Visualizza e non risponde: perché ci fa stare male?

Il silenzio digitale può pesare più di quanto sembra

Pubblicato il   / Psicologia e dintorni
Visualizza e non risponde: perché ci fa stare male?

Un messaggio visualizzato senza risposta può sembrare un dettaglio, ma spesso attiva pensieri, ansia e paura di essere ignorati. Il problema non è solo il tempo che passa, ma il significato che la mente attribuisce a quel silenzio.

Capire cosa succede nell’attesa aiuta a distinguere tra un ritardo normale, una nostra interpretazione e un comportamento relazionale che, se ripetuto, può meritare attenzione.
 

In breve:

  • Un messaggio letto senza risposta può attivare paura di rifiuto, esclusione o scarso valore personale.
  • Le conferme di lettura rendono visibile l’attesa e possono aumentare il rimuginio.
  • La mente tende a riempire il silenzio con interpretazioni, spesso più negative della realtà.
  • Chi non risponde non sempre sta ignorando: può essere stressato, sovraccarico o avere bisogno di tempo.
  • Controllare continuamente il telefono può calmare per pochi secondi, ma di solito alimenta l’ansia.
  • Se il silenzio diventa un pattern ricorrente e doloroso, può essere utile interrogarsi sulla relazione e sui propri bisogni.
     

Perché i messaggi hanno un impatto emotivo così forte?

Le aspettative sui tempi di risposta ai messaggi sono cambiate radicalmente negli ultimi anni. Se in passato rispondere il giorno successivo era considerato normale, oggi rispondere anche dopo qualche ora dall'aver visualizzato può sembrare eccessivo. Oggi, il tempo di risposta si è trasformato, implicitamente, in una misura del proprio valore all'interno di una relazione.

Alla base di questo forte impatto emotivo dei messaggi c’è il ruolo centrale che Internet e i social network hanno assunto nella vita quotidiana. Questo ha portato a una profonda trasformazione delle dinamiche relazionali: le relazioni sociali si sono progressivamente spostate dagli spazi fisici a quelli digitali. Piattaforme come WhatsApp, Instagram o Facebook hanno creato nuove piazze in cui le persone si incontrano, comunicano e mantengono i propri legami. Il telefono è sempre a portata di mano, la connessione è ininterrotta e istantanea, e il silenzio è diventato sempre più difficile da tollerare.


Bisogno di appartenenza ed esclusione

Uno dei bisogni fondamentali dell'essere umano è quello di appartenenza: far parte di una famiglia, di un gruppo di amici, di una comunità. Le chat soddisfano questo bisogno in modo immediato. Ma dove esiste inclusione, esiste anche il rischio opposto: l'esclusione.

Mentre nella vita reale l'esclusione si manifesta attraverso silenzi, sguardi evitanti, allontanamenti fisici, nel mondo digitale assume una forma specifica: il messaggio visualizzato senza risposta. La spunta di lettura segnala che il messaggio è stato ricevuto, che c'è stata una forma di contatto, ma senza alcun riscontro. È come se un amico, dopo aver ascoltato un problema, annuisse in silenzio e si voltasse dall'altra parte.

Viviamo in un sistema progettato per mantenerci costantemente connessi: conferme di lettura, indicatori di stato online, notifiche continue. Il cervello umano, però, non si è evoluto per funzionare in questo contesto. Quando qualcuno legge ma non risponde, il sistema nervoso reagisce come se si fosse esclusi da un gruppo, attivando un meccanismo antico: in passato, essere ignorati poteva significare un pericolo reale.


Il dolore: perché un messaggio senza risposta pesa così tanto?

Il dolore di essere ignorati attiva nel cervello le stesse aree coinvolte nel dolore fisico. Il cervello non distingue tra un rifiuto reale e uno digitale, e un messaggio visto e non risposto può attivare lo stesso sistema di allarme di un'esperienza di esclusione concreta.

