12 suggerimenti per migliorare le vostre capacità di ascolto

Cosa si intende per ascolto attivo?

Pubblicato il 22 febbraio, 2016  / Crescita Personale
12 suggerimenti per migliorare le vostre capacità di ascolto

Udire ed ascoltare potrebbero sembrare la stessa cosa ma non lo sono. Se, infatti, consultiamo un dizionario della lingua italiana ritroviamo:

udire – percepire rumori o suoni per mezzo dell’orecchio;

ascoltare – udire con attenzione.

Se non ci fosse quel “con attenzione” i due termini avrebbero lo stesso, identico significato. Per il buon esito di un processo comunicativo quella differenza assume un valore capitale.

E' importante ascoltare tutto per non perdere nessuna informazione che potrebbe rivelarsi utile al raggiungimento del fine che ci siamo proposti ed è fondamentale cogliere i feedback che ci pervengono dal nostro interlocutore.

Affinché tutto questo avvenga nel migliore dei modi, è necessario impegno e concentrazione, proprio come nell’ascoltare.

Se scomponiamo il fenomeno comunicazione, escludendo dalle sue componenti ogni riferimento ai mass – media, rileviamo che il tempo viene così mediamente utilizzato: il 40% lo passiamo ad ascoltare, il 35% a parlare, il 16% a leggere ed il 9% a scrivere.

Il motivo per cui il tempo trascorso ad ascoltare è maggiore di quello in cui si parla, è che non esiste soltanto il rapporto uno ad uno, cioè uno parla e l’altro ascolta, ma sono frequenti anche i casi di rapporti uno a molti.

Se immaginiamo un gruppo di cinque persone che comunicano tra di loro in modo corretto, cioè parlano uno alla volta mentre le altre ascoltano, si può affermare che per ognuna avremo all’incirca un quinto del tempo dedicato a parlare e quattro quinti ad ascoltare.

Ma non è tutto qui.

L’udire “con attenzione” comporta un impegno, una concentrazione che, sia pure in misura minima, occupano del tempo che dobbiamo far rientrare in quello dell’ascolto.

Quindi, per un Ascolto Attivo serve un po’ più di tempo che per udire solamente.

Possiamo individuare tre modalità di ascolto:

  1. Si ascolta a sprazzi, quindi parzialmente e superficialmente, limitandosi ad aspettare che l’altro abbia finito. Più che ascoltare, si sta a malapena a sentire.
  2. Si odono le parole, quindi si sente tutto quello che viene detto, ma cogliendo il senso generale del discorso, senza approfondire i significati, senza badare a quanto effettivamente l’altro sta comunicando. È il livello in cui si fraintende facilmente.
  3. Si ascolta cercando di capire la posizione mentale di chi parla, oltre che i contenuti, i significati, le intenzioni ed i sentimenti che sono impliciti nel messaggio. Si cerca quindi di capire realmente spingendosi “oltre” le parole. Questo è “ascolto attivo ed empatico”.

Ma che cosa significa “ascoltare attivamente”?

Di per sé sembra una contraddizione in termini, in quanto l’ascolto potrebbe essere considerato un fenomeno passivo, ma se sostituiamo “attivamente” con “partecipazione dinamica”, che è appunto quello che si vuole intendere, non è più una contraddizione.

Spesso ci capita di non ascoltare e questo, nella comunicazione, avviene purtroppo più frequentemente di quanto non si creda.

Pensate quante volte è stata posta la domanda: «ma mi stai ascoltando?», proprio perché chi parlava si è reso improvvisamente conto che le sue parole cadevano nel vuoto.

Il giudicare chi sta parlando, il domandarsi: «che penserà di me?», il distrarsi per osservare il suo aspetto fisico, lo stare in agguato aspettando il momento giusto per interromperlo e rubargli la parola, sono tutti fattori estremamente negativi all’ascolto.

Sono difetti che, in misura diversa, ognuno potrebbe avere.

