"Il corpo dice": le emozioni espresse tramite i disturbi psicosomatici

Panoramica sulla genesi ed il trattamento del meccanismo di somatizzazione

Pubblicato il 20 giugno, 2020  / Psicologia e dintorni
psicosomatica

Ad ognuno di noi è successo in alcuni momenti della vita di sperimentare fastidi o addirittura veri e propri dolori fisici senza poi trovare, a seguito di visite ed analisi mediche, alcuna condizione medica sottostante.

Potrei descrivere svariate sintomatologie con origine psicosomatica: a partire dal frequente mal di testa da tensione, fino ad arrivare a tachicardie, fitte al petto, gastriti, dolori muscolo-scheletrici e vertigini.

Già più di un secolo fa Freud parlava dell’Io descrivendolo come “un Io corporeo, che deriva in ultima analisi dalle sensazioni del corpo”. Corpo e mente non possono dunque essere considerate come entità distinte.

In questo articolo affronteremo l’affascinante campo dei disturbi psicosomatici partendo da una visione olistica della persona, nella sua unicità e globalità, e considerando il fatto che le somatizzazioni possano essere talvolta il correlato di uno stile di vita disfunzionale ma possano anche segnalare un’iniziale voglia di cambiare.

Vi sono differenti fattori coinvolti nello sviluppo di un problema fisico: la debolezza costituzionale, la struttura genetica, l’imprinting dei primi mesi di vita, l’ambiente fisico ed i fattori emozionali.

Tutti questi elementi possono incidere sul funzionamento dei sistemi endocrino, vegetativo ed immunitario e concorrere a formare uno stato morboso.

Nella persona “psicosomatica” le emozioni vengono scaricate sul corpo attraverso l’attività dei centri viscerali anziché elaborate e valutate. Nel momento in cui, dopo aver provato un’emozione, questa viene ritenuta disdicevole dalla parte pensante, essa viene rimossa, negata, spostata e dunque somatizzata.

La difficoltà della persona in questione consiste nell’incapacità di mentalizzare e di simbolizzare le emozioni ed i segnali somatici ad essa legati.

Quando le emozioni non vengono accolte dalla parte cognitiva, possono scaricarsi sul cervello primitivo che è in contatto diretto con gli organi.

La cura del disturbo psicosomatico consiste quindi nel ripescare elementi emotivi nascosti nel corpo affinché vengano accettati, accolti ed assimilati.

Poiché è stata un’emozione negativa a far scaturire il processo psicosomatico, la cura che porterà ad evidenziare tale emozione potrà essere inizialmente dolorosa e produrre resistenze al trattamento. Bisogna inoltre tenere in considerazione i vantaggi secondari ottenuti col ruolo di malato (compiti dai quali si viene esonerati, aiuti dai familiari etc…) a cui spesso la persona non riesce a rinunciare e che possono produrre delle resistenze al trattamento.

E’ possibile effettuare una divisione tra i vari organi ed il loro significato a livello simbolico, la quale ci fornisce una mappa per orientarci nella valutazione dell’apparato su cui si tende a somatizzare.

Un disturbo a livello degli apparati digerente e respiratorio è ricollegabile all’aspetto relazionale con le figure primarie di accudimento, a ciò che la persona ha o non ha digerito e respirato nel contesto familiare. Potrebbe esserci una mancanza di autonomia o una forte discrepanza tra le richieste dell’ambiente e la possibilità di soddisfarle.

Quando invece viene interessato il sistema immunitario, la pelle, il sistema nervoso e la sfera sessuale si può immaginare che ci sia una problematica legata al senso della propria identità, al riconoscimento del pericolo rispetto a ciò che viene da fuori, ad un senso di disorientamento sulla capacità di discriminare cosa è bene per sé.

Infine quando viene coinvolto l’apparato osseo-articolare e cardiaco, la persona potrebbe non sentirsi in grado di realizzare i propri obiettivi, per mancanza di occasioni nell’ambiente o per un senso di incapacità. Frustrazione e senso di impotenza si traducono in dolori muscolari e contratture.

La prima infanzia risulta essere il periodo di elezione per la formazione dei disturbi psicosomatici.

Il processo evolutivo è fortemente influenzato dalla capacità dei genitori di sintonizzarsi e regolare gli stati emotivi del bambino, traducendo gradualmente gli stati di eccitamento in affetti denominabili.

Bion parla di “contenimento” mentre Fonagy descrive questa funzione come “riflessiva”: nel caso in cui le capacità riflessive dei genitori siano scarse accade che le emozioni risultino debolmente collegate con le parole e vissute principalmente come sensazioni fisiche.

Talvolta accade che determinate emozioni debbano venire represse perché non accettate dall’ambiente familiare ed al suo posto ne vengono espresse altre, che invece ottengono buoni risultati.

 

Cosa non permette alla persona di abbandonare tali meccanismi, per quanto dolorosi?

La risposta è la paura. Le reazioni di somatizzazione sono state apprese precocemente nella vita per far fronte a situazioni di rischio ed il cervello le ha fissate nella memoria per proteggere il soggetto.

Il bambino ha paura di esprimere appieno un’emozione perché teme la reazione negativa dell’ambiente (es. la rabbia), allora trova un compromesso: sperimenterà un’emozione più accettata (es. la tristezza) e scaricherà sul corpo ciò che non può venire espresso (ad esempio con uno spasmo muscolare alla schiena). E’ cosi che un sentimento represso diventa un sintomo fisico.

Bisogna dunque prendersi cura della paura che il corpo esprime.

Nel momento in cui ci rendiamo conto di soffrire di un disturbo psicosomatico è molto importante ricercare uno spazio in cui prendersi cura del disagio che sta emergendo. All’interno di uno spazio psicoterapeutico sarà possibile dare voce alle emozioni che sono state a lungo soffocate ed imparare innanzitutto a riconoscerle, ad esprimerle ed infine ad elaborarle.

La vita quotidiana fornisce costanti fonti di stress e molto spesso non ci permette di dare ascolto alle parti più profonde, che trovano quindi attraverso il corpo un altro modo per farsi sentire.

Molto spesso il paziente psicosomatico vede la sua malattia come espressione di debolezza, di fatto è importante considerarla una normale reazione a stress e dolore.

Aumentando la fiducia in sé e l’autostima, la persona potrà arrivare ad accettare di toccare i propri limiti e rielaborarli in modo costruttivo, tappa indispensabile per uscire dal meccanismo psicosomatico.