Coterapia: due è meglio di uno!

Quando il Sistema Terapeutico è composto da due Terapeuti

Pubblicato il 15 febbraio, 2017  / Psicologia e dintorni
Coterapia: due è meglio di uno!
L'arcobaleno del pensiero clinico!

Quando si pensa ad intraprendere un percorso di consulenza o psicoterapia si creano delle immagini nella nostra mente riguardo a come sarà la stanza e la disposizione dei mobili, dove saranno appesi gli attestati di laurea, se ci sarà una luce forte o tenue, e tante altre ancora. Un'immagine però è quasi sempre certa: il professionista all'interno della stanza è solo uno!

Questa è sicuramente un'aspettativa corretta per quanto riguarda un contesto di consulenza o terapia individuale, ma in altri contesti come quello di coppia, familiare o anche di gruppo non è detto che sia effettivamente così; se si tratterà di una coterapia lo si scopre, spesso con sorpresa, nel momento in cui si procede a contattare il professionista che spiegherà il proprio modo di lavorare.

Esistono diversi orientamenti ed approcci, ogni professionista sceglie quello a cui si sente più affine e non è detto che chi decide di lavorare da solo applichi il metodo sbagliato. Io personalmente come Psicoterapeuta Familiare e Relazionale ho trovato il mio orientamento, che è quello sistemico, in cui la Coterapia è una parte fondante della metodologia di lavoro con le coppie e le famiglie (diverso è il contesto individuale in cui due terapeuti per una sola persona rischierebbe di essere inadeguato). Credo fortemente in questo tipo di lavoro che a mio avviso porta un'importante serie di vantaggi al sistema ed al processo terapeutico.

Non è semplice lavorare in coterapia e non lo si può fare con il primo collega che si incontra: è importante conoscere il collega ed averne stima come professionista, ma prima ancora come persona, perchè lavorare assieme vuole dire ascoltarsi, confrontarsi, rispettare dei tempi ed avere dei ritmi in cui si deve riuscire a danzare assieme, come in un ballo di coppia.

Per fare tutto questo occorre una cosa fondamentale: la fiducia reciproca, perchè senza di quella non sarà possibile affidarsi all'altro nei momenti del bisogno e costruire un pensiero clinico comune.

Alla luce di questa complessità viene da dire che è meglio lavorare da soli che sicuramente è più semplice, ma i vantaggi dell'essere in due sono molteplici: non essere da soli vuol dire che nei momenti di difficoltà ci si confronta e insieme si decide come proseguire, il pensiero clinico è frutto di due menti che ascoltano i pazienti, sentono le loro emozioni in modo differente andandosi a completare ed arricchendo la possibilità di comprensione ed aiuto, quando si commette qualche errore senza nemmeno magari accorgersene l'altro può aiutarci a vederlo, le risonanze che ogni professionista ha durante i processi di consulenza o psicoterapeutici possono essere maneggiate ed ascoltate con l'aiuto dell'altro potendole poi utilizzare nella relazione con i pazienti.

Tutti questi aspetti non sono vantaggiosi solo per i professionisti ma anche e soprattutto per i pazienti: se all'inizio l'idea di trovarsi di fronte a due professionisti può creare un po' di ansia e preoccupazione, se si crea una buona relazione con loro, poi sopraggiunge la sicurezza di avere una qualità di lavoro superiore e la tranquillità di sentirsi compresi ed accolti in parti diverse dall'uno e dell'altro.

Nella mia pratica clinica ho lavorato e lavoro da sola all'interno del contesto individuale, ma per quello familiare e di coppia sceglierò sempre la coterapia per tutti i motivi che ho appena descritto.