Le emozioni legate all'abuso sessuale infantile

Imparo a far pace con il bambino che sono stato e con l'adulto che sono oggi

Pubblicato il 5 luglio, 2021  / Psicologia e dintorni
abuso sessuale infantile

L'abuso è un esperienza che segna per sempre l'esistenza di chi lo subisce. Rappresenta un trauma che danneggia l'equilibrio fisico e mentale del bambino e comporta gravi conseguenze nel corso degli anni.

Le emozioni che vengono sperimentate sono principalmente quattro: colpa, rabbia, vergogna e piacere.

In assenza di un aiuto professionale che favorisca l'elaborazione di quanto accaduto durante l'infanzia, queste emozioni rimangono congelate nel passato e si ripresentano sotto la stessa forma in età adulta. Elaborare l'esperienza dell'abuso sessuale aiuta “il bambino” che siamo stati a far pace con quelle emozioni e “l'adulto” che siamo oggi ad utilizzare gli strumenti adeguati per gestire tali emozioni e le convinzioni negative collegate.

 

LA COLPA

Da bambino: la figura adulta di attaccamento per un bambino è la fonte di sicurezza e di sopravvivenza, la base sicura dalla quale può allontanarsi per esplorare il mondo e nella quale rifugiarsi se arriva il pericolo. Quando l'adulto diventa improvvisamente anche la fonte di pericolo e la minaccia, la confusione che ne deriva si può facilmente immaginare. Il pensiero che si struttura nella mente di un bambino sarà: “se l'adulto che deve proteggermi e del quale mi fido mi fa qualcosa di sbagliato, probabilmente la colpa è mia, mi sta punendo. Anche se mi fa del male ci sarà una ragione”. Sarà più facile dare la colpa a sé stesso di quello che sta accadendo, in quanto dare la colpa all'adulto significherebbe perdere la figura di riferimento fonte di affetto e sicurezza. Se l'adulto dice che l'abuso è un atto d'amore, uno scambio d'affetto, questa affermazione non viene messa in discussione; quello che il bambino mette in discussione saranno le sue emozioni e le sue sensazioni fisiche.

Da adulto: il senso di colpa sfocia in atti autolesionistici, in autosabotaggi di vario genere. Rabbia e frustrazione che ne derivano sono le più evidenti. E' presente la difficoltà a regolare la rabbia e gli impulsi.

Come si lavora sul senso di colpa in psicoterapia: uno degli obiettivi è affrontare la dura realtà di non essere stati protetti e amati dalla propria figura di riferimento, ma distrutti e annullati nella propria intimità. Dobbiamo arrivare a scindere il pensiero razionale dell'adulto che siamo oggi che sta interpretando e razionalizzando quello che ha passato e le emozioni e i vissuti del bambino che è stato. In altre parole cercare di connettere l'adulto razionale di oggi con la parte bambina abusata e carica emotivamente.

 

LA RABBIA

Da bambino: celata per il senso di colpa, non raccontata per la paura di distruggere la famiglia o non essere creduto. Tutto questo porta il bambino abusato a non sentire la rabbia, a non riconoscerla.

Da adulto: alimentata dalla colpa, può essere rivolta verso sé stessi (uso di sostanze o alcool, disturbi alimentari, autolesionismo), oppure rivolta all'esterno in modo incontrollato e generalizzato (atti violenti a livello verbale o fisico guidati dal bisogno di vendetta, ma non diretti al colpevole e quindi non soddisfacenti). Spesso la rabbia viene manifestata attraverso una continua svalutazione di sé stessi e degli altri.

Come si lavora sulla rabbia in psicoterapia: lo scopo è dare spazio a questa rabbia per tanto tempo repressa, ascoltarla e capire le altre emozioni e i pensieri che si nascondo sotto.

 

LA VERGOGNA

Da bambino: si cela dietro il senso di colpa. E' l'emozione predominante. Il bambino si percepisce una persona inadeguata, disgustosa e si aspetta che anche gli altri lo percepiscano e che lo vedano con i suoi stessi occhi: una persona da ripugnare.

Da adulto: è presente la sesazione di avere sempre gli occhi sprezzanti degli altri puntati addosso. Sarà un adulto schivo, che teme il giudizio dell'altro in quanto proietta all'esterno le convinzioni che ha su se stesso: “se io mi vedo ripugnante, gli altri mi vedono altrettanto ripugnante”. Ci si sente sempre inferiori; l'altro è sempre migliore di noi.

Come si lavora sulla vergogna in psicoterapia: l'obiettivo è riportare l'equilibrio tra noi e gli altri. Non esiste la perfezione, anche gli altri commettono errori. E' importante imparare a vedere che il confronto tra noi e gli altri è un confronto “alla pari”.

 

IL PIACERE

Da bambino: spesso tra le varie emozioni e sensazioni che il bambino abusato prova, può esserci anche il piacere. Sperimentare una sensazione piacevole in un'esperienza così drammatica porta a celare questa emozione e la relativa sensazione fisiologica e finisce per essere sotterrata dietro a tanta vergogna e colpa.

Provare piacere è del tutto normale. Il bambino in età pre-puberale non è in grado di comprendere o provare piacere di natura sessuale come un adulto, ma è in grado di percepire e provare sensazioni piacevoli.

Da adulto: il pacere viene vissuto con grande senso di colpa. Può essere presente la difficoltà a vivere il piacere in generale e la difficoltà ad esplorare la sessualità. In situazioni più gravi sono presenti vissuti di vergogna talmente elevati da portare all'evitamento di situazioni attivanti.

Come si lavora in psicoterapia: l'obiettivo è arrivare a far comprendere che provare piacere durante un atto così terribile è possibile e questo non toglie la valenza drammatica di quanto subito e soprattutto non si è complici di quell'atto. Il corpo è animato e risponde se stimolato anche nelle più brutte situazioni.

 

 

Fonti:

  • Bakacs S. (2020). C'era una volta un bambino.
  • Dèttore D., Fuligni C. (1999). L'abuso sessuale sui minori. McGraw Hill