EMETOFOBIA - la paura del vomito

Una Fobia specifica trascurata dalla ricerca

Pubblicato il 14 novembre, 2018  / Psicologia e dintorni
paura del vomito

La fobia del vomito, o emetofobia, è una paura specifica ancora poco studiata, un'area trascurata della ricerca (Boschen, 2007).

Questo può spiegare la sua inclusione nella categoria Fobia specifica "Altro tipo" nel DSM 5 (APA, 2013). Chi soffre di emetofobia ha il terrore di vomitare o di vedere qualcun altro farlo. Si presenta con una fenomenologia estremamente complessa che, oltre all’evitamento degli stimoli fobici, include generalmente anche restrizioni alimentari, comportamenti ossessivo-compulsivi, ansia sociale, attacchi di panico e abbassamento del tono dell’umore.

Ogni sintomo di malessere viene subito interpretato come un segnale che porterà la persona a vomitare; questo spesso porta il soggetto che soffre di emetofobia a controllare ogni minimo sintomo del proprio corpo e in particolare dello stomaco, diventando ipersensibile a qualsiasi segnale.

Si evince, inoltre, che le paure sottostanti alla fobia specifica del vomito non riguardano solo aspetti fisiologici, come la difficoltà di respirare o la costrizione, ma vi è insita anche una componente sociale, ovvero la perdita di controllo davanti agli altri. Questo disturbo si verifica prevalentemente nelle donne e si sviluppa comunemente nell'infanzia, con una durata media di 25 anni prima del trattamento (Lipsitz et al., 2001; Veale & Lambrou, 2006).

Anche se la fobia del vomito appare relativamente poco comune rispetto alle fobie specifiche in generale (Becker et al., 2007), la sua prevalenza potrebbe essere stata ridotta da diagnosi errate o comorbidità (Boschen, 2007; Manassis & Kalman, 1990; Veale, 2009b); ad esempio, i sintomi ossessivo-compulsivi possono essere osservati nel lavaggio compulsivo o nei comportamenti superstiziosi in emetofobia che vengono eseguiti al fine di prevenire il vomito (Veale et al., 2015).

Un disturbo ipocondriaco può essere erroneamente diagnosticato dal grado significativo di preoccupazione, di ricerca di sicurezza e controllo del comportamento, legati al timore di possibili infezioni o intossicazioni alimentari che potrebbero portare la persona a vomitare. L'anoressia nervosa può essere diagnosticata erroneamente quando una persona sottopeso limita il cibo ingerito per ridurre il rischio di vomito. La persona con emetofobia potrebbe non avere alcun disturbo nell'immagine del proprio corpo o nell’autovalutazione e potrebbe non avere paura di ingrassare (Manassis & Kalman, 1990).

Le persone con fobia del vomito sono spesso significativamente svantaggiate dal loro comportamento di evitamento rispetto alle persone con altre fobie specifiche; ad esempio, possono evitare o interrompere una gravidanza desiderata, oppure rinunciare ad un intervento chirurgico (Veale & Lambrou, 2006). Inoltre, l'evitamento di alcuni tipi di cibo, può far sì che l'individuo diventi significativamente sottopeso (Veale et al., 2012).

L’emetofobia può manifestarsi in tre modi principali: la paura di vomitare, la paura del vomito altrui (che, secondo la persona affetta da emetofobia, può portare a contagio e vomito) e la paura di vomitare di fronte agli altri e di essere valutati negativamente (Lipsitz et al., 2001; Van Hout & Bouman, 2012).

Boschen (2007) ha dapprima sviluppato un modello di fobia specifica del vomito in cui ha suggerito che le persone affette da emetofobia potrebbero essere più vulnerabili ad esprimere ansia attraverso sintomi somatici gastrointestinali, come nausea e "farfalle", aspetti che vengono erroneamente interpretati come prova di imminente vomito.

Veale (2009) ha enfatizzato il ruolo del condizionamento emotivo in cui il vomito viene associato alla paura e al disgusto. Secondo questa teoria, le passate esperienze negative di vomito si fondono con il presente attraverso l'immaginario (Price et al., 2012; Veale et al., 2013) in modo che i ricordi vengano ri-sperimentati e quelle stesse esperienze negative ripetute. Una volta che l'associazione è stata appresa, la valutazione catastrofica fondamentale è legata alla nausea associata a vomito imminente e perdita di controllo e, inoltre, il vomito viene valutato con estremo orrore generando ulteriore ansia e disgusto.

Vi sono varie risposte che mantengono la paura, tra cui:

  • L'evitamento esperienziale di pensieri e immagini di sé o di altri che vomitano e segnali di origine per la nausea;
  • L'evitamento di segnali esterni che potrebbero portare al vomito;
  • Iper-vigilanza per il monitoraggio delle minacce esterne;
  • Attenzione auto-focalizzata e iper-vigilanza per la nausea e altre sensazioni gastrointestinali;
  • Preoccupazione, auto-rassicurazione e pianificazione mentale delle vie di fuga da altre persone che vomitano;
  • Pensiero magico e neutralizzante per fermarsi dal vomitare;
  • Comportamenti di ricerca di sicurezza, inclusi controlli compulsivi e ricerca di rassicurazione (Veale et al., 2015).

Tutte queste risposte avranno una conseguenza non voluta di aumento della frequenza dei pensieri relativi al vomito e ai sintomi di nausea e di prevenzione della minaccia di vomitare. Evitare le persone e le attività legate al vomito ostacola l'estinzione, impedisce la disconferma delle aspettative e la paura. Il vomito tendenzialmente si verifica raramente e non porta ad una ridotta risposta alla paura, forse proprio perché non è presente una frequenza tale da vincere l'associazione con la paura che, di per sé, è molto potente.

Un protocollo di trattamento di Cognitive Behavioural Therapy (CBT) (Veale, 2009b) basato su questo modello include la psico-educazione, una formulazione di processi e comportamenti cognitivi che mantengono la paura, la ricostruzione di immagini di passate esperienze aversive di vomito (Holmes et al., 2007; Veale et al., 2015), l’esposizione in vivo a segnali di vomito, l’esposizione nell'immaginazione e giochi di ruolo legati al vomito, così come la riduzione di comportamenti di ricerca di sicurezza.

Il modello di trattamento dell’emetofobia CBT si basa su modelli consolidati e convalidati di altri disturbi d'ansia. L'insorgere di ipervigilanza legata ai segnali enterocettivi, e l'errata interpretazione catastrofica di questi stimoli interni, è già stata stabilita per altri disturbi d'ansia, come per il disturbo di panico.

Anche l'eccessiva importanza attribuita alla valutazione del proprio comportamento da parte degli altri è un'osservazione consolidata nella fenomenologia della fobia sociale. Di conseguenza, è possibile stabilire che questi effetti si riscontrano anche nell'emetofobia e le stesse metodologie di ricerca, utilizzate per la valutazione di questi effetti in altri disturbi d'ansia, possono essere adattate al disturbo attuale. Inoltre, il modello illustra chiaramente come la fase acuta della nausea si intensifichi e come vengano mantenuti il ​​comportamento evitante e la vulnerabilità agli attacchi futuri.

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