Aiuto, non ri(conosco) più!

Pubblicato il 6 febbraio, 2020  / Sesso e Amore
relazione

È comune riscontrare, nelle prime fasi dell’innamoramento, la fantasia di una comunicazione intuitiva e immediata tra gli amanti, che si accompagna alla sensazione inebriante di conoscersi da sempre.

Si tratta di un’esperienza fondante nel passato e nel presente: perché sta a fondamento, nell’infanzia, di qualsiasi capacità di comunicazione e conoscenza; e perché costituisce in età più matura il collante iniziale di ogni relazione.

Sarà proprio la magia di questo vissuto, così appagante, la primaria fonte di fiducia nel legame, che permetterà di sopravvivere alle inevitabili frustrazioni successive, e di superarle. Ma questo, solo se si danno alcune felici condizioni di maturità emozionale.

Ancora una volta, il prototipo di questa sintonia è rintracciabile nell’esperienza del legame tra il neonato e chi se ne prende cura: chiaramente un infante non parla, e se anche potesse parlare, non avrebbe idea di cosa chiedere alla mamma, perché non saprebbe riconoscere, da solo, di cosa ha bisogno.

Per fortuna molte madri sono capaci di sintonizzarsi sugli stati d’animo dei loro bambini, ovvero sanno cogliere e interpretare, più o meno correttamente, i segnali che passano attraverso il pianto, il gesto, il movimento, e altri indicatori di malessere provenienti da un bisogno insoddisfatto; e non è solo una questione di bisogni fisiologici, perché molti sono i bisogni emotivi in gioco, tra cui quello di essere visti/compresi è forse, in assoluto, il più importante.

Se qualcosa va storto a questo livello di esperienza, ovvero se il bambino non si sente visto e conosciuto per quel che è, egli resterà in se stesso come in esilio: la parte più vitale e più vera di lui sarà imbozzolata, e da quel nucleo centrale e nascosto premerà per trovare un altro essere umano che la comprenda. E cosa c’è di meglio, per essere sicuri di essere capiti fino in fondo, che provare le stesse emozioni all’unisono? Questa diventa, per molti ex bambini deprivati, la ricerca di tutta una vita. Il problema è che, messa in questo modo, è destinata al fallimento.

La ragione è che queste persone hanno troppo bisogno di qualcuno che riconosca loro, per vedere realmente qualcos’altro: quel che è peggio, tendono ad accoppiarsi con partner che condividono con loro deprivazioni e cecità emotive. Ecco dunque cosa accade: i due innamorati si rinforzano l’un l’altro in questa illusione di essere una cosa sola, ma in realtà non s’incontrano proprio, o quasi per niente; sono ciechi e convinti di sapere chi è l’altro (ma l’altro non lo vedono affatto), e vivono per un po’ nel loro sogno.

Un giorno la realtà bussa alla porta, ed è troppo rumorosa per essere ignorata: allora, si accusano l’un l’altro di aver tradito le aspettative, di aver finto o recitato, o di essere cambiati improvvisamente e in modo inspiegabile; frasi del tipo non ti riconosco più!, oppure dove è finito il mio x?, costituiscono il dolente leit motiv di queste reciproche accuse. Dove x sta per il partner, incognito di nome e di fatto.