Come la maternità cambia una donna

Riflessioni sul testo di Daniel e Nadia Stern "Nascita di una madre"

Genitori e figli
Come la maternità cambia una donna

Molteplici sono le emozioni che attraversano una donna quando scopre che sta per diventare madre. Solo per citarne alcune, possono alternarsi in lei entusiasmo, paura e confusione, nella misura in cui si chiede se sarà o meno all’altezza di questo ruolo e dei compiti che esso richiama ed evoca in lei. La madre, fin dai primi mesi di gravidanza, inizia a immaginare il suo bambino ed a proiettare su di lui delle fantasie che solo in parte troveranno riscontro nella realtà.

Il libro dei coniugi Stern “Nascita di una madre” mette in luce le fasi che la donna attraversa da quando apprende la notizia che diventerà madre a quando si sperimenterà come tale. Particolarmente interessante è il capitolo in cui parla delle aspettative che la madre nutre nei confronti del bambino, che si scontreranno inevitabilmente con una realtà diversa nel momento in cui nascerà portandola ad un confronto tra “bambino immaginario” e “bambino reale”.

Spesso vengono proiettate sul bambino ancora in grembo delle fantasie riparative rispetto ad un passato non soddisfacente ed entusiasmante per la madre, come se il figlio potesse restituirle qualcosa di cui ha sentito la mancanza nel rapporto con la propria madre o nella sua esperienza di persona e donna. Questo è molto rischioso perché non consente di conoscere il bambino reale nella sua individualità, con le sue qualità e inclinazioni, probabilmente del tutto diverse da quelle materne. Ci sono genitori che avendo avuto una vita lavorativa frustrante riversano tutte le loro speranze sui figli, oppure che sperano che i loro figli perpetuino l’esperienza lavorativa familiare scegliendo la tradizione.

Nella seconda parte del testo, si affronta il tema del lavoro e di come la donna possa integrare la sua identità di madre con la sua identità di donna lavoratrice. Ogni madre vive il rapporto con il proprio lavoro, in questa fase così delicata per lei, in modo differente. Molte donne si chiedono già durante la gravidanza quanti mesi sia giusto restare a casa dopo il parto e quando sia opportuno rientrare a lavoro, cercando di organizzare un piano perfetto, anch’esso messo a dura prova dalla realtà. Alcune donne provano sollievo nel pensare che per un periodo potranno dedicarsi alla sola vita familiare, considerando la futura maternità come un vero e proprio dono, un momento speciale durante il quale riorganizzare la propria esistenza in base a necessità del tutto nuove. Può essere anche il momento giusto per reinventarsi e cominciare a pensarsi in altre vesti, se la realtà lavorativa fosse percepita come deludente e frustrante.

Altre donne sperimentano il timore di non riuscire a conciliare il lavoro con la vita familiare, mandando in fumo anni di sacrificio per poter raggiungere una posizione lavorativa amabile. In tal caso la maternità può essere vissuta con una certa ambivalenza.

In generale, la nuova condizione che la donna vive le permette di guardare al futuro con maggiore speranza ed entusiasmo pertanto sarà maggiormente portata a rischiare e a sperimentarsi diversamente. Se ciò non dovesse accadere, se la maternità dovesse essere accompagnata da preoccupazioni eccessive e ombre che impediscono alla neo mamma di vivere pienamente questa nuova esperienza, sarebbe auspicabile che intraprendesse un percorso di psicoterapia.