Esiste però una differenza rilevante. Una caviglia slogata un mese fa oggi non produce più alcuna sensazione. Un messaggio rimasto senza risposta può invece essere ancora presente, pronto a riemergere.

Il cervello non archivia le ferite sociali nello stesso modo di quelle fisiche: le mantiene accessibili. Rivivere mentalmente un dolore emotivo riattiva le stesse aree cerebrali dell'evento originale.

Questo spiega perché riaprire una conversazione, o imbattersi in un contenuto pubblicato da quella persona, può far tornare a galla qualcosa che sembrava superato.


Cosa succede quando aspetti una risposta

Quando la risposta non arriva, il cervello non resta in silenzio: riempie il vuoto con interpretazioni. Si ripensa a ogni parola scritta, si cerca il dettaglio che potrebbe aver disturbato, si costruiscono scenari.

Il pensiero si ripete e si amplifica, in un ciclo difficile da interrompere. Questo meccanismo è un tipo di rimuginio detto “pensiero negativo ripetitivo”. Uno studio di Joubert e colleghi del 2022 ha identificato le situazioni sociali e le interazioni interpersonali come i principali fattori scatenanti di questo rimuginio, rendendo i messaggi senza risposta un catalizzatore particolarmente potente.

A rendere la situazione ancora più difficile non è solo l'assenza di risposta in sé, ma l'impossibilità di interrompere quel flusso di pensieri, spesso accompagnato da un senso di umiliazione. Lo psicologo Kyler Shumway definisce questo fenomeno come “una delle forme più moderne di abbandono”.

In questo processo entrano in gioco alcune distorsioni cognitive ricorrenti, che portano a interpretare il silenzio in modo sistematicamente più negativo di quanto la realtà giustifichi:

  1. La prima è il bias di negatività: tendiamo a dare più peso e a ricordare con maggiore facilità ciò che fa male rispetto a ciò che è neutro o positivo.

  2. La seconda è la cosiddetta lettura del pensiero, ovvero la tendenza ad agire come se fosse possibile sapere con certezza cosa sta pensando l'altra persona, costruendo interpretazioni che spesso non corrispondono alla realtà.

  3. La terza è il bias di conferma: ogni momento di silenzio diventa una prova ulteriore dell'idea già formata, di essere ignorati, trascurati, non abbastanza importanti.

Queste distorsioni producono un errore di lettura sistematico della situazione.


Chi aspetta: interpretazioni, aspettative, ansia

Essere lasciati in visualizzato è una situazione che quasi tutti hanno vissuto, da entrambe le parti. In pochi secondi la mente si riempie di domande: si è detto qualcosa di sbagliato, si è stati troppo insistenti, non si è abbastanza interessanti.

Le ricerche mostrano che tendiamo a vivere l'assenza di risposta come qualcosa di personale: ci si sente esclusi o poco importanti, in particolare se si vede quella persona attiva altrove. Uno studio pubblicato nel 2024 sul Journal of Social Media in Society, condotto su donne in relazioni romantiche nascenti spiega questa dinamica: nel momento in cui un messaggio risulta letto, scatta automaticamente un'aspettativa di risposta. Non riceverla viene interpretato come un segnale non verbale preciso, ovvero che l'altro non consideri il messaggio, o la persona, degni di attenzione.

Le conferme di lettura rendono tutto più complesso. Sapere esattamente quando qualcuno ha letto il messaggio aumenta la sensazione di essere ignorati deliberatamente: da un lato attribuisce all'altro una responsabilità esplicita nel non rispondere, dall'altro alimenta un ciclo di pensieri sul perché non lo stia facendo. Ma anche in assenza della spunta di lettura, l'incertezza porta comunque a conclusioni affrettate.

Più passa il tempo, più la mente tende a riempire il vuoto con interpretazioni, quasi sempre negative. Tipicamente, dopo poche ore si tende a pensare che l'altro sia impegnato. Dopo un giorno, che si sia sbagliato qualcosa. Dopo più tempo, che si venga deliberatamente evitati. È un processo che si autoalimenta e che raramente porta a conclusioni accurate, riflettendo più le proprie paure che la realtà della situazione.

