Cos’è la respirazione diaframmatica e perché funziona?

Pubblicato il   / Crescita Personale
respirazione diaframmatica


Che cos’è la respirazione diaframmatica?

La respirazione diaframmatica, detta anche respirazione addominale o profonda, è la modalità respiratoria fisiologicamente più corretta e naturale dell’essere umano. Quando respiriamo profondamente con l’addome, coinvolgiamo in modo attivo il diaframma, un muscolo a forma di cupola situato al centro del tronco, che separa la cavità toracica da quella addominale e che ha rapporti anatomici diretti con polmoni, cuore, fegato, stomaco, reni e sistema neurovegetativo.

Il suo movimento, quando è libero e spontaneo, genera un’espansione dell’addome durante l’inspirazione, segno che il respiro sta raggiungendo le zone polmonari più profonde, dove l’ossigenazione è massima ed energeticamente efficiente.

Questa modalità respiratoria ha una caratteristica unica: il diaframma è un muscolo ibrido, contemporaneamente volontario e involontario. Ciò significa che lavora in automatico quando non ce ne accorgiamo (anche durante il sonno), ma può essere anche attivato consapevolmente. Questo lo rende uno strumento privilegiato di regolazione psico-fisiologica, perché permette un accesso diretto a sistemi corporei che normalmente sfuggono al controllo volontario (come battito cardiaco, pressione arteriosa, tono emotivo e stato d’allerta).


Respirazione toracica e diaframmatica

Nella vita quotidiana, molte persone respirano prevalentemente con la parte alta del torace. In questa modalità, l’aria resta confinata nei segmenti polmonari superiori, la muscolatura intercostale lavora in modo predominante e l’inspirazione tende a essere rapida, corta e meccanicamente più faticosa. Questa respirazione, detta “toracica”, è tipica degli stati di simpaticotonia, ossia di predominanza del sistema nervoso simpatico, la modalità biologica deputata alla vigilanza, alla reazione, alla difesa e alla prontezza motoria.

Al contrario, nella respirazione diaframmatica, il torace rimane relativamente stabile, l’addome si espande in modo naturale con l’inspirazione e l’aria scende verso le basi polmonari, dove lo scambio ossigeno-anidride carbonica è più efficiente. L’espirazione, in questa modalità, non è spinta ma lasciata accadere: un rilascio tonico che segnala al sistema nervoso la possibilità di ridurre l’attivazione.

In questa modalità, il corpo torna in parasimpaticotonia, la modalità del recupero e della rigenerazione. È la respirazione spontanea dei neonati e dei bambini molto piccoli, che passano fisiologicamente dall’attività al riposo senza sforzo né tensione.

Non esiste una forma respiratoria “giusta” in assoluto: ogni pattern ha una funzione adattiva. La respirazione toracica alta mantiene attive le reti di difesa, come se l’organismo dovesse continuamente prepararsi a reagire. La respirazione diaframmatica, invece, è un segnale biologico di sicurezza: riporta il sistema verso la modalità di riparazione, integrazione e autoregolazione.


Respirazione, emozioni e regolazione biologica

La respirazione è una delle principali interfacce tra mondo interno e ambiente. Ogni emozione modifica immediatamente ritmo, ampiezza e qualità del respiro. Per esempio, la rabbia tende ad accelerarlo, la paura a sospenderlo, il panico a frammentarlo, mentre la sicurezza e il piacere lo rendono spontaneamente lento, profondo e morbido.

Questo avviene perché il respiro opera come porta d’ingresso privilegiata verso il sistema nervoso autonomo. Quando prevale la simpaticotonia, associata con stati di stress o emozioni difficili, compaiono tachicardia, vigilanza, riduzione della peristalsi e ipertono muscolare; quando riemerge la parasimpaticotonia, associata con rilassamento e emozioni positive, si osservano digestione più efficiente, rallentamento cardiaco, vasodilatazione periferica e senso di quiete diffusa.

