L'amore è grande quando ha spazio anche per l'odio

Pubblicato il 12 novembre, 2019  / Psicologia e dintorni
amore e odio

È possibile amare e odiare allo stesso tempo? Certo che sì, e anzi, è del tutto naturale che accada.

Pensateci un momento: le persone che contano di più nella nostra vita, sono anche quelle che possono ferirci come nessun altro, e ciò che pensano, che dicono o che non dicono, che fanno o che non fanno, può avere un grande impatto su di noi.

In fondo, amare è anche lasciare agli altri la libertà di incidere in noi una traccia, una fenditura da cui passano fiducia, gioia ed energia, ma che può anche farsi crepa, incrinarci e farci sentire delusi e svuotati: l’odio non è che questa fisiologica reazione al dolore.

Il più delle volte l’intensità di questo sentimento non va propriamente di pari passo con l’amore, ma è proporzionale al bisogno che abbiamo dell’altro: più chiediamo all’altro di soddisfare i nostri bisogni, più saremo delusi e rabbiosi nei suoi confronti, ogni qualvolta non potrà o non vorrà essere quello che noi vorremmo che fosse.

Considerata quindi la realtà del nostro essere manchevoli, difettosi e più o meno irrisolti, la questione diventa come conciliare due passioni tra loro così contrastanti.

Occorrono alcuni presupposti alla potenziale riuscita dell’impresa:

  1. essere sufficientemente autonomi, ovvero non troppo bisognosi, perché in quest’ultimo caso alla intrinseca e umanissima difettosità dell’altro si sommerebbero aspettative irrealistiche e ulteriori frustrazioni conseguenti, le quali producono dolore e rabbia;

  2. il senso del limite, ovvero una chiara distinzione tra fantasia e realtà, per cui possiamo occasionalmente concederci fantasie distruttive, sapendo che non danneggeranno l’altro in maniera troppo pesante o irrimediabile - a meno che non le traduciamo in azione nella realtà;

  3. la fiducia nella nostra capacità di amare, sia perché amando ci limitiamo effettivamente nell’espressione brutale e violenta del nostro odio, sia perché l’amore ci aiuta a rimediare, sebbene in modo imperfetto, ai danni che l’odio può aver arrecato;

  4. la capacità di perdonare, laddove l’odio abbia provocato ferite anche molto profonde, ma l’amore abbia provveduto, nel tempo e con fatica, a rimarginarle tanto da preservare almeno ciò che di buono c’è stato.

Si è fortunati quando si riesce a collaborare, quando l’altro ci aiuta venendoci incontro a sua volta, riconoscendo la sua parte di responsabilità, riparando i danni a noi arrecati e permettendoci di riparare i nostri, e anche così si tratta di un compito impegnativo.

In ogni caso, questo è un lavoro che dobbiamo fare continuamente per noi stessi, per le nostre relazioni del presente e per quelle del passato, anche e soprattutto quando l’altro non sia più accanto a noi: per poter tenere vivo dentro quel poco o quel tanto d’amore che c’è.