Staccare la spina è davvero una buona idea?

Pubblicato il 16 gennaio, 2020  / Psicologia e dintorni
staccare la spina

Si tratta di una tendenza purtroppo assai diffusa, al punto da costituire la normale reazione umana di fronte al dolore: laddove ‘normale’ è molto diverso da ‘sana’, rappresentando la modalità più frequente di (non) gestione della sofferenza, e non certo la più funzionale.

Questo effetto di sistematica distrazione si realizza nei modi più disparati: distaccandosi dalla realtà per farsi dei film nella fantasia, lobotomizzandosi davanti alla televisione, nei social, in un videogioco, ovvero rifugiandosi in una dipendenza da attività (cibo, sesso, gioco, shopping compulsivo…) o da sostanze, o ancora vivendo la vita come automi che ‘fanno cose’, e non pensano.

Le persone che ricorrono spesso a questo espediente, lo chiamano staccare la spina, oppure spegnere il cervello: espressioni che la dicono lunga sul terrore sottostante di un cortocircuito mentale.

In realtà la loro mente continua a surriscaldarsi, stavolta fuori controllo, mentre loro guardano altrove. Presto o tardi la situazione esplode, trovandoli del tutto impreparati.

In estrema sintesi, questo è il bivio in cui spesso ci si perde: pensare, o non pensare.

Pensare ci fa stare in contatto con ciò che proviamo, e con la realtà della situazione in cui siamo immersi: questo significa che, se qualcosa ci affligge o ci preoccupa, il pensiero ci porterà presto a doverlo percepire e affrontare, perché la lingua batte dove il dente duole.

E dunque, se scegliamo di pensare, ci troveremo di certo di fronte all’ostacolo: ottimo, così potremo guardarlo, e cercare di gestirlo al meglio delle nostre possibilità. Ma questo implica stare per un certo periodo - che può anche non essere breve - a contatto con ciò che ci preoccupa o ci provoca disagio, il tempo cioè di capire ed elaborare; implica quindi la scelta della strada più erta e faticosa, e la rinuncia a facili scorciatoie (ovvero, come sopra: non pensare).

Del resto, possono darsi casi in cui il dolore sia così insopportabile, che ‘staccare’ può essere l’unica chance di sopravvivenza: questo accade di norma ai bambini lasciati troppo soli a fronteggiare l’esperienza di essere vivi. La loro pelle psichica è sottile, e qualsiasi emozione intensa può impattare come un’ustione; così, si distaccano dal dolore per non impazzire, come farebbe la lucertola dalla coda, qualora sia a rischio la sua stessa vita.

Questi bambini diventano ‘adulti per finta’: dentro restano fragili, e tenderanno a evitare ogni dolore, ogni fastidio o fonte di complicazione, convinti che questa sia l’unica via per non essere travolti dallo tsunami di tutte le emozioni del passato che, prima o dopo, chiedono il conto.

Il più delle volte vivono una vita ben al di sotto delle loro reali potenzialità, con il freno a mano tirato; possono anche condurre vite frenetiche e avventurose, ma sentendosi dentro vuoti, distaccati o spenti. Qualche volta prendono coraggio, e chiedono aiuto.