Due mamme o due papà: cosa dicono gli studi sulle famiglie arcobaleno?

Le famiglie composte da coppie gay o lesbiche che crescono dei bambini sono una realtà nuova

Pubblicato il 5 ottobre, 2020  / Psicologia e dintorni
famiglia arcobaleno

Il tema dell’omogenitorialità è oggetto di numerose controversie ideologiche, politiche e scientifiche. Per famiglia arcobaleno si intende una famiglia composta da coppie dello stesso sesso che hanno dei figli. A volte si tratta di uomini o donne che sono diventati padri e madri da una precedente relazione eterosessuale, prima di scoprire di avere un altro orientamento sessuale. Possono essere coppie omosessuali che, desiderando un figlio, ricorrono alla fecondazione assistita all’estero o all’adozione. Fanno parte delle famiglie arcobaleno anche genitori single omosessuali che, per ragioni diverse, riescono ad avere un bambino diventando successivamente genitori single.

Tali famiglie esistono da sempre, ma solo negli ultimi decenni queste realtà sono state osservate e studiate all’interno del contesto sociale, nonostante ad oggi persista una mancanza di riconoscimento e un’attenzione inadeguata a riguardo, fattori che portano a una diffusa ignoranza in merito alla loro struttura e alle loro caratteristiche.

Negli USA i bambini che stanno crescendo con dei genitori omosessuali rappresenterebbero l’1-5% della totalità dei minorenni (Weber, 2010): si tratterebbe di circa 2 milioni di bambini. In Italia, secondo un’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità, sarebbero circa 100 mila i bambini che crescono in famiglie arcobaleno.

Tali famiglie non godono di una regolamentazione giuridica che le tuteli (Beppato e Scarano, 2010; Lingiardi, 2012). Spesso si assiste a una vera e propria negazione dei diritti relazionali, giuridici e quotidiani: in caso di separazione o morte di un cogenitore i figli non sono tutelati e in più gli intoppi nella vita di tutti i giorni sono numerosi. Queste dinamiche potrebbero essere la manifestazione della cosiddetta omofobia istituzionalizzata, che sfocia in una mancata tutela delle relazioni affettive primarie, per cui i figli si troverebbero coinvolti nello stigma dell’omosessualità dei loro genitori. Le famiglie omogenitoriali si ritrovano ad affrontare quotidianamente molte sfide: ottenere il supporto delle famiglie di origine, affermare la legittimità e dell’idoneità della loro realtà, affrontare i giudizi della società.

Altro concetto da menzionare è la naturalizzazione: l’omogenitorialità viene spesso considerata inammissibile sulla base del presupposto della naturalità della generatività per la quale l’omosessualità sarebbe una condizione non naturale e quindi non adatta alla condizione di genitore. La naturalizzazione è un paradigma consolidato all’interno della società e potrebbe risultare in una difficoltà dei figli di coppie omogenitorali nel costruire delle radici relazionali e maturare un senso di appartenenza.

Negli ultimi 40 anni la ricerca ha chiaramente dimostrato che le famiglie omogenitoriali sono adatte a fare vivere ai bambini delle esperienze di “essere figli” analoghe a quelle che sperimentano i bambini in altri tipi di famiglie, in quanto è la qualità della genitorialità, e non la generatività, la condizione necessaria per uno sviluppo psicosociale appropriato.

Le istituzioni più rilevanti, come l’Associazione Italiana di Psicologia, si esprimono a favore dell’omogenitorialità e invitano i responsabili delle istituzioni politiche, sociali e religiose a tenere in considerazione i risultati che la ricerca scientifica ha prodotto in merito.

I numerosi studi disponibili sul tema dell’omogenitorialità sono incentrati principalmente sull’influenza dei genitori sui figli, e in particolare sul condizionamento della loro identità sessuale, sul loro sviluppo psicologico e su eventuali problematiche nelle relazioni sociali. Data la delicatezza del tema della salute mentale infantile, queste variabili significative sono state analizzate a fondo in tantissime indagini: il risultato è sempre l’assenza di differenze rilevanti nei bambini dei figli di genitori omosessuali rispetto a quelli di genitori eterosessuali, come confermato dall’American Academy of Pediatrics.

Il benessere psicosociale dei bambini delle famiglie arcobaleno, secondo un’ampissima revisione sistematica che ha incluso studi dal 1990 al 2010, è identico a quello dei bambini cresciuti nelle famiglie tradizionali.

Uno degli studi più rilevanti è quello di Kurdek del 2004, che ha dimostrato come, in generale le coppie omosessuali non differiscono dalle eterosessuali, e in molti dei casi confrontati le coppie omosessuali funzionano meglio. Gli unici due punti che risultano più deboli nelle coppie omosessuali sono la frequenza di separazione più alta e la percezione alterata del rapporto sociale da parte della famiglia di origine, entrambi fattori influenzati in qualche modo dalla pressione sociale. Le più grandi differenze osservate sono relative al genere e non all’orientamento sessuale: tutte le donne, da madri, hanno un atteggiamento più positivo nelle dinamiche familiari e sono più soddisfatte nell’intimità. Inoltre, in uno studio più recente è stato documentato che le madri lesbiche interagiscono con i loro figli con una comunicazione estremamente efficace, collaborativa, funzionale e amorevole (Bastianoni, Baiamonte, Le famiglie omogenitoriali in Italia, Junior, 2015). Tanti altri studi dimostrano come le coppie lesbiche dimostrano un livello altissimo di impegno, sincronicità e intesa nelle funzioni genitoriali (Bottino e Danna 2005, Cavina e Danna 2009, Guerzoni 2016).

Un interessante studio prospettico, il National Longitudinal Lesbian Familiy Study 9, condotto su famiglie con madri lesbiche per diversi anni, con dei follow-up fino all’adolescenza dei figli, ha evidenziato come l’adattamento dei bambini dipenda dal funzionamento familiare, indipendentemente dall’identità sessuale dei genitori. Questi ragazzi avevano delle vite ricche, soddisfacenti e “normali”, anche se spesso venivano attaccati da atteggiamenti omofobici.

Altri studi, molti dei quali oggetto di critiche, sostengono che i figli di coppie omosessuali avrebbero una tendenza maggiore a sviluppare un desiderio omoerotico e a non aderire ai tradizionali ruoli di genere nelle attività ricreative, nei modi di fare o nell’abbigliamento. Ciò viene relazionato con una maggiore apertura mentale nel loro sviluppo psicosessuale.

I padri e le madri omosessuali si trovano sottoposti a una pressione sociale, sia velata sia esplicita, che li porta a sentirsi in dovere di dimostrarsi “normali”. Nonostante non siano il genere, l’orientamento o la relazione sanguigna a determinare le capacità genitoriali, si sente spesso ancora nell’aria la necessità di dimostrare l’adeguatezza delle famiglie omogenitoriali in una società che, spesso, sembra non essere disegnata per loro, sotto un profilo legislativo e culturale.

Tutte queste dinamiche sono certamente in evoluzione, di pari passo con i cambiamenti giuridici e sociali, e, peraltro, le prove scientifiche offrono supporto a favore di tali famiglie.

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