Ansia: nemica o amica?

Imparare a distinguere tra ansia funzionale e ansia disfunzionale

Pubblicato il 25 febbraio, 2015  / Ansia e Depressione
Ansia: nemica o amica?

Tutti conosciamo l’ansia; spesso la proviamo, la riconosciamo, la nominiamo (“oddio sto andando in ansia!”); siamo anche in grado di riconoscerla negli altri (“guarda quello com’è ansioso!”); sappiamo addirittura prevedere le situazioni in cui sarà probabile che la sperimenteremo (“so già che domani, durante l’interrogazione, andrò in ansia e farò una bruttissima figura!”).

Ma conosciamo veramente l’emozione “ansia”? Da dove deriva, che valore ha per l’essere umano, in cosa consista effettivamente a livello fisiologico, cognitivo e comportamentale?

Quel che tutti sappiamo di certo è che, la maggiorparte delle volte, non ci piace provare ansia, ci fa star male, può arrivare a complicarci la vita, può diventare addiruttura un disturbo di cui soffriamo; conclusione: l’ansia è nostra nemica!

Ma sarà veramente sempre nostra nemica o forse, talora, può diventare la nostra migliore amica? È a questa domanda che proverò a dare risposta.

Da un punto di vista etimologico, la parola “ansia” deriva dal latino “anxia”, derivato di “anxius”, ansioso, che a sua volta risale al verbo “angere”, ovvero stringere, soffocare.

Da un punto di vista psicologico, il termine ansia definisce uno stato psicofisico caratterizzato da una sensazione di apprensione, di incertezza, di paura e di allarme con anticipazione di eventi negativi mal definiti, verso i quali il soggetto si sente indifeso e impotente.

Esiste unanime accordo tra ricercatori e clinici nel considerare l’ansia un fenomeno multidimensionale con componenti fisiologiche, comportamentali e cognitive.

  • Componente fisiologica: le principali modificazioni fisiologiche che l’ansia comporta sono: aumento del battito cardiaco (o tachicardia); aumento della pressione arteriosa; aumento della tensione muscolare; aumento della frequenza respiratoria (o iperventilazione).
  • Componente comportamentale: le risposte comportamentali più frequenti sono due: attacco o fuga (evitamento); nel primo caso si affronta lo stimolo, o la situazione, che ci procura ansia, ad esempio: affronto l’interrogazione; nel secondo caso decido di rimandare il problema, scappando, esempio: non vado a Scuola il giorno dell’interrogazione.
  • Componente cognitiva: i nostri pensieri saranno concentrati sugli aspetti che percepiamo come maggiormente minacciosi; valuteremo in modo irrealistico la situazione; catastofizzeremo la situazione e contemporaneamente, svaluteremo noi stessi e le nostre capacità di far fronte al pericolo e alla situazione stessa (“ l’interrogazione andrà malissimo, farò una bruttissima figura e a casa succederà il finimondo! Sono un incapace!”) .

Quindi le principali caratteristiche dell’ansia sono: quando la proviamo, viviamo dei sintomi fisici come la tachicardia, l’aumento della sudorazione, tremori ecc…; in quei momenti pensiamo che la situazione, o lo stimolo, che ci fa provare ansia sia molto pericolosa per noi e per il nostro benessere, e che noi non abbiamo le qualità per farvi fronte; infine reagiremo o affrontando la situazione o evitandola.

Ma perché esiste l’ansia? Che valore ha per l’essere umano? A cosa serve?

L’ansia è un emozione ancestrale, una reazione naturale dell’organismo, geneticamente determinata, che si produce quando siamo di fronte ad uno stimolo o ad una situazione che valutiamo come pericolosa per la nostra sopravvivenza.

È quindi una reazione innata dell’organismo, nonchè universale, che gli consente di prepararsi ad affrontare il pericolo, lo stimolo ansiogeno, attraverso o la risposta di attacco o la risposta di fuga, le due principali risposte che, come già detto, emettiamo quando ci troviamo in pericolo.

Pensiamo all’uomo primitivo, è stata proprio l’ansia a permettergli di sopravvivere, e quindi di evolversi, preparandolo o a combattere contro gli animali feroci o a scappare da loro.

Tutti i sintomi fisiologici dell’ansia hanno infatti come scopo quello di aumentare la forza e l’energia dell’organismo, nonché di accelerare le sue capacità decisionali, per prepararlo ad affrontare al meglio il pericolo.