Questo processo si amplifica ulteriormente in un contesto culturale abituato alla risposta immediata: tra i più giovani in particolare, la messaggistica istantanea ha alimentato il bisogno di gratificazione rapida, rendendo più difficile tollerare qualsiasi forma di attesa.

A questo si aggiunge una dinamica neurobiologica precisa. Ogni risposta attiva un piccolo circuito di ricompensa, fatto di validazione e rilascio di dopamina: si diventa dipendenti non dal telefono, ma dalla sensazione di contare per qualcuno.

L'assenza di risposta produce l'effetto contrario: una sensazione di mancanza seguita dall'ansia. Uno studio del 2017 condotto da Lynden e Rasmussen ha rilevato che quasi la metà delle persone si sente ignorata o ansiosa quando attende una risposta. Queste emozioni risultano ancora più intense nel contesto delle relazioni romantiche, dove ogni messaggio ricevuto o mancato viene caricato di significati amplificati.


L'angoscia dell'attesa

Ciò che genera più angoscia non è tanto il tempo che passa tra un messaggio e l'altro, ma l'incertezza sul se e quando arriverà una risposta. Se ci fosse la certezza che prima o poi l'altro risponderà, l'attesa sarebbe molto più tollerabile. È l'ambiguità a produrre il disagio più intenso.

L'attesa è particolarmente logorante perché annulla il tempo presente: la mente si proietta interamente sul futuro, su un evento che potrebbe accadere o non accadere. Il tempo vissuto diventa dilatato, carico di tensione, e la possibilità di stare nel momento presente si riduce drasticamente. In questo modo il benessere viene agganciato a qualcosa di esterno e incerto, sottraendosi al controllo della persona.


Sensibilità al rifiuto, attaccamento, ruoli sociali e controllo

Non tutte le persone reagiscono allo stesso modo a un messaggio senza risposta. Per alcune è un fastidio passeggero, per altre diventa una fonte di angoscia reale. La differenza spesso risiede nella cosiddetta “sensibilità al rifiuto”.

Chi presenta un'alta sensibilità al rifiuto tende a interpretare le situazioni ambigue come un ritardo nella risposta, ma anche un tono percepito diverso dal solito o un'emoji in meno, come segnali certi di disappunto o distanza.

Uno studio di Minihan e colleghi del 2023 ha descritto questo meccanismo: chi ha alta sensibilità al rifiuto sviluppa un bias interpretativo negativo nelle situazioni sociali ambigue. Il risultato è che il rifiuto viene anticipato prima ancora che arrivi, e quando un messaggio rimane senza risposta quel silenzio viene letto come la conferma di qualcosa che si temeva già. Si tratta di un sistema di allerta che si è calibrato, spesso nell'infanzia, su esperienze di rifiuto o di imprevedibilità emotiva da parte delle figure di attaccamento.

Infatti, il modo in cui si reagisce a un messaggio senza risposta dipende in larga misura dalla storia relazionale di ciascuno e, in particolare, dallo stile di attaccamento sviluppato nel corso della vita.

Le persone con uno stile di attaccamento ansioso tendono a interpretare il silenzio digitale come una conferma delle proprie paure: di non essere abbastanza, di essere troppo, di essere sul punto di essere abbandonate. Per queste persone l'attesa di una risposta può diventare rapidamente intollerabile, con un aumento marcato dell'ansia e una tendenza a ricontrollare compulsivamente la conversazione.

Inoltre, le persone che hanno sviluppato ansia sociale o sintomi ansiosi vivono con maggiore intensità le conseguenze emotive dei mancati riscontri digitali, per la forte paura di essere giudicati o rifiutati.

Chi presenta invece uno stile evitante tende a minimizzare il significato del silenzio altrui, ma può adottare la stessa strategia in modo difensivo, non rispondendo ai messaggi ricevuti per mantenere una distanza emotiva percepita come sicura.

