Gestione del conflitto relazionale: conflitto come eccezionale opportunità

Pubblicato il 28 aprile, 2020  / Psicologia e dintorni
conflitto relazione

Esistono svariati modi di intendere il conflitto. Le due tipologie generali sono: il conflitto intrapsichico e quello interpersonale. Il conflitto intrapsichico si esplicita all’interno della mente di ognuno quando desideri, sentimenti, bisogni si trovano in contrasto tra loro, ossia quando la soddisfazione di alcuni di essi provoca la frustrazione di altri. Il palcoscenico di questa battaglia è la nostra intimità. Secondo la teoria psicanalitica il conflitto intrapsichico può essere manifesto (quando a scontrarsi sono sentimenti di cui la persona è consapevole) oppure inconscio (quando le istanze in antitesi non sono immediatamente evidenti per il soggetto che le prova).

Il conflitto interpersonale, invece, si manifesta quando i propri bisogni, obiettivi e aspirazioni sono in contrasto con quelli di altre persone. In questo caso, lo scontro si esplicita all’interno della relazione tra una o più persone o gruppi sociali. Generalmente, quale che sia la tipologia di conflitto presa in considerazione, siamo portati a pensare che esso abbia un’accezione negativa e per questo motivo tendiamo spesso ad evitarlo, invece che affrontarlo in modo funzionale. Diversamente, il conflitto con se stessi o con gli altri, se gestito in modo costruttivo e non distruttivo, è un’opportunità esclusiva per comprenderci meglio, per osservare quelle parti di noi che non conosciamo, per migliorarci e per arricchire e strutturare la nostra personalità. Il conflitto ha, dunque, una portata evolutiva per sé e per i rapporti interpersonali. In questo senso, è possibile individuare addirittura gli effetti negativi della soppressione del conflitto. Infatti, evitandolo:

  • Si riduce la creatività individuale e di gruppo;

  • Si limita la libertà personale;

  • Si generano incomprensioni;

  • Si innalzano la frustrazione, l'insofferenza e la rabbia;

  • Si abbassano la qualità e la forza delle decisioni individuali e collettive con conseguente appiattimento intellettivo ed emotivo, scarso entusiasmo e insufficiente passione;

  • Si inibiscono l’intraprendenza, lo sviluppo e l’innovazione individuale e gruppale;

  • Si deteriorano i processi comunicativi e il benessere relazionale.

Se per gestire il conflitto intrapsichico, soprattutto quando esso crea disagio e sintomi significativi, è opportuno rivolgersi ad uno psicologo capace di risolvere la specificità della situazione individuale, rispetto ai conflitti interpersonali è possibile fornire delle linee guida utili per fronteggiare in modo efficace e costruttivo gli scontri all’interno delle relazioni.

Ecco alcuni suggerimenti per giungere ad un buon compromesso, ossia ad un accordo che soddisfi il più possibile gli interlocutori con il minimo costo personale:

  • Riconoscere la propria quota di responsabilità: essere onesti (con sé e con gli altri) su quanto “di nostro” ha causato il conflitto è il primo passo verso la sua risoluzione;

  • Metacomunicazione: quando il conflitto si fa troppo acceso e rischia di essere distruttivo, è utile andare oltre il contenuto dello scontro e spostare il focus sulle modalità comunicative disfunzionali - “stiamo urlando, proviamo a parlare con toni più tranquilli?”;

  • Ristrutturazione: rivedere le proprie opinioni integrando il proprio punto di vista con quello dell’altro - “penso tu abbia ragione sul punto 1 e 2 ma rispetto al punto 3 e 4 continuo a pensare che...”;

  • Prendersi il tempo: in situazioni coflittuali è necessario apprendere la capacità di aspettare il momento giusto per rispondere, imparando a gestire l’ansia e l’impazienza che ci poterebbero a reagire subito;

  • Essere consapevoli delle proprie emozioni ed esprimerle: durante i conflitti è essenziale saper entrare in contatto con i propri sentimenti in modo da non esserne travolti. Saperli esprimere è, poi, un ulteriore passo verso il dialogo efficace con l’altro;

  • Comunicare emozioni più che pensieri: è più facile essere ascoltati dicendo - “le tue parole mi feriscono”, piuttosto che dire - “quando mi dici così penso che tu sia un’idiota”;

  • Conoscere i bisogni che sono alla base della nostra rabbia: le emozioni hanno origine dai nostri bisogni. All’interno di un conflitto è essenziale capire quale bisogno è stato frustrato o è rimasto inappagato e saperlo comunicare all’altro in modo chiaro - “mi sono arrabbiata perché non mi sono sentita capita”;

  • Rispettare il tema del conflitto: durante una comunicazione conflittuale bisogna evitare di rimandare il problema ad una situazione precedente, ma cercare di rimanere quanto più possibile sul fatto concreto che nel qui ed ora ha generato lo scontro;

  • Evitare giudizi personali di ordine moralistico: etichettare o appellare l’altro in termini negativi, dispregiativi e svalutanti o, in generale, esprimere giudizi in merito alla persona è quanto di più distruttivo ed inefficace si possa fare all’interno di una situazione conflittuale;

  • Evitare richieste generiche: è più facile giungere ad una risoluzione dello scontro se gli antagonisti avanzano richieste precise e concrete;

  • Fare molte domande: formulare più domande che affermazioni aiuta a comprendere meglio la situazione ed il punto di vista dell’altro, dunque agevola la cooperazione e l’ascolto reciproco;

  • Essere consapevoli che la responsabilità dell’origine, dell’evoluzione e dell’esito del conflitto non è mai del singolo individuo ma sempre e solo della dinamica relazionale tra i soggetti coinvolti.