Anedonia: quando nella vita manca il piacere

Pubblicato il 30 giugno, 2021  / Ansia e Depressione
anedonia


Cos’è l’anedonia? Significato e definizione

Anedonia” è un termine di derivazione greca (an: senza, hedone: piacere), che si riferisce all’incapacità, totale o parziale, di sentire piacere, soddisfazione, appagamento o interesse nello svolgimento di consuete attività piacevoli, come dormire, mangiare, relazionarsi con gli altri o fare sesso.

La parola è stata coniata nel 1897 dallo psicologo francese Théodule-Armand Ribot, che definì l’anedonia come l’incapacità patologica di percepire piacere in ogni sua forma. Il DSM-5 la descrive come un diminuito interesse o piacere in risposta a stimoli precedentemente percepiti come gratificanti in una fase premorbosa.

L’anedonia può essere considerata una forma generale di appiattimento emotivo e torpore affettivo, che deriva dall’incapacità o di godere dei piaceri della vita o dalla mancata consapevolezza degli stessi.

 

Tipi di anedonia e assenza di piacere

L’anedonia può interessare un solo ambito specifico o limitarsi a più aspetti della vita. In base a ciò, si distinguono due principali tipi di anedonia:

  1. Anedonia sociale: si caratterizza per un disinteresse nelle relazioni interpersonali, che porta ad evitamento e isolamento sociale.

  2. Anedonia fisica: il disinteresse riguarda diversi elementi quali cibo, emozioni, attività fisiche ed altri aspetti della vita quotidiana. Rientra in questa categoria l’anedonia sessuale, nonché una mancanza di piacere che si manifesta in particolare nell’atto sessuale, che può evolversi in altri disturbi sessuali.

     

Caratteristiche e cause dell’anedonia

L’anedonia può definirsi, da un punto di vista teorico e psico-clinico, come un tratto della personalità e come un sintomo di stato di varie patologie. Si tratta di una caratteristica della personalità quando è presente da molto tempo e il soggetto stesso lo riconosce.

Spesso la capacità di provare piacere per determinate cose in un momento specifico, invece, è compromessa per via di una patologia. L’anedonia, infatti, non va considerato come un disturbo a sé stante, piuttosto come un sintomo che si riscontra frequentemente in caso di diverse sindromi come:

  • Depressione: compare generalmente insieme all’apatia, dalla quale si differenzia in quanto quest’ultima è una perdita di motivazione rispetto a uno stato precedente che porta alla difficoltà di prendere iniziativa, e non una mancanza di piacere.

  • Schizofrenia: nei pazienti che ne sono affetti si manifesta soprattutto come anedonia sociale e rappresenta un fattore predittivo degli episodi psicotici. Alcuni esperti, come il dott. Carpenter e il dott. Kirkpatrick, considerano l’anedonia sintomo primario e duraturo della schizofrenia, utile per diagnosticarla. Altri la considerano come un fattore a trasmissione genetica che predispone all’insorgenza della schizofrenia.

  • Morbo di Parkinson: si manifesta generalmente insieme all’acinesia e si associa ad un disturbo dei circuiti dopaminergici; sembra che circa il 40% dei pazienti con Morbo di Parkinson presentano al contempo anedonia.

  • Disturbo post-traumatico da stress, dipendenza da stupefacenti, sindrome di astinenza e vari disturbi dell’umore e della personalità.

 

I meccanismi che causano l’anedonia non sono del tutto conosciuti. Il modello maggiormente condiviso dai medici attribuisce lo sviluppo dell’anedonia ad un complesso di fattori genetici, evolutivi, familiari, sociali, e ambientali.

È difficile giungere a un modello ampiamente condiviso in maniera unanime dalla comunità scientifica che possa spiegare questo fenomeno, probabilmente anche per la definizione non univoca di “piacere”. Da un punto di vista neurobiologico, si ipotizza sia dovuta a un deficit della dopamina, un neurotrasmettitore coinvolto nella sensazione di piacere e nei circuiti di gratificazione e ricompensa.
 

Anedonia: come uscirne?

Il trattamento per l’anedonia è analogo a quello che viene comunemente utilizzato in caso di depressione, cioè sedute di terapia psicologica e, se ritenuto necessario, una terapia farmacologica. Lo specialista farà in modo che il paziente identifichi i motivi del suo malessere e lo aiuterà a ripristinare le risorse che possano fare insorgere piacere nella sua vita.

Dal momento che si tratta di un sintomo, è fondamentale che il professionista approfondisca la situazione, con risorse come le scale per la valutazione dell’anedonia e dell’apatia, in modo da rintracciare, individuare e trattare il disturbo primario.

Per prevenire l’anedonia bisogna mettere al primo posto l’amore e la cura per sé stessi. Dedicarsi ai propri hobby, passare del tempo all’insegna del relax e stare in compagnia dei propri amici è l’antidoto migliore. Oltre a quanto detto, aumentare l’auto-coscienza e migliorare il proprio approccio agli eventi della vita è spesso la chiave del benessere, e rivolgersi a un professionista può essere un grande aiuto in questo.