Chi ha sviluppato uno stile sicuro riesce generalmente a tollerare meglio l'ambiguità, senza trasformare automaticamente l'assenza di risposta in un segnale di rifiuto.

A queste differenze individuali si aggiungono dinamiche legate ai ruoli sociali: il senso di obbligo risulta più marcato nelle relazioni gerarchiche in cui si occupa una posizione di svantaggio, come con un superiore o con familiari stretti, mentre nelle amicizie solide prevale l'aspettativa che sia l'altro a farsi vivo.

Un altro elemento che entra in gioco è il bisogno di controllo. Non rispondere a un messaggio, in alcuni casi, non è evitamento puro ma anche un modo per gestire la propria posizione nella relazione. Scegliere quando e se rispondere può diventare una forma implicita di potere relazionale.

Allo stesso modo, chi aspetta sviluppa spesso strategie per gestire la situazione: controllare ripetutamente lo schermo, elaborare possibili risposte, decidere se inviare un messaggio di sollecito o attendere. Comportamenti che in superficie sembrano tentativi di contenere l'ansia, ma che in realtà la alimentano.

Il contesto digitale amplifica queste dinamiche perché rende visibile ciò che in una conversazione faccia a faccia resterebbe implicito. Sapere che un messaggio è stato letto introduce un elemento di certezza parziale che, paradossalmente, genera più incertezza di quanta ne risolva.


Chi non risponde: evitamento, overload e confini

Le conferme di lettura hanno trasformato ogni scambio in un accordo sociale implicito: chi ha letto è considerato tenuto a rispondere, e subito. Non farlo equivale a trasmettere un messaggio, anche quando non è nelle intenzioni.

Una ricerca del 2017 ha evidenziato che il 93% dei partecipanti dichiarava di evitare occasionalmente di aprire i messaggi proprio per non attivare la conferma di lettura, non per ignorare l'altro, ma per non generare l'aspettativa di una risposta immediata.

Ma vale la pena fare un passo indietro e chiedersi cosa stia effettivamente facendo chi non risponde. La risposta, molto spesso, è considerevolmente meno drammatica di quanto la mente costruisca nell'attesa.

Le ragioni per cui qualcuno legge un messaggio e non risponde sono numerose, e nella grande maggioranza dei casi non riguardano il mittente. Per esempio, la persona potrebbe aver letto distrattamente pensando di rispondere in un secondo momento, potrebbe trovarsi in un momento di stress, o potrebbe aver bisogno di tempo per formulare una risposta che sente importante.

Scorrere contenuti online richiede meno energia cognitiva ed emotiva rispetto a rispondere a qualcuno: essere online non equivale ad essere disponibili.

Inoltre, esiste un uso deliberato del non rispondere come strategia di gestione emotiva. Alcune persone scelgono consapevolmente di non rispondere immediatamente quando sono arrabbiate o turbate, per evitare di comunicare qualcosa di cui potrebbero pentirsi. In questa prospettiva, concedersi tempo prima di rispondere è un atto di cura nei confronti della relazione, non un segnale di disinteresse.

Per alcuni, lasciare attive le conferme di lettura senza rispondere immediatamente è anche un modo per stabilire un confine implicito: il messaggio è stato visto, ma la risposta arriverà quando la persona sarà pronta. Per altri, questa stessa dinamica può assumere una funzione diversa, diventando parte di un gioco relazionale più complesso, fatto di ambiguità e gestione della distanza.

Un elemento spesso sottovalutato è il sovraccarico comunicativo, conosciuto anche come digital overload. Viviamo immersi in un flusso continuo di notifiche, messaggi, aggiornamenti e richieste di attenzione provenienti da canali diversi simultaneamente. Per alcune persone, il volume di comunicazioni da gestire quotidianamente supera la capacità di risposta disponibile, non solo sul piano pratico ma anche su quello emotivo.

