Cannabis: effetti e conseguenze sulla salute psicologica

Pubblicato il 8 luglio, 2021  / Psicologia e dintorni
cannabis - effetti psicologici


Che cos’è la cannabis?

La cannabis è una pianta appartenente alla famiglia delle Cannabacea che viene utilizzata in moltissimi settori, tra cui il tessile, l’energetico e il farmacologico. I principi attivi presenti in maggior quantità nella cannabis sono due:

  • il THC, molecola che conferisce gli effetti psicoattivi e le proprietà terapeutiche, grazie al legame che crea con i recettori degli endocannabinoidi (sostanze endogene simili a quelle della pianta prodotte dall’organismo stesso) del sistema nervoso e di numerosi altri organi del corpo umano; questi recettori portano all’attivazione di alcuni circuiti dopaminergici, responsabili degli effetti della cannabis;

  • il CBD, o cannabidiolo, molecola che ha degli effetti inibitori e rilassanti, insieme a numerose proprietà benefiche.

 

Secondo il National Survey on Drug Use and Health del 2010, la marijuana e l’hashish, derivati dalle infiorescenze femminili essiccate della cannabis, sono le droghe più comunemente consumate in Europa e negli Stati Uniti. Ben il 19% dei giovani italiani e il 22% dei francesi ne ha fatto uso nell’ultimo anno.
 

Effetti psicologici e fisici immediati derivanti dall’utilizzo di cannabis

Gli effetti dell’uso di cannabis variano da persona a persona, sono direttamente correlati al contenuto di THC e sembrano dipendere dallo stato mentale al momento dell’assunzione.

10 minuti dopo avere assunto la cannabis, i livelli di THC aumentano e raggiungono il picco in 1 ora. L’effetto continua per circa 3 ore se fumata e parecchie ore in più se ingerita. Gli effetti immediati fisici più comuni sono:

  • alterazioni cardiovascolari, come aumento della frequenza cardiaca e vasodilatazione, responsabili del rossore agli occhi,

  • secchezza della bocca,

  • analgesia moderata.

Gli effetti psicologici conseguenti all’uso di cannabis sono invece:

  • senso di fame e aumento dell’appetito,

  • diminuzione della funzione intellettiva,

  • aumento di ilarità e loquacità,

  • problemi di memoria,

  • mancato controllo del movimento, con poca stabilità e riflessi ridotti,

  • sonnolenza e apatia,

  • alterazioni dello stato di coscienza oniroidi,

  • allucinazioni, paranoie e attacchi di panico.
     

Quando diventa un problema? Effetti psicologici e fisici a lungo termine sulla salute mentale

Nel lungo periodo possono verificarsi danni ai neuroni e allo stato psicologico. Vediamo cosa dice la scienza sugli effetti a lungo termine.

  • Il consumo di cannabis causa alterazioni nell’ippocampo, una zona del cervello ricca di recettori per i cannabinoidi che svolge un ruolo importante nella memoria. Di conseguenza, si associa a difetti della memoria episodica, riguardante i ricordi autobiografici, e della memoria a breve termine, nonché una difficoltà nel ricordare nuove informazioni. Generalmente questo sintomo non è permanente e tende a scomparire all’interrompere l’assunzione.

  • Uno studio del 2018, in cui si è monitorato un gruppo di adolescenti per 4 anni, ha correlato il consumo di cannabis con il danno delle funzioni cognitive, in particolare i domini di memoria di lavoro, ragionamento percettivo, controllo inibitorio e qualità del ricordo, in misura molto maggiore rispetto al danno provocato dall’alcool. Secondo un’altra ricerca del 2012 condotta dalla Duke University, i rischi della marijuana aumentano notevolmente se assunta prima dei 18 anni: l’uso frequente causerebbe danni cognitivi permanenti nei domini di intelletto, memoria e attenzione, perché il cervello si sta ancora strutturando e organizzando ed è particolarmente vulnerabile. Dalla ricerca risultò che chi aveva iniziato a consumare marijuana da adulto, non mostrava gli stessi danni nelle funzioni cognitive.

  • Secondo una ricerca del 2009 di Wayne Hall e Louisa Dagenhardt, che sia consumata occasionalmente o in maniera continua, la cannabis può aumentare la probabilità di sviluppare disturbi psichici, soprattutto ansia e panico, psicosi, depressione, manie, paranoie, disturbo delirante, disturbi comportamentali, oltre che intossicazione e tumori delle vie aeree. Le psicosi sono frequenti soprattutto negli adolescenti e si crede siano slatentizzate (emerse da ciò che prima era latente) dalla cannabis.

  • La cannabis può creare dipendenza, più psicologica che fisica, con crisi di astinenza poco probabili e non gravi. Inoltre, la dipendenza da cannabis è molto minore di quella causata dalla nicotina e secondo alcuni ricercatori può persino aiutare per lasciarsi alle spalle dipendenze da droghe pesanti o da alcool.


L’utilizzo terapeutico in medicina della cannabis

La cannabis è nota anche per le sue straordinarie proprietà terapeutiche. Esistono delle formulazioni, posologie e dosi specifiche in base al disturbo da trattare che possono essere prescritte dai medici in diversi paesi, Italia inclusa.

La cannabis è prescrivibile in Italia come farmaco a pagamento per qualsiasi patologia per la quale ci sia una letteratura scientifica accreditata. Per la prescrizione gratuita a carico del sistema sanitario, sono attualmente riconosciute alcune patologie quali:

  • Sclerosi multipla e lesioni del midollo spinale

  • Dolore oncologico e cronico

  • Cachessia in anoressia e AIDS

  • Vomito e inappetenza da chemioterapici

  • Glaucoma

  • Sindrome di Tourette.

Questo campo è ancora relativamente nuovo. Ad oggi sono in corso numerosi studi che stanno ampliando il panorama di possibilità terapeutiche offerte dalla cannabis.