Un modo diverso per uscire dalle grinfie del Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC)

Pubblicato il 5 novembre, 2018  / Psicologia e dintorni
disturbo ossessivo compulsivo

Chi soffre di disturbo ossessivo vive in un continuo stato di tensione.

Vive in difesa nei confronti di una paura interna, verso la quale si sente impotente e con pochi mezzi per affrontarla.

Combattere un’ossessione è come stare in una palude, immersi nelle sabbie mobili, laddove, tanto più ti muovi più si sprofonda e si viene risucchiati.

I legacci con cui si viene avviluppati sono convinzioni limitanti. Eccone alcune:

  • dal momento che hai certi pensieri vuol dire che c’è una motivazione, un desiderio latente;
  • certi pensieri non dovresti nemmeno farteli entrare nella testa!
  • una persona per bene non ha nemmeno lontanamente certi tipi di pensieri;
  • dovresti essere capace ad interrompere questo rimuginio mentale!
  • sei colpevole anche solo per il fatto di avere avuto certi pensieri!
  • se succede qualcosa (una contaminazione, una grave malattia, un incidente, ecc. ) tu sei il solo responsabile, perché non sei stato concentrato e diligente; ecc. ecc.

A differenza delle fobie, nel DOC il nemico è dentro la persona stessa.

La paura scaturisce dalla credenza che uno scarso controllo scateni la liberazione della minaccia temuta.

Per difendersi dal pericolo si attiva ansia, tensione e una continua attenzione, avente lo scopo di controllare certi pensieri.

Questa battaglia è destinata al fallimento, perché non si vince un DOC con lo scontro frontale.

Si può vincere il DOC rispondendo alla paura in maniera indiretta. Si può controbattere mettendosi al di fuori, su un terreno più solido e sicuro.

Per vincere su un DOC si deve raggiungere la certezza che non si è in pericolo, che quel conflitto non ci riguarda, non ci tocca e soprattutto, credere di avere i mezzi per poter vincere.

Se abbiamo la sensazione e la certezza di essere senza pericolo, ci percepiamo fuori dal gioco.

Se non dobbiamo combattere, non dobbiamo difenderci, ALLORA SIAMO AL SICURO.

Quando possiamo dimostrare a noi stessi e al nostro iper-critico Super Io che siamo persone valide e capaci, allora siamo al sicuro,senza ansia, senza pericolo e protetti.

Dobbiamo convincere il nostro Super Io che è preoccupato per noi, o che non ha stima di noi che non c’è più bisogno di preoccuparsi , di angosciarsi per noi, che può sganciarci e avere fiducia.

A volte il DOC passa via se il soggetto acquista la certezza che le persone del passato sono contente della nostra crescita, non sono scontente dell’autonomia, anzi la incoraggiano e danno il loro Ok.

  • Noi stessi ci sentiamo più tranquilli e al sicuri se quelle persone del passato si fidano di noi.
  • Acquistiamo sicurezza se sappiamo di non infrangere un loro divieto.
  • Acquistiamo sicurezza quando ci possiamo fidare di noi stessi e quando possiamo fidarci delle nostre capacità di superare le difficoltà.

Caso clinico

Queste considerazioni provengono di un paziente docker, di nome Fabrizio.

Costui ha dovuto affrontare una difficile situazione di contrasto familiare. Una disputa con altri parenti qer questioni di eredità.

Lo scontro verbale con altri parenti aveva provocato turbolenza dell’ emotività, stati di rabbia, senso di ingiustizia, risentimento e senso di impotenza. Lo stato di agitazione aveva innescato un continuo rimuginio e incapacità di staccare il pensiero e pensare ad altro.

Il rimuginare su quella situazione era divenuto un pensiero fisso, ossessivo, provocato dal senso di impotenza che percepiva. Qualcosa di simile al rimuginio del disturbo ossessivo che aveva sofferto in passato.

Quella situazione aveva provocato un diverbio e uno scontro verbale con delle persone che rifiutavano di ascoltarlo. Non riusciva a far valere le ragioni, non poteva parlare perchè veniva prevaricato e conttinuamente contraddetto.

Non era ascoltato, doveva solo tacere e pagare. La sua opinione non contava nulla, pur avendo la ragione dalla sua parte.

Ha provato tanta rabbia, rifiuto e percezione di impotenza: inoltre avvertiva senso di ingiustizia e una sensazione che era un nonnulla: non contava nulla.