Ansia: nemica o amica?
L’aumento del battito cardiaco e della pressione arteriosa servono infatti per pompare più sangue, cioè per dare maggiore energia al nostro corpo, e per portarlo soprattutto ai muscoli e al cervello, che dovrà essere ben irrorato di sangue e con maggiore quantità di ossigeno, che ci arriva dall’aumento della frequenza respiratoria, per poter prendere la giusta decisione il più in fretta possibile; i muscoli si tendono per essere più vigorosi e pronti ad un eventuale scontro fisico o alla fuga; la sudorazione aumenta per rinfrescare il corpo e renderlo più scivoloso, quindi meno afferrabile; svuotiamo la vescica (è un classico fare molta pipì quando si è in ansia) per rendere l’organismo il più leggero possibile; rallenta la nostra funzione digerente (ecco perché possiamo provare nausea) per concentrare tutte le energie del corpo dove servono maggiormente.

Ecco che ognuno dei sintomi dell’ansia, che tanto ci fanno stare male e che odiamo, ha un significato e un valore ben preciso, originariamente non solo non dannoso per l’essere umano, ma addirittura utile ed indispensabile alla sua, e alla nostra, sopravvivenza.

L’ansia dunque è un’emozione innata, utile, fondamentale.

Ma essa non ha permesso solo all’uomo primitivo di salvarsi dai pericoli che lo circondavano, bensì aiuta ancora oggi gli uomini a salvarsi dai nuovi pericoli.

Pensiamo a un pedone che attraversa una strada, magari un po’ distratto, che vede arrivare all’improvviso un automobile in velocità; eccoci di nuovo all’uomo delle caverne con davanti un leone feroce; cambiano i fattori ma la situazione è la medesima: vediamo un pericolo, pensiamo che ci sia il rischio di morire, proviamo ansia, l’ansia provoca nel nostro organismo tutta una serie di modificazioni che lo aiutano e lo preparano a gestire al meglio la situazione, decidiamo, ed agiamo, al meglio, ovvero torneremo indietro correndo, andremo in aventi correndo, faremo dei gesti e urleremo e così via.

Vista da questa prospettiva, forse l’ansia non è più quell’emozione negativa che tanto odiamo e di cui vorremmo liberarci totalmente, non è più la nostra nemica, non è più, come mi disse una volta una mia paziente, “un mostro nero che voglio distruggere!”.

Tuttavia è vero anche che da compagna di viaggio che ci aiuta a sopravvivere, da migliore amica, essa può diventare una compagna di viaggio che ci ostacola la vita, che ci procura sofferenza, insomma una nemica.

L’ansia infatti viene distinta in: ansia funzionale e ansia disfunzionale.

La prima è quella di cui abbiamo già parlato, mentre la seconda è quella che si attiva in assenza di un pericolo reale, ovvero di fronte a situazioni o stimoli non oggettivamente pericolosi: è quindi ansia funzionale quella che proviamo quando siamo di fronte a un automobile che sta per investirci o a un serpente velenoso incontrato in un bosco; è ansia disfunzionale quella che proviamo al solo pensiero di dover sostenere un’interrogazione o di dover parlare di fronte a tante persone.

L’ansia si definisce disfunzionale anche quando ha un impatto negativo sull’adattamento e sul comportamento delle persone, cioè quando essa è eccessiva, come frequenza con cui si verifica, intensità con cui si manifesta e durata nel tempo.

Ed è proprio quando da funzionale si trasforma in disfunzionale, da amica diventa nemica, che l’ansia diventa capace di provocare dolore e sofferenza nella vita delle persone che ne soffrono, arrivando ad ostacolare i loro progetti di vita e a modificare la loro esistenza.

E questo, purtroppo, accade molto spesso: da uno studio epidemiologico condotto in Italia nel 2014, sulla prevalenza dei disturbi mentali, è emerso che, nei 12 mesi precedenti, quasi due milioni e mezzo di italiani hanno presentato un disturbo d’ansia.

Ed è proprio in questi casi che bisogna assolutamente rivolgersi ad uno psicoterapeuta, per intraprendere un percorso psicologico, capace di interrompere questa modalità disfunzionale e nociva di vivere e sentire, per cancellare dalla nostra vita quell’ansia che ci è nemica e tornare a prendere per mano la nostra vecchia amica ansia.

La paura del pericolo è diecimila volte più spaventosa del pericolo vero e proprio, quando si presenta di fatto davanti ai nostri occhi; e l'ansia è una tortura molto più grave da sopportare che non la sventura stessa per la quale stiamo in ansia” (Daniel Defoe, Robinson Crusoe)