Sofia  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il

Caserta

Ho fatto vincere la mia ansia?

Sono una ragazza di 22 anni, sto studiando all'università e vivo ancora con i miei.
Intorno ad aprile delle mie colleghe si sono iscritte all'Erasmus nonostante io ogni anno dicessi che volessi farlo; tra il voler aspettare un'amica con cui andare e le mie paure (di stare sola così lontana da casa) io non mi sono mai iscritta. Arriviamo così all'ultimo anno in cui si poteva fare e pensai di iscrivermi, in un momento impulsivo, e poi pensare cosa avrei fatto. Quando apro la domanda, era scaduta quella mattina.
È così che penso che sono stanca di aspettare gli altri o di stare meglio ed essere più sicura di fare le cose. Cerco allora degli stage a Londra; essendo una città dove sono sempre voluta andare, ero sicura che mi avrebbe molto spronata. Non trovo molto, a causa anche del passaporto e del visto, ed è così che penso di ripiegare su un soggiorno studio.
Penso di iniziare a prendere il passaporto e poi pensarci, solo che quando dico ai miei perché mi stavo organizzando per prendere il passaporto e condivido la mia idea, crolla il mondo. Giorni su giorni di litigate su quanto sia pericoloso andare da sola, perché voglio andare da sola, che non se ne parla proprio, ecc. Finché non si arrendono e decidono che se proprio ero sicura potevo andare.
È qui che ho iniziato a farmi dei dubbi se l'idea fosse ragionevole o meno, se dovessi andare o meno, ma rimango sulle mie idee che sarebbe stata una bella occasione ed esperienza.
Il 16 maggio prenoto in una scuola. Quando ho cercato il programma per la prima volta, il prezzo era indicato in euro, circa 2.000 €. Quando l'ho prenotato (molto tempo dopo), non so perché, ma il prezzo era in sterline, e me ne sono accorta solo quando ho ricevuto la fattura sul telefono con alcune spese aggiuntive che non avevo nemmeno visto. Ero sicura che fosse in euro e che quindi 2.000 erano ok per me, ma non era così. Quindi ho pagato circa 3.000 € in totale per il programma (corso + alloggio + voli).
Da qui inizia un tormento senza fine.
Scoppio a piangere il giorno dopo andando a lezione con l'aria che mi mancava pensando a quanto avessi speso. Tutti i giorni, per quasi un mese, è un pensiero di ragionamento se andare o no. Le ansie di cui sopra si moltiplicano anche nelle aspettative del corso, dell'esperienza. Se mi avesse fatto schifo, o avessi odiato viaggiare da sola, mi sarei ammazzata. Nonché un pensiero molto razionale che non tutti fanno queste cose; se me ne privo non è che valgo meno o sono da meno. Non tutti vanno in Erasmus e la vita non mi corre dietro.
Lascio qui sotto un'intera cosa che ho scritto, accumulando pensieri e ragionamenti, per farvi capire il rimugino costante, nello span da maggio a giugno:
"3.000 euro mi sembrano davvero troppi per un'esperienza del genere.
So che avrei potuto organizzare un viaggio simile in autonomia, senza il corso (voli + alloggio), spendendo molto meno. Mi sembra di aver pagato un prezzo esorbitante.
Questa esperienza non ha alcun valore professionale concreto per me. Voglio diventare insegnante e/o lavorare nei musei. Qualche settimana a Londra non cambierà le mie prospettive di lavoro. Non entrerà nel mio curriculum in modo significativo. Quindi, in pratica, è... una vacanza. E 3.000 euro per una vacanza mi sembrano una cifra assurda.
Se avessi vinto una borsa di studio o se dovessi lavorare lì, mi sentirei pienamente giustificata. Ma andarci solo per l'esperienza? Mi sembra una cosa da ragazzina ricca e viziata.
I motivi per andarci:
L'esperienza in sé, ovviamente. Vivere da sola all'estero per qualche settimana, usare l'inglese ogni giorno, cavarmela da sola, incontrare persone di altri paesi.
I 400 euro sono già persi in ogni caso.
Quando immagino uno "scenario magico" in cui sono già atterrata a Londra e mi sono sistemata, provo eccitazione e felicità.
Quando immagino di aver annullato, non mi sento esattamente triste. Mi sento... normale. Neutra. Sollevata che il conflitto mentale sia finito.
E penso che questo sia il vero problema: gran parte del motivo per cui annullare mi sembra allettante non è perché non voglio andare a Londra. È perché il rimborso è irreversibile. Una volta fatto, non posso più ripensarci. La porta si chiude e la mia mente finalmente smette di girare in tondo. Invece, se decido di partire, l'opzione del rimborso esiste ancora tecnicamente fino ai primi di agosto, quindi la mia mente continua a ripensarci ogni giorno.
Non ho la sensazione di perdermi Londra se annullo. Nella mia testa, "Un giorno andrò a Londra con qualcuno e sarà altrettanto bello". So che probabilmente non è logicamente vero (andare da soli e andare con qualcuno sono esperienze diverse), ma emotivamente è così che mi sento. Quindi la paura di perdermi qualcosa non è ciò che mi spinge a partire.
Ciò che mi spinge ad annullare è onestamente: la sensazione di aver preso una cattiva decisione finanziaria e voglio smettere di pensarci.
Continuo a ripetermi: "Avrei dovuto pensarci di più, di più, di più prima di impegnarmi." Ma onestamente... ho fatto ricerche per mesi prima di prenotare. Mi sento solo... estremamente stupida.
So razionalmente che i 400 € sono persi comunque. Il sollievo che provo immaginando di cancellare è dovuto principalmente alla decisione di chiudere la questione, ma a volte anche alla paura di essere sola, di non esserlo mai stata per così tanto tempo, e al dubbio di starmi spingendo troppo oltre. Credo sinceramente di aver pagato troppo. Non credo che questa convinzione sia solo ansia mascherata; penso sia una valutazione finanziaria legittima. E faccio fatica ad accettare di aver speso una cifra simile per qualcosa che è essenzialmente crescita personale/esperienza di vita, piuttosto che qualcosa con un ritorno misurabile.
Mi sembra che non ci sia via d'uscita che non mi faccia sentire stupida:
Annullare: "hai sprecato 400 euro e hai rinunciato a qualcosa per cui avevi già pagato"
Andare: "hai speso 3.000 euro quando avresti potuto farlo spendendo molto meno"
Entrambe le opzioni mi sembrano un'ammissione di aver commesso un errore. E credo di essermi concentrata così tanto sulla ricerca dell'opzione che mi faccia sentire meno stupida da aver perso la capacità di... decidere.
A volte ho la sensazione che mi piacerebbe tanto se ci fosse qualcuno sopra di me che mi dicesse cosa fare."
Questi pensieri che girano in tondo ogni giorno sono diventati troppo da sopportare per quasi un mese. Alcuni giorni mi passava anche la voglia di mangiare.
Razionalmente, e cercando online e chiedendo online, il consenso era che si trattasse di ansia anticipatoria o altre forme di questa, tipo il rimuginamento, e che avrei dovuto sopportare e andare, convincere il mio cervello che ho tempo per pensarci, che non devo decidere ora e che dovrei andare, sconfiggere le mie paure, non prendere la via più facile ovvero non andare.
Una sera, ero a cena con i miei e quando mia madre dice "e poi a Londra…" io dico "non so se vado", ed è così che loro immediatamente mi hanno detto (visto quanto non approvassero il viaggio): "non andare, se il pensiero ti sta stressando così tanto, se ogni giorno sei sull'orlo di fare il rimborso, di cercare sollievo, non andare: basta."
Ed è così che ho chiesto il rimborso.
Il sollievo non è stato immediato. Mi sento meglio, ma non quanto speravo. Perché penso ancora che sia un'esperienza pressoché inutile in un corso che neanche mi avrebbe dato una vera certificazione, ma mi sento di aver perso.
Non ho voglia di andare, non è che c'è una parte di me che appena ho cliccato rimborso si è sentita che in realtà voleva andare. È semplicemente che avevo messo così tanto sforzo e mente in tutto ciò che mi sembra di aver perso tempo.
Ora sto cercando di convincermi che ha senso pensare prima a finire i miei studi universitari e poi un giorno ci penso. Ho ancora tutta la vita davanti, no? Ho davvero perso tempo? Ho scelto la fuga più facile, quella dettata dall'ansia? Avrei dovuto combattere ancora?
Sono sicura che in parte sia per l'ansia dei miei, ma d'altro canto se fosse stata un'opportunità irripetibile credo sarei andata lo stesso. Era il concetto di star andando con tutta quest'ansia spendendo 3.000 euro, in fondo. Non so.
Ho sbagliato? Me ne pentirò per sempre? Non mi sento di pentirmene strettamente, ma ho ancora tanta tensione addosso. Speravo di essere più sollevata di così; mi sento di aver perso.
Mi sento di aver perso e so che sarei dovuta andare invece, che avevo pagato e ho solo buttato dei soldi. Mi sento un po' questo senso di colpa; non so se esattamente me ne sono pentita, ma sono consapevole che l'ho fatto maggiormente perché non riuscivo più a reggere il rimuginare. Ora come vado avanti?

