Psicologia positiva: cos'è?

Alla scoperta dei meccanismi che ci aiutano a stare bene

Pubblicato il 17 febbraio, 2018  / Psicologia e dintorni
Psicologia positiva: cos'è?

Tradizionalmente la ricerca psicologica ha centrato la sua attenzione sui meccanismi da cui originano i diversi disturbi psicologici, ponendo in secondo piano le potenzialità di cui dispone ogni paziente.

L'esplorazione delle risorse insite in ognuno di noi, rappresenta invece l'essenzialità della Psicologia Positiva, approccio ormai consolidato che consente di osservare l'essere umano nella sua globalità, cioè con i suoi punti di forza e con le sue difficoltà.

Pertanto la salute mentale non si identifica più in modo semplicistico con l'assenza di disturbi clinicamente diagnosticabili, ma coincide con una condizione di benessere che l'uomo può conquistare superando le inevitabili tensioni della vita quotidiana.

La Psicologia Positiva si occupa proprio di individuare i meccanismi che contribuiscono al benessere psichico degli individui stimolando i punti di forza racchiusi in ognuno di noi.

Alcuni ricercatori parlano di "difese psichiche naturali", riferendosi alle potenzialità che possiamo sfruttare per combattere ansia, depressione, stress.

Queste "difese" definite anche "punti di forza del carattere" rappresentano delle disposizioni positive che opportunamente stimolate e incoraggiate, possono influire positivamente sull'umore, lo stato d'animo ed il comportamento, con effetti positivi sulla vita personale e relazionale. Peterson (Università del Michigan) ha individuato questi punti di forza in disposizioni positive quali: saggezza, coraggio, umanità e amore, giustizia, moderazione e trascendenza.

Incoraggiare queste disposizioni ci rende più creativi, lungimiranti, critici in senso costruttivo e capaci di mettere in prospettiva gli eventi modificando il nostro focus di osservazione in direzione di una maggiore complessità e ricchezza.

Quindi, la Psicologia Positiva si pone come obiettivo quello di aiutare l'uomo ad adottare modi di pensare ed agire, che coinvolgono anche gli altri e incidono positivamente sulla soddisfazione personale e sulla felicità soggettiva.

In conclusione, la felicità e il benessere personale non si identificano in modo semplicistico con la prescrizione di cure di autosuggestione, quanto piuttosto con un nuovo modo di avvicinarsi a sè che permette all'individuo di ritrovare gli strumenti utili a raggiungere il livello di autorealizzazione più corrispondente alle sue esigenze, restituendogli un ruolo pienamente attivo nella comprensione e definizione di sè.

Riferimenti Bibliografici:

  • Joseph S. e Linley P., "Positive therapy: a meta-theory for positive psychological practice", 2006
  • Peterson C., "A primer in positive Psychology", Oxford University Press, 2006
  • Seligman M., " La costruzione della felicità", New York Free Press, 2002