Mangiare è una consolazione: convinzioni che condizionano un corretto modo di alimentarsi

Pubblicato il 3 agosto, 2019  / Psicologia e dintorni
mangiare

Capita spesso che molte persone mangino per ragioni emotive. Il pensiero più comune è: “siccome sono turbato, devo mangiare”. Ma non tutte le persone in realtà mangiano in risposta al sentirsi angosciate.

Capita di essere tentati di utilizzare il cibo come calmante, oppure per abitudine, quando non si può risolvere direttamente e subito il problema oppure quando non si riesce a calmare i pensieri che stanno causando disagio emotivo. Questo comportamento però non risolve l’angoscia. Approcciare in modo funzionale la propria inquietudine richiede invece di imparare a identificare le emozioni e distinguerle dalla sensazione di fame.

E’ importante riconoscere che si è sconcertati emotivamente e il motivo, ad esempio perché si è stati criticati, oppure si è ansiosi perché è insorto un problema imprevisto, oppure si è annoiati perché non si sa che cosa fare. Certo, il cibo potrebbe confortare, ma bisogna essere consapevoli che l’effetto è solamente momentaneo. Se si impara a definire l’emozione scatenante il pensiero cibo, quando poi l’emozione si attenua e non si ha ceduto alla smania, ci si sente meglio e con maggiore controllo.

Potrebbe essere utile imparare a tollerare il disagio emotivo consolandosi in altri modi:

  • spostando l’attenzione;
  • praticando delle tecniche di rilassamento (respirazione profonda o stretching);
  • definendo il problema in modo preciso.

Sperimentare emozioni negative è sicuramente faticoso, ma non accadrà nulla se ci si consente di ascoltare ed accettare l’insorgere di tali sensazioni. Si imparerà sicuramente qualcosa di importante: non si ha bisogno di mangiare solo perché ci si sente scombussolati emotivamente.

Fonte:

  • Zucconi, A. et Howell, P. La promozione della salute. Un approccio globale per il benessere della persona e della società, La Meridiana, 2003.