Inoltre, gli studi hanno evidenziato che le persone si sentono generalmente più obbligate a rispondere di quanto si aspettino che gli altri lo facciano nei loro confronti. In questi casi, lasciare un messaggio senza risposta non è una scelta deliberata nei confronti di quella persona specifica, ma il risultato di una saturazione più generale.

Rispondere richiede presenza, attenzione e una forma di investimento relazionale che, in certi momenti, semplicemente non è disponibile.

Il problema non sta nel comportamento in sé, ma nell'interpretazione che ne dà chi aspetta. Tendiamo a focalizzarci sulle spiegazioni più negative, trascurando alternative molto più probabili e molto meno personali. Il silenzio dell'altro dice spesso più sulla sua condizione del momento che sulla qualità della relazione o sul valore del mittente.


Come gestire l'ansia da chat?

Essere lasciati in visualizzato può fare male, non perché il gesto sia grave in sé, ma perché tocca bisogni profondi: essere visti, considerati, riconosciuti. Imparare a gestire queste situazioni è importante per evitare che il comportamento altrui diventi la misura del proprio valore.

Esistono alcune strategie che possono aiutare a uscire dal rimuginio e a gestire l'attesa in modo più equilibrato.

Il primo punto riguarda la comprensione del proprio funzionamento. Chiedersi di cosa si ha paura, in questi momenti, porta spesso a scoprire che il timore è ricorsivo e riguarda più se stessi che l'altra persona.

Un esercizio utile è tenere un diario in cui annotare ciò che la paura suggerisce e le possibili spiegazioni alternative. Affidare i pensieri alla scrittura aiuta a depositarli invece di tenerli in circolo, e con il tempo diventa un repertorio di interpretazioni alternative a cui tornare quando si ricade nello stesso schema.

Una seconda strategia riguarda la limitazione del controllo compulsivo del telefono. Ogni volta che si controlla se è arrivata una risposta senza trovarla, il sistema di allarme si riattiva. Stabilire dei momenti precisi in cui guardare i messaggi, invece di farlo in modo continuo, riduce questa spirale.

Può essere utile anche negoziare esplicitamente con l'altra persona le aspettative reciproche sulla comunicazione. Rendere palesi alcune dinamiche è spesso il primo passo per superarle, e dichiarare le proprie esigenze andando incontro a quelle dell'altro costruisce una base relazionale più chiara.

Sul piano cognitivo, riformulare il pensiero ha un impatto reale sull'emozione: sostituire "non gli importa" con "forse è occupato" cambia la tonalità emotiva dell'attesa. Allo stesso modo, spostare l'attenzione su attività fisiche, creative o pratiche aiuta a interrompere il loop mentale. Attività che rinforzano il senso di autonomia, competenza e soddisfazione personale, come l'esercizio fisico, l'apprendimento o le relazioni stabili, contribuiscono a ridurre la dipendenza dalla validazione esterna.

Disattivare le conferme di lettura è un'altra opzione che alcune persone trovano utile: riduce la pressione da entrambe le parti e restituisce a ciascuno uno spazio di risposta meno esposto al giudizio.

Un punto importante riguarda il modo in cui si vive l'attesa, al di là della sua durata. Come osserva la psicologa Ombretta Cecchini, le condizioni dell'attesa possono rimanere le stesse, ma ciò che cambia è la prospettiva con cui viene attraversata.

Un'attesa vissuta in modo fiducioso, senza agganciare il proprio stato emotivo alla risposta dell'altro, è radicalmente diversa da un'attesa carica di tensione. Il comportamento degli altri non è sotto il nostro controllo. La propria reazione, almeno in parte, lo è.

Un singolo messaggio senza risposta può essere normale. Quando diventa un pattern ricorrente, soprattutto dopo aver espresso come ci fa sentire, è il momento di fare un passo indietro. Una relazione che funziona richiede reciprocità: se questa manca in modo sistematico, proteggere il proprio equilibrio e rivalutare la relazione è più utile che continuare ad aspettare.


Quando è utile un supporto psicologico?

