Come usare le emozioni a proprio vantaggio con se stessi, nelle relazioni e nel lavoro

Scopriamo l'importanza dell'intelligenza emotiva

Pubblicato il 1 ottobre, 2020  / Psicologia e dintorni
intelligenza emotiva
L'intelligenza emotiva è la capacità di riconoscere e gestire le emozioni

Le emozioni sono dei processi interiori momentanei che si associano a modificazioni psicologiche e si accompagnano a esperienze soggettive uniche. Felicità, tristezza, sorpresa, paura, rabbia, disgusto, si manifestano come onde travolgenti nelle nostre vite e influenzano le nostre decisioni e il nostro stato mentale.

Essere coscienti delle proprie emozioni è uno strumento prezioso che ci permette di conoscere noi stessi, così come di sviluppare empatia e maturare relazioni equilibrate nell’ambiente esterno.

Possiamo quindi considerare tale capacità come una forma di intelligenza grazie alla quale accettiamo le emozioni, le riconosciamo e le utilizziamo per migliorarci. Dagli anni ’90 sorgono diversi modelli teoretici sul costrutto di intelligenza emotiva, molti dei quali si sono rivelati rivoluzionari in quanto hanno fatto sì che si riconsiderasse la credenza che le capacità umane di valore siano strettamente legate al quoziente intellettivo.

Secondo la definizione di Salovev l’intelligenza emotiva è ciò che coinvolge l’abilità di capire, percepire, valutare, regolare ed esprimere un’emozione e di accedere ai sentimenti o crearli per facilitare i pensieri, al fine di promuovere la crescita emotiva e intellettuale e raggiungere degli obiettivi.

Il modello di Goleman, autore del prezioso manuale teorico e pratico “Intelligenza Emotiva”, ci insegna che l’autoconsapevolezza, cioè la capacità di riconoscere un sentimento proprio quando si presenta, è la prima qualità chiave dell’intelligenza emotiva; la seconda è la capacità di auto-controllo, che si può esercitare con la meditazione e altri esercizi. Entrambe sorgono dalla connessione tra il cervello razionale e il cervello emotivo. La capacità di gestione del sé ci permette di mobilitare le emozioni positive per proiettarci verso un obiettivo, creando in noi la motivazione, che è il tratto che accomuna tutti i leader efficaci.

Sono illustrati diversi metodi per migliorare l’intelligenza emotiva. Uno è il rispecchiare il linguaggio del corpo di chi abbiamo davanti: questo ci connette con la persona che abbiamo di fronte, facendo crescere in noi empatia e abilità sociale, e ci rende auto-consapevoli. Un altro esercizio è cercare di essere sempre ottimisti e propositivi, per sviluppare resilienza ed avere fiducia nel fatto che qualsiasi risultato finale deriva dalle proprie azioni, per cui si avrà successo modificando il proprio atteggiamento. Secondo Goleman “Le persone competenti sul piano emozionale si trovano avvantaggiate in tutti i campi della vita e avranno successo.”

Nel modello di Bar-On si parla di un congiunto multifattoriale, articolato in competenze emotive, personali e sociali, che si intrecciano tra loro nella vita quotidiana e che si vedono minacciate dal conflitto tra intelligenza razionale ed emotiva.

È interessante il ruolo che giocano le emozioni nei nostri processi di apprendimento. Infatti, attraverso situazioni coinvolgenti emotivamente, tali processi si rivelano più facili e funzionali.

Nella pianificazione e nella consolidazione di un percorso di apprendimento, dunque, il fattore emozionale risulta fondamentale. Uno studio svolto dagli psicologi dello Yale Center for Emotional Intelligence ha dimostrato come l’ambiente scolastico influisca sulla capacità creativa degli studenti. Gli atti creativi sono corredati da forti emozioni, come entusiasmo, ansia e gioia. È stato valutato nei ragazzi il livello di intelligenza emotiva nella manifestazione del coraggio di esprimersi tramite dei compiti creativi che sono stati loro assegnati. Molti avevano paura del giudizio altrui, cosa che creava un blocco della creatività. Altri preferivano essere competenti piuttosto che originali, senza uscire dalla loro zona di confort. Altri ancora si entusiasmavano del fatto di essere unici e di potere mostrare la propria identità.

Gli studenti più coraggiosi di mostrare le proprie creazioni, quindi più “intelligenti” emotivamente, erano quelli che frequentavano degli ambienti scolastici basati sul rispetto della diversità, sulla motivazione e sulla possibilità di esprimere le proprie opinioni. Ciò rende evidente che gli insegnanti hanno un ruolo sulla creatività degli studenti e dovrebbero aiutarli nel loro processo di espressione.

Allargando il concetto sul piano sociologico, potremmo considerare le applicazioni dell’intelligenza socio-emotiva in diversi campi, come la capacità di relazionarsi armonicamente con le altre persone o la performance sull’ambiente di lavoro. La consapevolezza è senza dubbio la base di questo meccanismo. Per aumentarla, a livello personale si può lavorare con tecniche di meditazione, di coscienza corporea, di scrittura, di training autogeno; a livello relazionale si può sviluppare con giochi di gruppo e percorsi di psicologia collettivi.

Da un punto di vista lavorativo, psicologia ed economia si integrano creando degli assunti che possono aiutarci a migliorare la nostra performance. Come? In primis, il singolo lavoratore che abbia consapevolezza delle proprie competenze personali e professionali ottimizza il suo contributo all’impresa. In secundis, attraverso il lavoro di team e una buona leadership possono essere migliorate le capacità a livello organizzativo. Infine, si può creare una cultura “aziendale” che faciliti l’integrazione delle decisioni con le azioni concrete di ogni unità organizzativa.

Questi sono i tre punti principali che apporterebbero all’ambiente di lavoro un contributo culturale e organizzativo. Per cui, a lavoro, l’integrazione di intelligenza emotiva e razionale può rappresentare un investimento in termini emotivi, il che apporta benefici rilevanti quali un aumento di consapevolezza nell’intera organizzazione, una maggiore coerenza tra strategie e azioni, e una maggiore concentrazione sugli obiettivi.