Le relazioni sono come una fisarmonica.
Ci si allontana, ci si avvicina, ma non ci si abbandona.
Si resta uniti anche a distanza, per continuare a suonare.
Il suono stride acuto quando si allungano le distanze,
come un pianto;
diventa più grave e ansimante quando si accorciano,
come un nodo alla gola.
Ma c’è un punto di massima vicinanza, che pare chiudere
e dove tutto si ferma.
È in quella pausa che si riprende energia del movimento.
È in quel breve silenzio che riparte il suono.
È il quel sordo click che nasce la vera relazione.
M. Marino
La storia di C. ci mette di fronte a un fatidico dilemma: “Se avesse ricevuto l’amore che un essere umano merita, nei primissimi anni della sua esistenza, avrebbe avuto una vita così difficile e sofferta in ambito sentimentale e sessuale?”.Purtroppo a questa domanda non possiamo rispondere, semplicemente perché le cose sono andate in modo diverso, e nessuno possiede la sfera magica.
Tanti mettono in dubbio persino che l’amore incondizionato esista, e ognuno ha differenti modi di considerare questo complesso e ambiguo sentimento, dai tempi dei greci fino ai giorni nostri. C’è chi lo considera una malattia, chi una follia, un’estasi divina e soave, una passione travolgente, un’ossessione, chi una serie di mattoncini da mettere su, uno dopo l’altro, nel corso della relazione. Probabilmente hanno ragione tutti. Ma ad essere onesto, io non penso che la questione principale sia se l’amore esista o meno, perché ogni realtà esiste nella mente di chi se la rappresenta.
Forse non è nemmeno così utile parlare di destino o casualità.Credo piuttosto che ciò che conta è che tu, in quel preciso momento che senti le farfalle nello stomaco, credi di poter regalare loro la libertà di volare, perché ti fidi del potere propulsore del tuo cuore. Mettici tutta la forza di volontà per creare, nutrire e vivere “quel momento”. Ciò che importa è costruire e dare valore a ciò che senti, che credi valga la pena e merita un’impalcatura sulla quale lavorare con dedizione, passione, sotto il sole, le intemperie o a testa in su come Michelangelo Buonarroti quando dipinse la Cappella Sistina. Si, a testa in su, perché l’amore puro è un dialogo tra gli inferi e il divino, ti fa guardare in alto e poi ancora in basso, ti dondola come un’altalena dalla terra al cielo, ed una volta toccato il cielo, ti riporta sulla terra, ma avrai le mani colorate di azzurro.
Tutto questo movimento crea il fuoco, ed è importante dare forma a quel magma incandescente, fluido energetico che scorre dentro di te. Come fa uno scultore con il marmo quando sente l’ispirazione. Lui non pensa a quanto duro e impenetrabile sia quel blocco, lo scolpisce e basta, mettendoci tutto il suo sentimento e volontà, plasmando così un suo desiderio su quel materiale che razionalmente è solo una pietra dura. É una “sfida” con il suo “blocco interiore” che si tramuta nell’inizio di una nuova amicizia con se stesso. É un’interazione distruttiva e costruttiva allo stesso tempo con i suoi oggetti interni: spacca, scalfisce, smussa e lucida quel corpo dotato di anima, vagamente conosciuto ma non del tutto estraneo, i cui dettagli prendono nuove sfumature e sfaccettature, la forma nuovo stile e nuova vita proprio mentre lo lavora ed elabora.
É un po’ come facevano gli alchimisti nel tentativo di trasformazione della materia, gli esperimenti per trasformare il piombo in oro erano in realtà processi di proiezione della loro ricerca interiore verso l’essenza, il loro Oro: il proprio sviluppo, l’evoluzione psicologica e spirituale. Così come l’artista con la sua tela bianca, quanto ci litiga a suon di spennellate, schizzi, getti e strati di colore, ma quanto ci fa l’amore anche, accarezzandola nei suoi punti erogeni ed in fine coccolandola con la premura di volerle dare una dignitosa dimora, che non troverà mai perché l’opera è in fondo di tutti, povera nomade senza valigia e senza stabile protezione, circondata da una cornice che le offre contenimento e che la rende un quadro, dandole quella quadratura e vaga precisione che per definizione non può avere, perché l’arte è liberamente perfetta nella sua imperfezione. I colori sono terra, aria, acqua, sono natura quindi impossibile imprigionarli, è per questo che quando li guardi la mente viaggia, evade portando l’osservatore in mondi inesplorati, fantastici, immaginifici, oserei dire onirici.
Il poeta fa anima, che sgorga e fuoriesce lentamente attraverso il suo cuore ferito, alla stregua di una follia che si esaurisce con la poesia scritta lì, su quel foglio stropicciato, su un angolo di tavolino, con una piccola luce soffusa che illumina si e no i primi versi, versati con sangue in lacrime, versatili, verso un mondo che sta là fuori da quello stanzino buio e freddo, tentando di urlare, cosa che il poeta non sa fare.
L’amore è quindi una forma d’arte? O l’arte è una forma d’amore? Se si ama si fa arte e se si fa arte si ama, ma attenzione perché l’amore non è solo idilliaco e mondo di colori accesi, gli stessi colori possono anche abbagliare! L’amore è anche sofferenza e sacrificio, momenti di buio, nero, grigio.. che possono sfumare nell’incantesimo del viola, nella profondità o nell’abbandono del blu, nell’aggressività o pulsionalità del rosso e per finire nel coraggio edificante dell’arancione e nella calorosa fiducia ed entusiasmo del giallo.
Passando quindi dal freddo dell’angoscia al caldo della passione ed alla luce bianca della pace più totale, ma sappiamo che la pace totale è la morte, infatti la luce bianca ricorda molto il tunnel che porta dalla vita alla morte, all’aldilà. Come la natura stessa ci insegna, tutto e tutti facciamo parte di un ciclo che inizia e termina nello stesso punto, dopo un lungo circumnavigare tra i colori di tutta la gamma, viaggio che affrontano costantemente gli artisti e i poeti.
Gli ostacoli sono solo paranoie, i muri non sono indistruttibili, l’acqua non è sempre accogliente, puoi farti male tuffandoti da grande altezza. Ciò che una cosa è, sei tu stesso a crearla, a darci senso e forma. L’amore c’è se tu vuoi che esista, e nel momento in cui l’hai provato, non ha più importanza che nome abbia, non importa nemmeno ricordare come possa essere definito, perché in quel momento hai coniato un nuovo modo di sentire, il tuo. É stato fondato un nuovo mondo e lei/lui è quel mondo.
Fonti:
- Matteo Marino. Dietro le quinte non si è mai soli. 2022. Porto seguro editore
- Matteo Marino. Hermann Hesse e il mito di sè. L'uomo creativo che viveva con gli archetipi. 2017. Moretti & Vitali