La Procreazione Medicalmente Assistita vista dai genitori: partorire un “leone”!

Pubblicato il 27 dicembre, 2012  / Genitori e figli
La Procreazione Medicalmente Assistita vista dai genitori: partorire un “leone”!

Proviamo ad immaginare di dover partorire un leone; la prima cosa che ci risuona in mente è l’innaturalezza dell’ evento.

La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) viene vissuta dalla coppia come: innaturale, invasiva, feroce, dolorosa, terribile, ansiosa, impossibile, di cui vergognarsi, inadeguata, ma comunque desiderata. E ci vuole proprio un coraggio da Leoni ad intraprendere questo percorso e tutto per avere il nostro piccolo Leoncino.

La procreazione medicalmente assistita vista dai genitoriSpesso da giovani si fantastica, immaginando il momento in cui avremo un bambino e nel fare questo ci rifacciamo alle storie delle nostre famiglie e sono quasi certa che in pochi di noi abbiamo mai pensato di partorire un leoncino in provetta! Staccarsi dalle nostre immagini care e rassicuranti ci procura un dolore profondo e talora indicibile; lasciare intervenire degli estranei nel percorso di fecondazione credo che sia uno tra i compiti più difficili che un uomo e una donna possono incontrare nella loro vita; un gesto che include in se stesso una profonda umiltà e umanità della coppia e che può essere motivato solo dal grande desiderio che questa ha di diventare genitori!

Ma spesso l’ansia prende il sopravvento e il desiderio di un figlio si trasforma in un bisogno lacerante da colmare e questo non fa altro che accrescere l’ansia che diventa insostenibile e che se non esplicitata si ripercuote sul nostro corpo ostacolando e talora compromettendo la riuscita di una PMA.

La Procreazione Medicalmente Assistita vista dai genitori: partorire un “leone”!Spesso non si richiede un aiuto psicologico perché si ha paura di esplicitare i propri dubbi credendo, infatti, che il solo fatto di pensare che qualcosa del processo di PMA possa andare male crei in se un esito negativo, si crede in una sorta di profezia auto-avverante, è come se la coppia si dicesse implicitamente “non dobbiamo aver paura che la fecondazione vada male altrimenti andrà male“ ma, purtroppo talora può essere proprio questo “indicibile” che si trasforma in blocchi psicosomatici che possono comportare l’ aborto finale e quindi la non riuscita del processo.

È nella possibilità di esprimere i propri dubbi e paure che si riduce la necessita che queste emozioni si possano trasformare in “blocchi” psicosomatici. Ed allora abbiamo maggiori possibilità che il miracolo della vita e dell’ amore possa aver luogo.

Oggigiorno è stato ampiamente dimostrato dalla ricerca scientifica l’utilità di un sostegno psicologico in chi si sottopone alle tecniche di PMA, tanto che è il Ministero della Salute a farsene portavoce proponendone l’utilità e l’utilizzo.

Gli psicologi che operano in tale ambito e in linea con le direttive ministeriali, mettono a disposizione delle coppie che lo richiedono un servizio di sostegno psicologico specifico.