Dalla Menzogna Esistenziale a una Vita vissuta autenticamente

L'arte di unificare gli opposti

Pubblicato il 6 novembre, 2015  / Psicologia e dintorni
Dalla Menzogna Esistenziale a una Vita vissuta autenticamente

Il pensiero schizofrenico non riguarda soltanto le persone che sono affette dalla patologia psicotica ma anche il nostro modo di pensare e di agire da persone " normali".

A livello individuale questa concezione di mettere tutto in opposizione si traduce in una visione nichilistica del mondo cui i valori fondamentali delle religioni non riescono a dare orizzonte; Il nichilismo è quella la dottrina filosofica che suggerisce tra le altre cose anche la negazione di uno o più aspetti significativi della vita. Se inteso in forma di nichilismo esistenziale, la vita stessa è senza senso.

Ma nel ventesimo secolo abbiamo assistito anche a nuove tendenze filosofiche e scientifiche, partite proprio con l'intenzione di riformare una nuova logica:

  • La meccanica quantistica
  • il paradigma sulla complessità
  • la teoria dell'arte e della creatività

hanno portato sempre più spesso ad esplorare e superare i confini del pensiero oppositivo.

in questa nuova logica si inserisce il pensiero congiuntivo (o unificante) , secondo l’A.P.E. ( Antropologia Personalistica Esistenziale di Antonio Mercurio e suoi collaboratori) è il pensiero dell'artista che sostituisce la logica del disgiungere con il tratto congiuntivo e mette al posto della causalità lineare, la causalità circolare. Si tratta di un modo nuovo di intendere il mondo che apre orizzonti nuovi ed ancora sconosciuti.
Ma a cosa porta il modo scisso di pensare e perchè dovremmo portarci verso un modo nuovo di pensare che non sia lineare ma piuttosto dialettico?

Noi mettiamo in atto il pensiero schizofrenico attraverso il vivere la nostra vita scissi. La affrontiamo non realmente per quello che siamo ma adottiamo una metafora per difenderci dal dolore provato per le ferite ricevute. Tutto questo ci porta a vivere in una "menzogna esistenziale" della quale non siamo consapevoli.

Quindi possiamo partire dicendo che la menzogna esistenziale è un “meccanismo di difesa” dell’Io Persona.

Ma perché l’Io Persona dovrebbe difendersi indossando una maschera?

1) Le ferite che riceviamo durante la vita intrauterina e la primissima infanzia sono insopportabili per L’Io Persona che ancora non si è rafforzato e quindi sotto questo dolore potrebbe soccombere e morire anche fisicamente.

2) Le ferite sviluppano odio verso chi ci ha feriti ma questo odio, il feto o il bambino piccolissimo non possono esprimerlo perché è un odio omicida e se si uccide la madre (la prima persona che ci ferisce, consapevolmente ma molto spesso inconsapevolmente pensando di fare il nostro bene o legittimamente seguendo i propri desideri), soprattutto il feto ma a volte anche il bambino non può sopravvivere e morirebbe egli stesso! Tanti aborti interni dimostrano questa volontà omicida e suicida.

Quindi per non morire fisicamente o esistenzialmente l’Io Persona si deve difendere da questo odio e dal dolore, prima rimuovendo odio e dolore e poi indossando una maschera che copre questa sua volontà.

È necessario che lo faccia perché deve difendersi:

  • dall’angoscia di morte
  • deve difendersi imponendo agli altri la propria volontà di dominio
  • deve affermare il rifiuto di nascere
  • deve affermare il rifiuto di passare dallo stadio dell’Io Fetale allo stadio dell’Io Adulto.

Però indossando la maschera, ognuno di noi :

  • nega il principio di realtà
  • nega la verità
  • alla propria maschera dà il nome di “verità assoluta”
  • nega l’esistenza del suo lato oscuro
  • nega l’esistenza delle sue debolezze
  • nega l’esistenza dei suoi vizi
  • si installa un falso Sé con orgoglio e pretesa.

Tutto ciò si attua, non solo nelle parole con cui si raccontano i fatti ma molto di più nei fatti che costellano la vita intera.