Quando eventi stressanti, abitudini di controllo o vissuti traumatici interferiscono, il diaframma perde la sua naturale fluidità e il corpo trattiene. La gola può chiudersi per contenere il pianto, la mandibola si irrigidisce per trattenere aggressività o bisogno di vicinanza, il torace si solleva per proteggere vulnerabilità emotive. In questi casi il respiro non è “sbagliato”, ma è in modalità di “protezione”.

Recuperare la respirazione diaframmatica autentica e spontanea significa ripristinare la capacità originaria del sistema nervoso di passare dalla risposta di sopravvivenza allo stato di riposo e digestione. Non si tratta solo di calmarsi: si tratta di riattivare un meccanismo di autoregolazione biologica, fondato sulla percezione somatica della sicurezza.


Perché la respirazione diaframmatica funziona?

L’efficacia della respirazione diaframmatica risiede in una precisa logica neurofisiologica. Questo tipo di respirazione è uno dei canali più diretti per accedere ai sistemi di autoregolazione biologica, perché il diaframma opera come struttura di connessione tra la dimensione volontaria e quella automatica del nostro organismo. È al tempo stesso muscolo somatico e viscerale, e questa natura “ibrida” lo rende un ponte privilegiato tra postura, movimento, percezione emotiva e regolazione neurovegetativa.

Quando il diaframma si muove in modo naturale e libero, invia al corpo un segnale chiaro: l’ambiente è sicuro, non è necessario mantenere l’assetto di difesa. Questa informazione raggiunge direttamente il sistema nervoso autonomo, modulando il passaggio dalla modalità simpatica alla modalità parasimpatica.

La fisiologia offre due principali vie di comunicazione tra mente e corpo. Nella prima, cortico–viscerale, è un contenuto mentale a generare una risposta organica: un pensiero minaccioso accelera il battito, un ricordo spiacevole contrae la muscolatura, l’anticipazione di un rischio altera il tono respiratorio. Nella seconda, muscolo–viscerale, è il corpo a guidare la regolazione interna: il modo in cui respiriamo o assumiamo postura modifica in modo diretto la risposta neuroendocrina e viscerale, indipendentemente dal contenuto mentale presente in quel momento.

La respirazione diaframmatica agisce principalmente attraverso questa seconda via. Non pretende di calmare la mente tramite lo sforzo cognitivo, ma interviene sul corpo affinché sia l’organismo stesso a segnalare al cervello la possibilità di sospendere l’allerta. Il rilascio dell’espirazione, non controllato, diventa così un gesto fisiologico di disattivazione. È questo “lasciare andare” che spegne progressivamente l’allarme e consente al sistema nervoso di riaccedere alla finestra di sicurezza neurofisiologica, anche quando la mente non è ancora completamente tranquilla.


Come praticare correttamente la respirazione diaframmatica?

La respirazione diaframmatica non consiste nel “prendere più aria” o nel forzare i muscoli dell'addome ad alzarsi. Infatti, quando viene forzata cercando di controllare il movimento dell’addome o trattenendo l’aria, si trasforma in un “falso diaframma”, un gesto meccanico che non attiva i circuiti parasimpatici responsabili della regolazione emotiva e fisiologica.

La respirazione diaframmatica è piuttosto un ritorno a un modello respiratorio naturale e profondamente radicato nella fisiologia umana, in cui l’addome si espande senza sforzo e l’espirazione avviene in modo spontaneo.

Il primo passo consiste nell’interrompere l’abitudine a controllare: ridurre l’intervento volontario e permettere al corpo di riattivare un movimento interno spontaneo. Per facilitare questa riemersione naturale, si inizia preferibilmente in una posizione che riduca al minimo le tensioni posturali. La posizione supina, con le ginocchia piegate e sostenute e le braccia rilassate ai lati, crea un appoggio stabile e una condizione di sicurezza fisica.

