Il Disturbo Ossessivo Compulsivo o DOC

Pubblicato il 12 gennaio, 2015  / Ansia e Depressione
Il Disturbo Ossessivo Compulsivo o DOC

Comincio con il definire cos'é un'ossessione: un'ossessione è un pensiero,  un impulso o un desiderio continuo, intrusivo, inquietante che occupa mentalmente gran parte del tempo di una persona che non riesce ad abbandonarlo, né a scacciarlo e che si presenta con insistenza malgrado la sua volontà.

La compulsione, che quasi sempre accompagna la prima, è un comportamento ripetitivo e ritualistico che ha la finalità di attenuare l’ansia prodotta dal pensiero intrusivo, di neutralizzarlo, renderlo sostenibile e limitarne le possibili conseguenze negative.

La combinazione dei due elementi caratterizza il disturbo ossessivo compulsivo che rappresenta per chi lo vive uno stato psichico molto disturbato, limitante e angoscioso, fonte di dubbi, disagio interiore e difficoltà relazionali.

Pur avendo il soggetto la consapevolezza dell’irrazionalità dei suoi comportamenti e dei suoi eccessi, non riesce a modificarli. Alla base di questo disturbo c'è un dubbio insanabile circa il contenuto  cui fa riferimento (può essere una paura, una fobia, un sentimento affettivo, un sospetto, ecc.) che impone una strategia di contenimento e di controllo che  non è mai bastevole, ma è anzi continuamente fonte di ulteriori dubbi.

Pertanto la coazione a ripetere diventa fine a se stessa in quanto non raggiunge mai il livello di efficacia desiderato, continuando ad imporsi sulla coscienza razionale. Ne deriva un restringimento anche gravissimo della propria libertà personale e molto spesso anche di chi gli vive accanto.

Alla base di questo disturbo esiste un conflitto non risolto tra istanze diverse della propria personalità (Es-Super Io, Femminile-Maschile, Istintualità- Coscienza etica) che comporta un dibattito interiore dove la possibilità di scelta è fortemente compromessa da una imposizione interna che non dà scampo al soggetto che la prova, anche quando vorrebbe opporsi, anche quando vorrebbe liberarsene.

Una persona può considerarsi veramente libera se, mentre agisce, ha la coscienza di poter decidere di agire diversamente da come sta agendo. Libertà che manca nell'ossessivo, in quanto egli ha perso il senso del poter-essere diverso  da come è.  Una terapia per questo disturbo è molto complessa non tanto per rintracciare i contenuti di fondo che hanno scatenato il conflitto, ma per la refrettarietà che la coscienza critica del soggetto oppone alla sua risoluzione, malgrado la sofferenza che ne deriva.  E’ opportuno, e in alcuni casi indispensabile, accoppiare ad una psicoterapia che cerchi di favorire il cambiamento una terapia farmacologica che ne attutisca l’ansia, anche se il soggetto non rileva quest’ultima come fonte del proprio disagio.

Il disturbo ha i suoi prodomi già nella adolescenza, ed è favorita da un carattere rigido e da una educazione severa, ma può comparire anche  in età adulta, spesso sollecitata da un'esperienza traumatica. A seconda dei diversi modelli teorici di riferimento essa può essere leggibile come il risultato di un trauma remoto subito nell’infanzia, come una modalità comunicazionale, o una predisposizione genetica, o una disfunzione del comportamento dovuta a condizionamenti ambientali: in ogni caso, senza volere assolutizzare nessuna delle prospettive secondo cui il problema può essere visto ed affrontato, è certo che chi ne soffre ha bisogno di un aiuto terapeutico valido per contenerne gli eccessi e le esasperazioni, ma rimane una terapia complessa e senza risultati definitivi.

Spesso i comportamenti compulsivi si cronicizzano con periodi di riduzione  e alleggerimento alternati ad altri di riacutizzazione: in questo senso l’integrazione di una terapia farmacologica nelle fasi più acute insieme a una psicoterapia che ne elabori adeguatamente  le cause può dare risultati soddisfacenti .