Dinamiche affettive e rapporto con il Padre

Pubblicato il 28 maggio, 2013  / Genitori e figli
Dinamiche affettive e rapporto con il Padre

Il rapporto con le figure genitoriali è di fondamentale importanza nella vita di ogni individuo poiché a partire da esso si formeranno le future relazioni oggettuali nella vita adulta.

E’ grazie al padre e alla sua funzione discriminatrice, che il figlio riesce a liberarsi dell’identità inconscia con la madre, uscendo dal nucleo diadico, al fine di avviare il proprio processo di individuazione, separarsi e crescere psicologicamente come entità autonoma, unica ed irripetibile.

Secondo Jung il padre svolge, a partire dai primi mesi di vita del figlio/a la imprescindibile funzione di corruttore dell’istintualità inconscia dominante nella simbiosi madre/bambino.

Nello sviluppo normale il padre è la prima figura, prototipo del maschile, con cui le figlie vengono in contatto e che medierà i futuri rapporti con gli uomini. Per i figli maschi invece il padre rappresenta fonte di identificazione a cui attenersi nel proprio sviluppo psicosessuale.

In caso di assenza fisica od emotiva (e qualora l’assenza fisica non sia adeguatamente sostituita da un'altra figura maschile significativa), si viene a creare una perdita di senso della relazione triadica, cui a sua volta subentra la tendenza ad istaurare rapporti simbiotici caratterizzati da dipendenza e pseudo indipendenza ove il timore di esser fagocitati dall’altro, inglobati in un magma indifferenziato, fa rifuggire dal rapporto, sempre in conflitto fra il desiderio dell’altro e il terrore dell’abbandono, poiché la separazione in questo caso non significa sano riconoscimento dell’individualità di ciascuno, ma rischio di annichilimento e morte psichica.

Dinamiche affettive e rapporto con il PadreAltro aspetto imprescindibile è rappresentato dalla tendenza mistificatrice dell’inconscio, che pur traendo la sua forza dalle nostre emozioni e vissuti più autentici e profondi, li esprime in maniera criptica e insondabile, soprattutto quando ciò avviene mediante comportamenti, anche ripetitivi e disfunzionali, di cui non sappiamo rendere conto neppure a noi stessi. Scrive Jung in “L’importanza del padre nel destino dell’individuo” (Freud e la Psicoanalisi 1914): “L’influenza dei genitori, che risale al primo periodo infantile, viene repressa e affondata nell’inconscio ma non eliminata; per mezzo di fili invisibili guida il funzionamento evidentemente individuale della mente che matura. Come ogni cosa caduta nell’inconscio, la situazione infantile manda su oscure sensazioni premonitrici..”.

Una precisazione relativamente all’influenza delle figure genitoriali dell’infanzia, riguarda il fatto che ciò che incide è il vissuto soggettivo e che molto spesso, di fronte a comportamenti inspiegabili, si tende a idealizzare piuttosto che vedere la realtà per quella che è: in questo modo si difende sia il genitore che la propria idea di amore. In aggiunta, il bambino tende ad autoriferire e quindi a dare a sé la colpa dei comportamenti inadeguati del genitore tanto da sviluppare senso di sfiducia personale ed interpersonale e disistima.

Tanto, di quelle che sono le relazioni disfunzionali in cui ci troviamo talvolta invischiati, potrebbe essere spiegato mediante l’analisi approfondita e lucida di ciò che è avvenuto nell’infanzia e di come i rapporti non risolti ancora influenzano il nostro presente, tenendoci legati con funi invisibili ad un passato che non possiamo più cambiare, ma solo accettare perdonando noi stessi ed i nostri genitori reali, e riassestando in maniera favorevole quelli interiorizzati.

BIBLIOGRAFIA

  • A. Samuels (a cura di) “Il padre: prospettive junghiane contemporanee” ed. Borla
  • C. G Jung “Freud e la psicoanalisi, Op.IV” ed. Bollati Boringhieri