Posare una mano sul torace e una sull’addome è utile per entrare in ascolto. Nei primi istanti della pratica, non si modifica nulla. Si osserva semplicemente dove si dirige il respiro, senza giudizio e senza intervenire.

Il momento più rilevante non è l’inspirazione, ma l’espirazione. L’aria va lasciata uscire senza trattenere né spingere, come un lento e naturale “cedimento” del corpo. Anche se breve, questo tipo di respirazione spontanea invia un segnale preciso al sistema nervoso: puoi ridurre la vigilanza. È da questo micro-rilascio che il diaframma, progressivamente, riprende a muoversi in modo fisiologico.

Con la pratica, questa modalità respiratoria può essere praticata in posizione seduta, e infine anche quando si è in piedi. In questo modo, possiamo consentire al corpo di recuperare questo automatismo anche nelle condizioni della vita quotidiana, per esempio durante un momento di tensione, prima di un confronto emotivo, prima di addormentarsi, o quando si percepisce un aumento improvviso dello stato di allarme interno. Così, si permette al corpo di ricordare come respirava prima che gli automatismi della vigilanza cronica lo alterassero.


Benefici secondo la ricerca scientifica

La respirazione diaframmatica è oggi riconosciuta come uno strumento clinico di regolazione mente-corpo, capace di influenzare parametri biologici misurabili e funzioni cognitive ed emotive. La sua efficacia riguarda processi neurofisiologici profondi, legati alla modulazione del sistema nervoso autonomo, dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) e della variabilità cardiaca, tutti indicatori chiave di equilibrio psico-fisiologico.

Il ruolo centrale del diaframma era già stato descritto nel XIX secolo da Sewall e Pollard, che osservavano come il suo movimento influenzi non solo la ventilazione polmonare, ma anche la motilità viscerale, la circolazione linfatica e la funzione neurovegetativa. Oggi queste intuizioni sono confermate dalle neuroscienze: il diaframma agisce come un regolatore sistemico, connesso tanto ai polmoni quanto al cuore, al sistema digestivo e al nervo vago, il principale canale di comunicazione tra cervello e organi interni.

Sul piano fisiologico, la respirazione diaframmatica migliora l’efficienza ventilatoria, ottimizza lo scambio gassoso nelle basi polmonari e riduce il lavoro muscolare accessorio, migliorando la tolleranza allo sforzo. Studi su pazienti con broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e asma mostrano miglioramenti nella capacità respiratoria e nella fatica percepita.

Anche sul versante cardiovascolare emergono benefici significativi: riduzione della pressione arteriosa, miglioramento del tono vagale e una regolazione più stabile del ritmo cardiaco. Parallelamente, la stimolazione ritmica del diaframma facilita il drenaggio linfatico, sostiene la digestione, riduce tensioni viscerali e posturali e migliora la qualità del sonno, specialmente in condizioni caratterizzate da iperattivazione nervosa.

Dal punto di vista psicologico ed emotivo, gli effetti sono altrettanto documentati. Una delle evidenze più solide proviene da uno studio del 2017, in cui un programma di otto settimane con respirazione lenta (circa 4 atti al minuto) ha prodotto una significativa riduzione dell’affettività negativa, un miglioramento dell’attenzione sostenuta e una riduzione dei livelli di cortisolo salivare, biomarcatore primario della risposta allo stress. Le misurazioni mostrano che, a ogni fase espiratoria lasciata andare, il sistema nervoso riceve un segnale di assenza di minaccia, con conseguente riequilibrio del tono vagale e attenuazione dello stato di allerta.

Questi risultati sono coerenti con una revisione sistematica della Joanna Briggs Institute, che ha analizzato esclusivamente studi in cui la respirazione diaframmatica era l’unico intervento. Anche singole sessioni di 20 minuti hanno mostrato riduzioni dello stress fisiologico (frequenza respiratoria, pressione arteriosa, cortisolo) e psicologico (misurato tramite scale validate come il DASS-21), con effetti che si mantengono e amplificano nei protocolli più lunghi.

