Quando l’allievo è pronto l’allievo impara

Pubblicato il 14 novembre, 2019  / Psicologia e dintorni
archetipi dee

Al termine di una terapia durata circa due anni, una mia paziente si è congedata consegnandomi le sue riflessioni. Con il suo consenso le rendo pubbliche perché possono rappresentare cosa significhi intraprendere un viaggio per la conoscenza di se.

"Ci sono momenti nella nostra vita in cui sentiamo di ripercorrere il nostro passato e quasi inaspettato sorge il desiderio di rivedere vecchie fotografie. Facciamo ciò ritagliandoci uno spazio di silenzio e solitudine, uno spazio a noi sole dedicato in cui niente e nessuno possa interferire con l'emozione che proviamo. Non vogliamo sentire parole di altri, ma solo ascoltare le nostre sensazioni. Desideriamo che i ricordi ci avvolgano, che una dolce malinconia possa essere per ritrovare la nostra continuità tra quello che è stato e quello che è. Le fotografie parlano, ci dicono chi siamo state, quali sogni avevamo, parlano dei nostri amori, dei nostri dolori.

Parlano di noi attraverso i nostri sguardi, i sorrisi e ci sorprendono nel modo in cui abbiamo scelto come vestirci, come pettinarci e come scegliere di mostrarci agli altri in sintonia con quello che immaginavamo e pensavamo di noi in quel momento.

Guardandoci abbiamo pensato quante cose sono cambiate, quali parti di noi abbiamo lasciato e abbiamo potenziato, quali risorse abbiamo messo in campo e a quali, invece, di fronte ad inaspettati eventi della vita abbiamo permesso di non avere più accesso.

Jean S. Bolen apre il suo libro "dee dentro la donna" con una frase di potente impatto emotivo : "Ogni donna è il personaggio principale nell’intreccio rappresentato dalla storia della propria vita". Bolen ci invita a rappresentarci così, come le protagoniste di un romanzo in cui siamo state e siamo ancora parti attive nelle scelte della nostra vita, e a ripercorrere il passato, vivere il presente e pensare al futuro esplorando la presenza dentro di noi delle potenti forze che la mitologia ha consegnato a ciascuna dea. Seguire l'autrice nella descrizione della psicologia femminile attraverso i miti, che greci e latini ci hanno consegnato, è come entrare in un caldo abbraccio in cui donna sente riconosciute le proprie caratteristiche da accogliere come "doni profusi da una dea, da accettare con gratitudine".

Rileggersi in una dimensione mitica risveglia una immagine che induce a vedere il quotidiano come non più una sequenza di momenti sfuocati e sempre uguali a se stessi, ma come un quotidiano in cui ogni azione, ogni non-azione, ogni scelta, ogni non-scelta acquista un significato profondo, ci dice qualcosa di noi, fa essere agenti o ci mette in attesa per prepararci a ciò che dobbiamo fare accadere.

I miti incarnati dalle dee sono espressioni di 'archetipi'. Fu C. G. Jung ad introdurre il concetto di 'archetipo'. Egli aveva colto dei modelli istintuali di comportamento, che considera appartenere all'inconscio collettivo.

Le antiche civiltà non si avvalevano di tali concetti. Avendo anch'essi la necessità di spiegarsi il perché delle loro emozioni, delle loro azioni e ad accettare ciò che ritenevano fosse toccato loro dalla sorte, alle dee e agli dei dell’Olimpo attribuivano caratteristiche antropomorfe, in cui l'umanità si rispecchiava. Ogni volta che avvertivano un cambiamento erano certi che un dio avesse incominciato ad agire dentro di loro e a quel punto sapevano che dovevano porsi una domanda: erano pronti ad accoglierlo e a consentire che una nuova parte di se si esprimesse?

Le dee dell'Olimpo erano sette, le tre dee ‘vergini' Artemide, Atena ed Estia. Tre dee ‘vulnerabili' Era, Dernetra e Persefone. ‘Ed infine la dea ‘alchemica' Afrodite.

Le donne "so badare a me stessa" hanno come dee dominanti le dee vergini. Danno valore a Se stesse indipendentemente dalla relazione con un uomo. Sono indipendenti, autosufficienti, poco inclini ad innamorarsi. Era, Demetra e Persefone governano coloro per le quali è centrale rapporto di coppia, elemento fonda- mentale della loro identità. Sono ‘vulnerabili', l'imprevedibilità delle relazioni amorose rende instabile l’umore. Non sono dee passive, Medea, dominata dall'archetipo Era, tradita e abbandonata da Giasone, uccise e divorò i suoi figli come atto supremo di vendetta. In Afrodite convive l'autonomia delle dee vergini e la capacità di abbracciare l'intimità delle dee vulnerabili. Stringe relazioni di sua scelta senza essere vittimizzata da nessuno. Il viaggio di ogni donna deve diventare un viaggio verso la completezza. Riconoscere l’archetipo che ci governa e potenziare altre forze che attendono dentro di noi. La vita ci offre l'occasione di affrontare ciò di cui abbiamo paura, ciò di cui dobbiamo diventare consapevoli, o ciò di cui dobbiamo diventare padrone. Mettiamoci in ascolto, "quando l'allievo è pronto il maestro viene".