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Ursula Fortunato Inserita il 18/06/2026 - 21:47

Milano
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Buon pomeriggio Sofia,
da ciò che descrive emerge una sofferenza significativa, accompagnata da ansia, preoccupazione e da un senso di disagio che sembra andare, oltre il singolo episodio legato all'acquisto del biglietto di cui racconta.
A volte eventi specifici, possono rappresentare un punto di attivazione di vissuti più ampi che meritano di essere compresi con maggiore attenzione. Per questo motivo potrebbe essere utile approfondire insieme il contesto in cui si è verificata questa esperienza, cercando di comprendere quali pensieri, emozioni e situazioni, possano aver contribuito ad alimentare il malessere che sta vivendo.
Mi sembra che, nonostante la decisione di rinunciare al viaggio possa aver rappresentato un tentativo di ridurre nell'immediato l'ansia e la preoccupazione, il disagio emotivo associato all'accaduto sia rimasto presente. Questo può essere un segnale importante da ascoltare e comprendere, senza giudizio, in uno spazio adeguato, riservato e protetto.
Un percorso di supporto psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro in cui esplorare ciò che sta vivendo, dare significato alle sue emozioni e individuare modalità più funzionali per affrontare situazioni che oggi risultano particolarmente faticose.
Se sente il desiderio di approfondire questi aspetti, iniziare con un confronto, resto disponibile per un primo colloquio conoscitivo online. Può scrivere o chiamare liberamente.
Un caro saluto,
Dott.ssa Ursula Fortunato