Da questo stato di sconcerto è iniziato un rimuginare durevole e incessante, continuato per diverso tempo, fino a quando ha ripreso il controllo ed ha cominciato a riflettere con maggiore obiettività.

Si è chiesto:

Cosa mantiene e fa prolungare il rimuginio?

Risposta. A livello corporeo: lo stato di ansia e la tensione sul corpo.

Quindi prima cosa da perseguire era abbassamento dell’emotività e il rientro nella zona di tolleranza dell’ emotività. In termine tecnico si chiama: STABILIZZAZIONE. La stabilizzazione si raggiunge acquietando lo stato di turbamento.

Per ottenere la quiete è utile la terapia sensomotoria e mindfulness. Spostando l’attenzione e i pensieri dall’ area di stress, non si resta dominatoe succube dei pensieri negativi.

Fabrizio ha trovato utile camminare e concentrarsi sulle sensazioni del corpo. Ha incominciato a prendere coscienza dei piedi. Prima l’attenzione al piede destro, poi al piede sinistro. Attenzione alle caviglie, alle ginocchia, alle anche. Poi alla colonna vertebrale, alle spalle, alle braccia e al collo.

I pensieri tornavano spesso alla situazione familiare e all’ urgenza di dover risolvere la questione. Tornava spesso a preoccuparsi del senso di ingiustizia, impotenza e i soldi che doveva pagare ingiustamente. Ogni volta riportava, con calma, l’attenzione alle sensazioni corporee.

Man mano la stabilizzazione dell’ emotività era sempre più gratificante. Lo spostamento dell’ attenzione al corpo lo calmava e gli permetteva di riflettere. Per rendere forte la stabilizzazione, si devono cercare le nostre RISORSE.

Fra le risorse Fabrizio aveva trovato una sua capacità di saper osservare una situazione da diversi punti di vista.

A quel punto riflettendo il caso da punti diversi, ha iniziato a pensare che quella situazione familiare non aveva poi tanta importanza. In fin dei conti l’ eredità aveva uno scarso valore e poteva benissimo tirarsi indietro dalla disputa.

La considerava importante solo per non darla vinta e per non dare ragione a loro. Non si permetteva di mollare solo per una questione di principio e di prestigio.

Pensandoci bene, quella situazione, ora,non gli importa più di tanto. ‘Non gli fregava più nulla di quella disputa’, interessava più il suo ritorno alla calma’.

Questa presa di coscienza si è rassicurato, ha interrotto il rimuginare ed ha ripreso il controllo. Ha poi riflettuto che quelle persone non lo facevano per fare torto a lui, Fabrizio, ma dovevano per forza comportarsi in quel modo perché in passato avevano ricevuto poco.

Fabrizio si è trovato in uno stato di impotenza solo per quel modo irruente del comportamento degli altri.

Ora per il fatto di sentirsi fuori, non toccato direttamente, la faccenda non gli riguarda e non gli importa nulla. Si sente in grado di uscire dalla disputa, senza perdere la faccia o sentirsi colpevole.

L’uscita dalla contesa ha interrotto l’emotività negativa: aver recuperato il controllo ha gratificato la suaauto-stima e la fiducia. Se rimaneva nella contesa familiare si sentiva in dovere di dover vincere, farsi ascoltare altrimenti ne avrebbe risentita la sua fiducia in se stesso.

Nella sua storia passata Fabrizio ha raccontato che ha sempre dovuto rendere conto del suo comportamento alle sue figure genitoriali.

Costoro quando lo vedevano in difficoltà si intromettevano. Spesso era deriso e canzonato da loro,biasimato e disapprovato se non era in grado di far valere se stesso. Questa situazione familiare ricreava una memoria del passato e lo portava a fare del tutto per dimostrare agli altri che non era un insicuro o un pappamolla. Questa battaglia tesa a dimostrare alle figure genitoriali di essere in grado di meritare la fiducia, già in passato è stato responsabile di un severo disturbo .

Questa capacità di spegnimento del rimuginio mentale, che aveva imparato col suo terapeuta, ha confermato una tesi che un DOC può essere controllato se si sa come fare. Per generalizzare la regola che un disturbo ossessivo si può controllare, bisogna credere, imparare e trovare il modo per uscire fuori dalle dispute interne,tipiche del disturbo ossessivo.

Accettare di distrarsi e non aver paura di abbandonare il controllo.

Non sentirsi in dovere di dare spiegazioni al passato.Non aver paura delle conseguenze. Questo è il modo di evitare la battaglia diretta contro un DOC ed anche una maniera per crescere e acquistare autonomia.