Una rassegna più ampia condotta da Hamasaki nel 2020, che ha integrato dieci revisioni sistematiche e quindici studi clinici randomizzati, ha concluso che i benefici non si limitano allo stress. La respirazione diaframmatica mostra effetti promettenti su disturbi digestivi funzionali, emicrania, ansia, ipertensione e qualità della vita in pazienti oncologici e con reflusso gastroesofageo, oltre che sul recupero cardiorespiratorio in persone con insufficienza cardiaca.

In tutte queste ricerche emerge un elemento costante: la respirazione diaframmatica calma la mente perché modifica in profondità la risposta biologica allo stress, permettendo al corpo di rientrare gradualmente in modalità parasimpatica, quella della sicurezza, del recupero e della lucidità. È un intervento semplice, accessibile, privo di effetti collaterali significativi e utilizzabile tanto nella vita quotidiana quanto in contesti clinici e psicoterapeutici.


Quando è utile: applicazioni nella vita quotidiana e in ambito clinico

Ci sono momenti in cui il corpo arriva prima della mente. Il pensiero non ha ancora formulato l’idea “sto entrando in uno stato di ansia”, eppure il petto è già stretto, il respiro accorciato, il cuore un po’ troppo veloce. In queste situazioni, la respirazione diaframmatica diventa un modo semplice e immediato per interrompere l’innesco automatico dello stress. È come ricordare al sistema nervoso che la minaccia non è reale, che è possibile tornare in presenza e sicurezza.

Nella quotidianità funziona bene proprio nei passaggi sottili: quando percepiamo che i pensieri cominciano a correre più veloci del necessario, quando la giornata si “accumula” addosso e l’attenzione si restringe, quando il corpo prepara un impulso reattivo, come una risposta brusca, una fuga, un’agitazione che cresce senza motivo apparente. Bastano pochi cicli respiratori lenti, lasciando uscire l’aria senza forzarla, per interrompere quella traiettoria e rientrare in un ritmo interno più ampio, più lucido.

È altrettanto preziosa nei momenti in cui il corpo fa fatica a fermarsi: le sere in cui la mente continua a lavorare molto oltre l’orario, le notti in cui l’attivazione non cala, i risvegli in cui ci si accorge di aver trattenuto fiato e mandibola per ore. In questi casi la respirazione diaframmatica è utile perché riporta gradualmente il sistema in modalità parasimpatica, quella del recupero profondo.

In ambito clinico il suo ruolo si amplifica. Nelle condizioni ansiose, negli attacchi di panico, nei disturbi legati a stress o traumi, diventa un ponte tra esperienza emotiva e regolazione corporea. Aiuta a sostare nelle sensazioni senza esserne travolti, riducendo l’urgenza fisiologica che precede l’esplosione sintomatica. Nei percorsi post-traumatici sostiene la capacità di restare nel “qui ed ora” quando il corpo tenta di riattivare antichi schemi di difesa; di fatto, è un modo per ricordare al sistema che oggi l’ambiente è diverso, e che non serve reagire come allora.

È utile anche nei disturbi digestivi funzionali, nelle tensioni viscerali, nella sindrome dell’intestino irritabile: il movimento morbido del diaframma dialoga con il sistema enterico e favorisce peristalsi, rilascio e digestione. Lo stesso vale per il sonno: imparare a lasciare che l’espirazione scivoli, senza spingere e senza trattenere, può trasformare il momento pre-riposo in una lenta discesa, invece che in una battaglia contro la mente attiva.

Nei bambini, la respirazione diaframmatica diventa uno strumento educativo e regolativo. Aiuta a modulare rabbia e frustrazione, permette di ritrovare stabilità emotiva, accompagna i processi di linguaggio e di consapevolezza corporea. In gravidanza e durante il travaglio, modula dolore e paura, sostiene presenza e lucidità, crea un ritmo interno stabile a cui tornare nei picchi di intensità.