Se l'ansia legata ai messaggi senza risposta è ricorrente, intensa e difficile da gestire autonomamente, potrebbe essere il segnale di qualcosa di più ampio. Non si tratta necessariamente di una fragilità specifica legata alla messaggistica: spesso queste reazioni riflettono dinamiche più radicate, legate alla storia relazionale, allo stile di attaccamento o a una sensibilità al rifiuto sviluppata nel tempo.

Un percorso psicologico può offrire uno spazio in cui esplorare queste dinamiche con maggiore profondità, riconoscere i pattern ricorrenti e sviluppare strumenti più solidi per gestire l'incertezza relazionale. Il punto non è smettere di sentire o diventare indifferenti ai segnali degli altri, ma imparare a distinguere tra ciò che si sa davvero e ciò che viene interpretato attraverso le proprie lenti, costruite sulla propria storia e sulle proprie paure.


Domande frequenti

  • Perché sto così male se visualizza e non risponde?
    Perché il silenzio può toccare bisogni profondi: sentirsi visti, considerati, scelti o importanti. Quando la risposta non arriva, la mente può interpretare l’attesa come rifiuto o esclusione.
  • Se una persona visualizza e non risponde significa che non le interesso?
    Non necessariamente. Può essere occupata, stressata, sovraccarica o aver bisogno di tempo per rispondere. Diventa più significativo se il comportamento è frequente, ambiguo e continua anche dopo aver espresso il proprio disagio.
  • Perché si continua a controllare il telefono?
    Perché ogni controllo sembra promettere sollievo. Se la risposta non arriva, però, l’ansia si riattiva e il bisogno di controllare aumenta, creando un circolo difficile da interrompere.
  • Come si può gestire l’ansia quando si aspetta una risposta?
    Può aiutare limitare i controlli, pensare ad interpretazioni alternative, spostare l’attenzione su attività concrete e chiarire con l’altra persona le aspettative di comunicazione, quando la relazione lo permette.
  • Quando chiedere aiuto?
    Quando l’attesa dei messaggi diventa ricorrente, molto intensa o condiziona umore, autostima e relazioni. In questi casi può essere utile esplorare sensibilità al rifiuto, attaccamento e bisogno di conferme.


 

Bibliografia

  • Lynden, J., & Rasmussen, T. (2017). Exploring the impact of ’read receipts’ in Mobile Instant Messaging. Tidsskrift for Medier, Erkendelse Og Formidling, 5(1). https://tidsskrift.dk/mef-journal/article/view/28781

  • Joubert, A.E. et al. (2022). Understanding the experience of rumination and worry: A descriptive qualitative study. British Journal of Clinical Psychology, 61, 929-946.

     

Psicologi che trattano questo argomento

  • Apri scheda
    Dott. Edoardo Guerrieri Psicologo Psicoterapeuta Dott. Edoardo Guerrieri Psicologo Psicoterapeuta

      Empoli  |  338-... (click per vedere) 338-... (click per vedere)

     Ansia

  • Apri scheda
    Dott. Rocco Palumbo Psicologo Psicoterapeuta Dott. Rocco Palumbo Psicologo Psicoterapeuta

      Bari  |  3316... (click per vedere) 3316... (click per vedere)

     Ansia

      da 70 €
  • Apri scheda
    Dott. Attilio de Angelis Psicoanalista Dott. Attilio de Angelis Psicoanalista

      Roma - Prati, Delle Vittorie, Eroi, Trionfale  |  3803... (click per vedere) 3803... (click per vedere)

     Ansia

      da 70 €
  • Apri scheda
    Dott. Lorenzo Conforti Psicologo Psicoterapeuta Dott. Lorenzo Conforti Psicologo Psicoterapeuta

      Treviglio  |  3472... (click per vedere) 3472... (click per vedere)

     Ansia

      da 60 €
  • Apri scheda
    Dott.ssa Laura Foschi Psicologa Psicoterapeuta Dott.ssa Laura Foschi Psicologa Psicoterapeuta

