Il cambiamento in Psicoterapia

Le modalità in cui la psicoterapia interviene sugli individui

Psicologia e dintorni
Il cambiamento in Psicoterapia

Nella richiesta di intervento psicoterapeutico è contenuta, sebbene spesso implicitamente, la necessità che un qualche cambiamento avvenga. Si tratti di un sintomo ben individuato o di un vago senso di malessere o, ancora, di difficoltà nelle relazioni, ciò che viene portato in seduta è il vissuto concreto di un messaggio che si potrebbe così sintetizzare: "nella mia vita deve cambiare qualcosa".

Le dinamiche della psicoterapia sono, a ben vedere, un processo che mira al cambiamento di uno stato iniziale. Lo psicoterapeuta, col suo intervento, è l'elemento che quello stato tende a smuovere.

Perché, altrimenti, ci si rivolgerebbe alla psicoterapia? Per quanto piccolo, un cambiamento è auspicato dal cliente sin dalla prima seduta. Dove avviene, però, questo cambiamento? O, meglio, per quali vie?

È bene sottolineare che la scuola di pensiero e l'esperienza del professionista contribuiscono a dar forma alla risposta.

Per quanto mi riguarda, il presupposto principale è la creazione di un sistema a finalità terapeutiche; e ciò a partire dall'incontro tra la specifica individualità del cliente e quella del terapeuta. L'incontro è senz'altro asimmetrico: da una parte il cliente che richiede un intervento, dall'altra il tecnico che mette a disposizione le proprie conoscenze ed il proprio saper fare.

Tuttavia, le individualità di entrambi entrano a far parte di un sistema nuovo che, in quanto tale, oltre che per le finalità concordate, è potenzialmente apportatore di cambiamento. A ciò consegue che tutto quanto avverrà in seduta farà parte di una relazione "riparatrice" in grado di "esportare" gli eventuali benefici ad altre relazioni. Tanto più significativo sarà il sistema creato, tanto più si porrà come modello per altri contesti.

Ma, appunto, per quali vie passa e, oserei dire, si impone la relazione terapeutica?

Personalmente, credo innanzitutto attraverso la prassi. Constatando, cioè, di volta in volta, che ci si può relazionare in modi diversi dai soliti, che ci si può permettere di sperimentare e di far propri nuovi modi di stare con l'altro.
Ma ciò non basta. Di seduta in seduta, il modo stesso di leggere gli eventi muta e trova nuovi significati, fino al punto che la narrazione esistenziale del cliente cambia. La storia di cui si è protagonisti diviene qualcos'altro. Inoltre, ciò che prima risultava vago e confuso trova nuove ridefinizioni e nuove interpretazioni che ne chiariscono il senso.

La via maestra del cambiamento è, però, quella che conduce ad un nuovo sentire. Credo fermamente, infatti, che se un individuo sente se stesso e le relazioni che lo riguardano in un modo nuovo (anche solo per un aspetto piccolissimo dell'esistenza), tenderà di conseguenza ad agire e a relazionarsi diversamente. Probabilmente, di questo passo, quel che generava malessere verrà percepito sotto una nuova luce e, quindi, superato.

Corollario a ciò, è che il sistema terapeutico lavora bene non solo quando parla alla testa con argomenti che la ragione può vagliare, ma anche quando colpisce allo stomaco con del materiale, più propriamente emotivo, che la ragione non riesce pienamente a cogliere. Infine, è giusto sottolineare che lo stato emotivo del sistema terapeutico (e in questa categoria includerei tutto quanto origina già solo dal sentirsi non giudicati e presi in carico) può agevolare la psicoterapia stessa e, inoltre, fungere da prototipo per la vita quotidiana del cliente.