Gravidanza: aspetti emotivi e psicologici

Pubblicato il 26 ottobre, 2018  / Ansia e Depressione
gravidanza

Chi tra noi non ha mai dato per scontato che una donna in gravidanza sia felice o debba essere felice per l'imminente arrivo del nascituro? Si sente spesso dire che la maternità sia una questione di istinto e per parecchio tempo è stata considerata come il momento di massima realizzazione per una donna, la generatività è stata a lungo simbolo cardine della femminilità e si è creduto, inoltre, che lo stesso aumento degli ormoni in gravidanza avesse un ruolo protettivo nei confronti della donna.

Il processo della gravidanza include sia aspetti fisici che psicologici, mamma - e anche papà - affrontano l'avanzare della gravidanza attraverso un cambiamento fisico ma allo stesso tempo sono sottoposti anche ad un cambiamento psicologico dato dalla preparazione per l’arrivo del loro bambino e del loro nuovo ruolo di genitori. Le diverse e particolari sollecitazioni biologiche, psicologiche, sociali e culturali a cui le future mamme sono esposte implicano delle reazioni comportamentali ed emotive che sono caratteristiche della storia di vita e del contesto di appartenenza di quella determinata donna. Abbondiamo di prove culturali, antropologiche e biologiche ma un processo ritenuto cosi naturale può essere ostacolato dalla presenza di alcuni sintomi ed è facile a quel punto sentirsi messe in discussione sul piano personale.

Non è poi raro che una donna possa convincersi di avere qualche grave difetto o di non essere adatta per questo nuovo ruolo, ecco che allora, velocissimamente, entrano in gioco le aspettative che abbiamo verso le nostre capacità materne e l'entusiasmo iniziale può lasciare spazio al senso di fallimento. Proprio in questi passaggi così delicati che vedono la donna affrontare diversi cambiamenti su molteplici piani della sua vita (fisici, sociali, emotivi ...), stati di sofferenza e di disagio transitori o permanenti faticano ad essere riconosciuti, diagnosticati e successivamente trattati in maniera adeguata.

Le patologie in epoca perinatale possono avere conseguenze importanti sulla salute materna e del bambino e sul conseguente sviluppo a lungo termine di quest'ultimo, proprio queste conseguenze giustificano l'importanza che "dovrebbe" essere data alla prevenzione e al monitoraggio della futura mamma durante e dopo la gravidanza.

I disturbi dell'umore e i disturbi d'ansia sono risultati essere i disturbi psichiatrici più frequenti a cui una donna può andare incontro durante la gravidanza, proviamo a fare chiarezza e a capire meglio in che modo si caratterizzano:

1. Appartiene ai disturbi dell'umore la depressione perinatale, da distringuere dai lievi sbalzi di umore che avvengono durante la gravidanza o dopo il parto, i cosidetti baby blues, in quanto questi ultimi tendono a risolversi spontaneamente entro i primi 10 giorni dal parto e sono riconducibili alle ricche sollecitazioni ormonali e affettive conseguenti la nascita del figlio. Un minor numero di donne può sviluppare un vero e proprio episodio depressivo maggiore e i sintomi possono insorgere sia durante la gravidanza che successivamente. Viene confermata la presenza del disturbo quando per almeno 2 settimane la persona manifesta 5 dei seguenti sintomi: sconfroto, sfiducia, senso di colpa, inutilità, perdita di interesse, stanchezza, pensieri di morte e fantasie suicidarie. L'esperienza riportata dalle donne è quella di disperazione e questo sentimento viene spesso accompagnato da pensieri vissuti come intrusivi e incomprensibili, da un ansia diffusa, dalla sensazione di non essere capace e da un possibile ritiro sociale.

2. Per quanto riguarda i disturbi d'ansia sono state individuate delle "ansie specifiche della gravidanza" (Pregnancy Specific Anxiety, PSA), ovvero un quadro clinico caratterizzato proprio da paure e preoccupazioni legate alla condizione gestazionale in quanto risulta evidente che il focus sia legato in modo specifico alla transizione e al passaggio verso la maternità. Di solito si riscontra timore riguardo al cambiamento fisico, paura di provare dolore durante il parto o di perdere il controllo, paura per la vita del nascituro e per la propria e un timore generale rispetto alle proprie capacità materne.

3. Il parto e l'arrivo del bambino possono rappresentare, seppur più raramente, anche un momento di elevato rischio di psicopatologia psichiatrica grave, in quasto caso si tratta di psicosi che si manifestano in epoca perinatale e possono essere sia di tipo affettivo sia di tipo non affettivo. La schizofrenia e psicosi puerperale rappresentano i principali disturbi psicotici ma restano comunque meno frequenti rispetto ai tassi di depressione e di ansia postnatali. l'esordio solitamente è a due settimane dal parto e brusco, la sintomatologia include deliri, allucinazioni, irritabilità, labilità emotiva, osillazioni di umore e confusione. In questo caso, differentemente dalla depressione, i fattori biologici sono preponderanti rispetto a quelli psicosociali e questa situazione rapprensenta una vera e propria emergenza psichiatrica in quanto se non viene trattata adeguatamente può portare a delle conseguenze anche estremamente negative sulla salute della mamma e del suo bambino.

Sebbene l’attenzione verso queste tematiche sia cresciuta negli ultimi anni, le donne quando si trovano in queste situazioni sono ancora restie a rivelare la reale entità del malessere di cui soffrono. Forse perché temono di essere giudicate? Forse per la paura di essere liquidate dai professionisti in modo superficiale?

Mettendoci nei panni di una mamma che sta vivendo un momento di sofferenze, a volte la scelta "meno difficile" sembra quella di tenere nascoste le proprie preoccupazioni e i timori privati con la speranza che tutto si risolva da se, ma proprio in questi momenti, quando la neomamma realizza che qualcosa non sta funzionando e che i sintomi e il malessere non tendono a diminuire nonostante il passare del tempo, è fondamentale che riesca a parlarne con qualcuno.

Infatti, moltissime donne pensano di essere le sole e da sole nell’affrontare tutto quello che gli sta capitando, ciò fa si che l’ansia e la paura divengano ancora più grandi, quando, invece, il solo fatto di riuscirne a parlare può contribuire al miglioramento della situazione.

Bibliografia:

  • P. Grussu e A. Bramante, (2016) "Manuale di Psicopatologia Perinatale, Profili Psicopatologici e Modalità di intervento", Erickson
  • K. Kleiman (2017) "Guarire dalla Depressione Postpartum, Indicazioni cliniche e psicoterapia", Erickson
  • C. Henshaw, J. Cox, J.Barton (2009) "Modern Managements of perinatal psychiatric disorders" RCPsych Publications