      Bologna  |  3393... (click per vedere) 3393... (click per vedere)

     Ansia

      da 80 €
  • Apri scheda
    Dott. Sacha Horvat Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo Dott. Sacha Horvat Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo

      Milano  |  3392... (click per vedere) 3392... (click per vedere)

     Ansia

      da 70 €
  • Apri scheda
    Dott.ssa Anna Mura Psicologa Psicoterapeuta Dott.ssa Anna Mura Psicologa Psicoterapeuta

      Torino  |  3296... (click per vedere) 3296... (click per vedere)

     Ansia

  • Apri scheda
    Dott. Gianluca Sapienza Psicologo Psicoterapeuta Dott. Gianluca Sapienza Psicologo Psicoterapeuta

      Torino  |  3713... (click per vedere) 3713... (click per vedere)

     Ansia

      da 65 €
  • Apri scheda
    Dott. Gabriele Campello Psicologo Psicoterapeuta Dott. Gabriele Campello Psicologo Psicoterapeuta

      Lucca  |  3475... (click per vedere) 3475... (click per vedere)

     Ansia

      da 60 €
  • Apri scheda
    Dott.ssa Sabrina Fronzi Psicologa Sessuologa Dott.ssa Sabrina Fronzi Psicologa Sessuologa

      Modena  |  3474... (click per vedere) 3474... (click per vedere)

     Ansia

      da 51 €
  • Apri scheda
    Dott.ssa Anna Zanardo Psicologa Psicoterapeuta Dott.ssa Anna Zanardo Psicologa Psicoterapeuta

      Padova  |  3284... (click per vedere) 3284... (click per vedere)

     Ansia

      da 60 €
  • Apri scheda
    Dott. Andrea Biasioni Psicologo Psicoterapeuta Dott. Andrea Biasioni Psicologo Psicoterapeuta

      Trento  |  3409... (click per vedere) 3409... (click per vedere)

     Ansia

  • Apri scheda
    Dott.ssa Rossella Pavani Psicologa Psicoterapeuta Dott.ssa Rossella Pavani Psicologa Psicoterapeuta

      Milano - Centro storico  |  3701... (click per vedere) 3701... (click per vedere)

     Ansia

  • Apri scheda
    Dott.ssa Daniela Magno Psicologa Psicoterapeuta Dott.ssa Daniela Magno Psicologa Psicoterapeuta

      Firenze  |  3475... (click per vedere) 3475... (click per vedere)

     Ansia

      da 60 €
  • Apri scheda
    Dott. Alessandro Marra Psicologo Psicoterapeuta Dott. Alessandro Marra Psicologo Psicoterapeuta

      Torino  |  3475... (click per vedere) 3475... (click per vedere)

     Ansia

  • Apri scheda
    Dott. Marco Ponta Psicoanalista Dott. Marco Ponta Psicoanalista

      Napoli  |  3288... (click per vedere) 3288... (click per vedere)

     Ansia

      da 70 €
  • Apri scheda
    Dott. Francesco Isotti Psicologo Psicoterapeuta Dott. Francesco Isotti Psicologo Psicoterapeuta

      Ronco Briantino  |  3756... (click per vedere) 3756... (click per vedere)

     Ansia

      da 80 €
  • Apri scheda
    Dott. Roberto Croatto Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo Dott. Roberto Croatto Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo

      Aosta  |  3482... (click per vedere) 3482... (click per vedere)

     Ansia

  • Apri scheda
    Dott.ssa Martina Salteri Psicologa Psicoterapeuta Dott.ssa Martina Salteri Psicologa Psicoterapeuta

      Milano - Magenta, Sempione  |  3713... (click per vedere) 3713... (click per vedere)

     Ansia

      da 70 €
  • Apri scheda
    Dott.ssa Manuela Leonessa Psicologa Sessuologa Dott.ssa Manuela Leonessa Psicologa Sessuologa

      Torino  |  3333... (click per vedere) 3333... (click per vedere)

     Ansia

      da 70 €