È importante sottolinearlo: non sostituisce un percorso terapeutico quando c’è bisogno di elaborazione emotiva, storia, relazione. Ma può essere complementare ad esso. Offre alla persona un accesso concreto a una risorsa interna che spesso non è mai stata insegnata: la capacità di calmare il corpo per permettere alla mente di pensare di nuovo.

In questo senso, non è una tecnica di rilassamento, ma un modo di rientrare nel proprio sistema nervoso, e rimettere in circolo sicurezza.


Come può esserti d'aiuto Psicologi Online?

In questa sezione troverai moltissimi articoli che parlano di psicologia, relazioni, sessualità, benessere emotivo e mentale e molto altro, suddivisi in varie categorie.

Oggi ad esempio abbiamo parlato della respirazione con il diaframma.

Se stai attraversando un momento difficile potresti sentire il desiderio di parlare con uno Psicologo.

Con noi puoi farlo in modo molto semplice. A questa pagina puoi trovare un professionista accreditato (psicologo e/o psicoterapeuta) effettuando una ricerca per città o per problematica da risolverewww.psicologionline.net/psicologi-psicoterapeuti

Preferisci una consulenza a distanza in videochiamata comoda e accessibile? Con Psicologi Online è possibile.

A questa pagina troverai l’elenco dei professionisti che svolgono consulenza psicologica online:
www.psicologionline.net/psicologi-psicoterapeuti-videoconsulenza

Ti basterà trovare un posto tranquillo, avere una connessione internet e la voglia di comprendere meglio cosa ti sta accadendo.

Ognuno di noi incrocia difficoltà specifiche nel viaggio della vita, a prescindere da chi siamo o da quali “lotte” abbiamo combattuto. Il nostro passato è solo un capitolo del nostro libro, non la trama completa, e non ha la potenza di predeterminare le pagine a venire.

Psicologi Online è qui per questo. Clicca sui link qui sopra per trovare il professionista adatto a te pronto ad aiutarti a stare meglio.



 

Bibliografia

  • Hopper, Susan I.; Murray, Sherrie L.; Ferrara, Lucille R.; Singleton, Joanne K.. Effectiveness of diaphragmatic breathing for reducing physiological and psychological stress in adults: a quantitative systematic review. JBI Database of Systematic Reviews and Implementation Reports 17(9):p 1855-1876, September 2019. | DOI: 10.11124/JBISRIR-2017-003848

  • Annick de Souzenelle, Il simbolismo del corpo umano, Servitium, 2010, 428 pp., ISBN 9788881663415.

  • Ma X, Yue ZQ, Gong ZQ, Zhang H, Duan NY, Shi YT, Wei GX, Li YF. The effect of diaphragmatic breathing on attention, negative affect and stress in healthy adults. Front Psychol. 2017 Jun 6;8:874. doi: 10.3389/fpsyg.2017.00874.

  • Hamasaki, Hidetaka. 2020. "Effects of Diaphragmatic Breathing on Health: A Narrative Review" Medicines 7, no. 10: 65. https://doi.org/10.3390/medicines7100065

  • Cancelliero-Gaiade, Karina M., et al. "Modello respiratorio della respirazione diaframmatica e della respirazione pilates nei soggetti con BPCO". Giornale brasiliano di terapia fisica 18 (2014): 291-299.

  • Luciano Rispoli, Paola Barbara Bovo, Rosa Iannone, La respirazione il flusso della vita: Teoria e metodi del Neo-Funzionalismo, Independently Published, 2023, ISBN 9798375197074.

  • Mike Maric, Il potere antistress del respiro. Il metodo per abbandonare definitivamente ansia, tensioni e stanchezza, Vallardi, 2020, ISBN 9788855050187.

  • Pietro Trabucchi, Resisto dunque sono. Chi sono i campioni della resistenza psicologica e come fanno a convivere felicemente con lo stress, Corbaccio, 2019, 208 pp., ISBN 9788867005536.

     

Psicologi che trattano questo argomento