Giusto o sbagliato?

La psicoterapia come aiuto per superare il giudizio interno

Pubblicato il 10 giugno, 2017  / Crescita Personale
Giusto o sbagliato?

Spesso ci chiediamo se sia giusto o sbagliato ciò che stiamo facendo, addirittura ciò che stiamo sentendo o pensando.

Pensare in termini di "giusto o sbagliato" è un retaggio, appartiene alla nostra infanzia. Possiamo definirlo "pensiero dicotomico": così come nelle fiabe esistono i buoni e i cattivi, nella vita reale tendiamo a categorizzare gli altri e noi stessi secondo questa distorsione.

Il chè, se da un lato è fortemente rassicurante, dall'altro è molto limitante.

Ma esistono davvero i buoni e i cattivi? Esiste davvero qualcosa di giusto e qualcos'altro di sbagliato?

Quando ci chiediamo se sia giusto o sbagliato ciò che stiamo facendo, stiamo inevitabilmente cadendo nella dicotomia che genera il giudizio morale. Ma un giudizio è un'interiorizzazione di qualcosa che viene da fuori, dall'esterno e dall'alto.

Abbiamo interiorizzato il nostro genitore (reale o immaginato) che ci dice cosa si può fare e cosa non si può fare, cosa possiamo sentire emozionalmente e cosa no..
Questo può essere vantaggioso fino a che non ci si rende conto che le nostre azioni, i nostri pensieri e le nostre emozioni sono rigidamente condizionate da questo giudizio. E questo limita enormemente le possibilità di scelta.

Come un treno sui binari: può seguire sempre e solo lo stesso percorso.

La psicoterapia aiuta la persona a rendersi conto non solo dell'esistenza di questo giudizio interiorizzato ma anche che questo restringe il campo di scelta e la libertà di pensiero ed emozionale.

La finalità di una psicoterapia è il benessere. E il benessere può essere raggiunto solo se pensiero, emozione ed azione sono allineati. Ma se il pensiero, l'emozione e l'azione sono influenzati dal giudizio o se il pensiero segue una direzione e l'emozione un'altra, l'azione sarà bloccata.

E quando un'azione è bloccata, siamo in presenza di un'energia che non è libera di fluire liberamete, il chè genera inevitabilmente uno stato di malessere.