La sorgente maggiore della menzogna esistenziale è l’ideale di perfezione e quindi non possiamo ne ammettere ne riconoscere a noi stessi che abbiamo odiato e che odiamo ma dobbiamo inevitabilmente rimuovere questo odio.

Per rendere più chiari questi concetti, prenderò ad esempio la trama di un film e la sua lettura sophiartistica. Nel film, "TheTruman Show" ( un film del 1998 diretto da Peter Weir e interpretato da Jim Carrey), il protagonista è stato abbandonato alla nascita ma questo abbandono era già preventivato sin dalla sua vita intrauterina e questa è la sua ferita! Il regista del network che rappresenta l’Io Fetale adotta Truman sin dalla vita intrauterina e lo segue passo per passo mandando in onda le immagini già così precocemente e prima della sua nascita. La nascita di Truman infatti avviene in diretta (ad un certo punto del film, il regista dirà: " è nato in diretta, perché non potrebbe morire in diretta?" ).Quindi quando noi rimuoviamo l’odio e il dolore ci facciamo adottare dall’Io Fetale che è l’unico tra le nostre istanze che ci da ragione, che ci sostiene, che ci permette di continuare a sopravvivere biologicamente ma che allo stesso tempo dispone della nostra vita e della nostra morte. Truman (e ognuno di noi) non è cosciente di essere pilotato dall’Io Fetale che dal canto suo crede di fare il bene per noi, non rendendoci liberi e creando per noi un mondo perfetto, dove la sofferenza ( tipo la morte del padre) serve solo a farci sentire in colpa e a bloccarci rispetto alla nostra curiosità di esperire la vita. Da piccoli ci siamo sentiti in colpa per cose delle quali non avevamo nessuna colpa reale ma abbiamo sviluppato il senso di colpa per non essere liberi. Per Truman tutto è sincronizzato a dovere e non c’è possibilità che qualcuno possa ferirlo finchè vive in quel mondo protetto che gira solo intorno a lui. Truman e noi con lui mentiamo a noi stessi e non sappiamo di mentire.

Truman e noi con lui, indossa la maschera che lo rende perfetto. Tutti noi assolutizziamo questa maschera e pensiamo di essere nella verità. Ma allora da dove nasce l’insoddisfazione che proviamo? La tristezza che ci assale? La confusione che ci fa traballare? La depressione che ci fa desiderare di morire?

Una parte di noi che è il nostro Sé Personale, sa che siamo esseri umani e quindi non possiamo essere perfetti o solo buoni e che la nostra natura è fatta anche di ombre oscure. E allora il Sé ( nel film rappresentato dalla ragazza) comincia a frantumare la maschera e la prima risposta che diamo a ciò che il Sé ci porrà davanti è il vittimismo. "Tutte a noi capitano!!".

Ma perché il Sé vuole con determinazione farci crollare la maschera? Truman sta bene, ha una vita felice. La sua maschera è così perfetta da fargli preferire la prigione, il restare chiuso nell’utero e girargli intorno invece di nascere al suo vero progetto di vita.

Il nostro vero progetto di vita è situato secondo l’Antropologia Personalistica Esistenziale, nel nostro inconscio esistenziale. Nell’inconscio psichico troviamo tutte le rimozioni della nostra coscienza e non è modificabile dall’esperienza perché è psichico appunto. Mentre l’inconscio esistenziale è chiamato da A. Mercurio “Esistenziale” perché è modificabile dall’esperienza e contiene le rimozioni ma anche i vissuti della persona. Cambia la sfera della nostra vita. Quindi il Sé che appartiene alla nostra sfera esistenziale ci porta a rivivere vissuti antichi, dandoci l’opportunità di trasformare le risposte a questi vissuti. Quando Antonio Mercurio parla di trasformare il passato, per molti è un'utopia, ma se ci riflettiamo un attimo, cambiare la risposta data nel passato (facendolo oggi) vuol dire cambiare il vissuto che abbiamo dentro di quell’esperienza e quindi vuol dire instaurare nuovi modelli operativi interni che cambiano il nostro passato. Il passato, di cui parla Antonio Mercurio è da intendere come vissuto di antiche esperienze. Lasciamo così la vecchia orbita che gira intorno all’Io Psichico senza arrivare mai e cominciamo ad orbitare intorno al Sé. Questo è quello che accade a Truman dopo aver conosciuto la ragazza. Lui è ancora ignaro della falsa vita che sta vivendo ma attraverso i ricordi, i pezzetti di giornale, tenta di ricostruire, di cercare il suo Sé perché a un livello inconscio esistenziale sa che solo così potrà vivere una realtà e nascere ad un livello superiore.

