

Per le altre varianti del disturbo: timore di strozzare per qualcosa che si è ingerito o di essere allergici a qualcosa, si utilizza sempre il protocollo della Peggiore Fantasia per sconfiggere la paura e il panico. Inoltre si guida la persona ad avvicinarsi gradatamente ai cibi che spesso evita come ad esempio i cibi solidi o quelli che potrebbero dare allergia. In questo modo per piccoli passi le persone sentono che non c’è pericolo e che possono cominciare a mangiare nuovamente questo tipo di cibi (vedi anche l’articolo sulle Fobie).

(Nel presente articolo spiego in modo sintetico e semplificato l’intervento su questo tipo di problema, la terapia in studio è certamente breve e mirata, ma segue l’originalità del singolo caso e viene adattata ad esso.)

Per approfondimenti:

  • La terapia degli attacchi di panico. Giorgio Nardone (2016) Milano: Ponte alle Grazie.
  • Non c’è notte che non veda il giorno. Giorgio Nardone (2003). Milano: Ponte alle Grazie.
  • Oltre i limiti della paura. Giorgio Nardone (2000). Milano: Ponte alle Grazie.
  • Paura, panico, fobie. Giorgio Nardone (1993). Milano: Ponte alle Grazie.