Ascoltare attivamente implica, quindi, la volontà cosciente non soltanto di udire quello che viene detto, ma anche di entrare nello spirito del discorso, di capire perché certe cose vengono dette e qual è lo stato d’animo di chi le dice, le sue emozioni, il suo “mondo interno”.

In sintesi, l’obiettivo è quello di favorire una positiva evoluzione del processo comunicativo per renderlo massimamente efficace.

L’attenzione a quello che viene detto, la recezione del messaggio e la percezione di altri elementi che fanno parte della comunicazione, sono i fattori ne che favoriscono il successo e, se si vuole realizzare un ascolto attivo, bisogna essere consapevole dell’uso che ne facciamo: l’attenzione deve essere vigile, quindi costante e profonda, la recezione completa e con particolare attenzione alla sua correttezza, la percezione, per quanto possibile, acuta.

Anche con il nostro comportamento possiamo contribuire a rendere l’ascolto efficiente ed efficace.

Esso dovrà essere empatico, al fine di far sentire il nostro interlocutore accolto e compreso, non giudicato e che siamo realmente interessati a lui come individuo, riconoscendolo come tale con tutti i suoi valori personali, adottando un atteggiamento tale da aiutarlo ad esporre le sue idee in maniera positiva sotto il profilo comunicazionale, e ciò indipendentemente dal fatto di essere o meno d’accordo con quello che dice.

Si realizza in questo modo una vera e propria collaborazione con chi parla affinché la sua azione ottenga il massimo risultato possibile e con reciproco vantaggio. L’altro percepirà e riconoscerà l’atteggiamento positivo, collaborativo e partecipativo e, probabilmente, ciò genererà in lui uno stimolo a fare altrettanto nei nostri confronti.

Si crea così una condizione che può essere definita di sinergia comunicativa, in cui è insito un fattore tutt’altro che secondario: la possibilità di conflittualità si abbassa notevolmente.

Concludendo, ascolto attivo significa “partecipazione”.

E questa è una presupposto necessario che sta alla base di ogni buon risultato nelle relazioni interpersonali, non solo nella comunicazione.

ECCO 12 SUGGERIMENTI PER MIGLIORARE LE VOSTRE CAPACITA’ DI ASCOLTO.

  1. MANTENETE VIVA L’ATTENZIONE, CREATE UN’ATMOSFERA POSITIVA ATTRAVERSO IL COMPORTAMENTO NON VERBALE
  2. INTERESSATEVI ALLE NECESSITA’ DEGLI ALTRI
  3. AGITE DA CASSA DI RISONANZA
  4. NON PONETE TROPPE DOMANDE
  5. COMPORTATEVI COME UNO SPECCHIO
  6. NON USATE FRASI CHE POSSANO SMINUIRE L’IMPORTANZA DEI SENTIMENTI ALTRUI
  7. NON SVIATE IL TEMA DEL DISCORSO
  8. NON FATE PREDICHE
  9. PRESTATE UN’ATTENZIONE COMPLETA A CHI VI PARLA, EVITANDO DISTRAZIONI E SENZA INTERROMPERE
  10. FATE CAPIRE A CHI PARLA QUELLO CHE OSSERVATE IN LUI E COME CREDETE CHE SI SENTA
  11. MANTENETE UNA MENTE APERTA: PONETE DELLE DOMANDE PER CHIARIRVI LE IDEE E CAPIRE MEGLIO
  12. RIASSUMETE

BIBLIOGRAFIA

  • Argyle M., La comunicazione non verbale, Laterza, Bari, 1974.
  • Burley – Allen M., Imparare ad ascoltare. Come cogliere i segnali deboli, ottenere le informazioni desiderate, migliorare le relazioni interpersonali, Franco Angeli editore, Milano, 1996
  • Franta H., Salonia G. ,Comunicazione interpersonale, LAS, Roma, 1981.
  • Visconti G., comunicare bene. Una chiave per il successo, Franco Angeli editore, Milano, 1999.