Quindi il primo lavoro da fare per è quello di scoprire qual è la nostra metafora. Scoprire cioè con quale modalità affrontiamo la nostra vita. I laboratori di Sophia-art e di Cosmo-art sono stati concepiti proprio a questo scopo e cioè di rendere cosciente ciò che è inconscio. Attraverso i vari tipi di laboratorio le persone che ne fruiscono, utilizzano sia l’emisfero destro che quello sinistro, il ragionamento profondo e il sentire profondo. Con i laboratori si comprende l’esperienza in maniera profonda. Nei laboratori comoartistici vi è la possibilità di creare una energia nuova, un "Sè Corale" che ci aiuterà a realizzare il nostro progetto di creare bellezza autentica nella nostra vita e non una finta perfezione come quella vissuta da Truman per una parte della sua vita.

Concludo questo mio articolo augurando a tutti noi di decidere di intraprendere questo viaggio di crescita personale e divenire persone autentiche anche entrando in relazione autentica tra noi persone "normali"

"La cosmo-art dice che la bellezza seconda non si può creare da soli; essa è sempre il frutto di un agire corale. Ma dice pure, con l’Antropologia Personalistica Esistenziale che chi non scioglie il suo odio rimosso, e il progetto vendicativo ad esso connesso, non può creare nessuna bellezza che duri." A. Mercurio

Come nell'esempio di Truman , le ferite ci colpiscono e sono presenti in noi sin dalla vita intrauterina e che poi durante il percorso della nostra vita si ripresentano per darci ogni volta l’occasione di fermarci e decidere in maniera artistica di cambiare la nostra risposta esistenziale alla ferita. Trasformiamo la nostra risposta d’Odio in una risposta d’Amore. Questo vale soprattutto per noi "addetti ai lavori" che ci poniamo dalla parte di chi detiene la verità o la "sanità" mentale vivendo spesso nell'inconsapevolezza di vivere in un "Truman Show" e trattiamo i nostri pazienti mantenendo la distanza e non entrando in relazione autentica. Sarebbe davvero importante se riuscissimo a centrarci su noi stessi e sul desiderio di creare Bellezza nel rapporto privilegiato con i nostri pazienti, piuttosto che classificare nosograficamente e giudicarli senza speranza. La bellezza appartiene all’opera d’arte e se i pazienti come persone, anche se disturbate, inviano messaggi profondi attraverso le loro narrazioni bizzarre, mi viene da considerarli delle vere opere d’arte personificate con le quali mi piacerebbe imparare a creare una Bellezza che duri nel tempo.

Bibliografia

  • Chimienti E. (2008). Cammino di crescita verso una Bellezza che non muore. Roma: Ed. SUR.
  • Mercurio A. (1995). Le leggi della vita. SUR Ed. Mercurio A. (1997). Gli Ulissidi. Roma: SUR Ed.
  • Mercurio A. (2011). La Sophia-Analisi e il principio della Gioia. Roma: Ed. SUR.
  • Mercurio A., Sensini P., Gruppo di Cosmo-art (2006). I laboratori corali di cosmo-art. Ed. SUR.
  • Mercurio A. (1979). Rivista Persona, N. 1..
  • Mercurio A. (1980). Rivista Persona N. 3/4.
  • Mercurio A. (1982). Quaderni di Psicoterapia Analitica Esistenziale, N. 3.
  • Mercurio A. (1983). Quaderni di Psicoterapia Analitica Esistenziale, vol. 4.
  • Mercurio A. (1988). La vie comme oeuvre d’art. La vita come opera d’arte. SUR Ed.
  • Mercurio A. (1991). Antropologia esistenziale e metapsicologia personalistica. Quaderni S.U.R., impaginazione Silvio De Sanctis.
  • Stanghellini G. ( 2008). Psicopatologia del senso comune