Gravidanza: siamo sicuri si tratti solo di una “dolce” attesa?

Esploriamo le diverse fasi che contraddistinguono la gravidanza

Genitori e figli
Gravidanza: siamo sicuri si tratti solo di una “dolce” attesa?

Durante la gravidanza, la donna sperimenta un succedersi di intense esperienze emotive, fisiche e psicologiche, che rendono tale periodo unico nel suo genere. Esse riguardano lei, coinvolta in primo piano, ma anche il futuro padre e il nucleo familiare più stretto, che dovranno sostenere la madre e farle sentire la loro vicinanza emotiva in tutte le fasi della gravidanza. È importante che si raggiunga un equilibrio tra il ricevere aiuto, se esso è considerato importante e necessario dalla gestante, e l’autonomia.

Nel primo trimestre, la futura madre vive una fase di vero e proprio “annebbiamento” delle proprie abilità elementari (ad es. tende a dimenticare gli appuntamenti, dove ha lasciato le chiavi di casa o il cell.) e di regressione ad uno stadio infantile, visibile nella tendenza a dormire molto di più, nel bisogno di essere accudita per via delle nausee e delle voglie. Inoltre, la donna sente il bisogno di stare più per conto proprio, ripiegandosi sempre di più in se stessa ed estraniandosi dal resto del mondo. Nella prima fase perderà interesse per molti aspetti che prima facevano parte della sua quotidianità: lavoro, uscite con le amiche, svago ecc. Se questo è normale in una prima fase, può diventare rischioso se si protrae nel tempo perché può portare ad un isolamento affettivo e ad un vissuto di solitudine e di depressione.

Questi cambiamenti sono dovuti in parte ad un innalzamento degli ormoni sessuali ed in parte a meccanismi psicologici per cui la donna si identifica sempre di più con il suo bambino e si prepara a vivere una fase completamente diversa della sua vita. Si prepara al passaggio dall’essere figlia all’essere madre, con tutti gli aspetti che ne sono annessi. Spesso si verifica un’identificazione con la propria madre, che può portare ad intensificare il rapporto madre-figlia prima dello svincolo, oppure, può accadere che riemergano dei conflitti passati, per cui la donna rifiuta il modello femminile di appartenenza cercando di allontanarsi il più possibile da esso. In tal caso, può accadere che tale rifiuto abbia una ricaduta negativa sulla gestante portandola a vivere in maniera ambivalente tale periodo.

Fin dal primo trimestre, la futura madre inizierà a pensare non più solo a se stessa e ai propri bisogni, ma anche a quelli del suo bambino attraverso le visite, gli accorgimenti e le restrizioni cui andrà incontro. È del tutto naturale che la donna si senta assalita da dubbi e paure rispetto al sentirsi o meno adeguata al compito che sta per assolvere, al riuscire a prendersi cura del suo bambino, a conciliare la vita lavorativa e quella familiare, a continuare a sentirsi una donna piacente ecc.

Un’altra preoccupazione è legata, infatti, ai mutamenti fisici cui si va incontro e al cambiamento che investirà inevitabilmente la coppia. Spesso è importante che l’intimità venga protetta sia durante la gravidanza sia nei primi mesi di vita del bambino. Il calo del desiderio, del tutto normale in alcune fasi (ad es. nel primo trimestre), può essere a sua volta compensato da un prendersi cura e un nutrire la coppia da un punto di vista affettivo e relazionale. Includere il partner in tutte le fasi della gravidanza, renderlo partecipe di quello che sta accadendo internamente, fare delle richieste specifiche senza aspettare che sia lui ad anticipare desideri e necessità, può essere molto di aiuto.

Nel secondo trimestre, la donna inizia a entrare più in contatto con il bambino, inizia a percepirne la presenza ed è il periodo in cui generalmente si dissolve l’ambivalenza tra accettazione e rifiuto della gravidanza. Anche dal punto di vista fisico la situazione cambia, non si avvertono più le nausee e il senso di stanchezza che rendevano il primo periodo non godibile.

Nell’ultimo trimestre, emergono invece le paure legate al parto e alla salute del bambino al momento dello stesso. Si consiglia di entrare in contatto con la struttura ospedaliera in cui si è scelto di partorire e di frequentare un corso pre-parto presso il consultorio o presso l’ospedale. Questa esperienza può essere importante per attenuare l’ansia della gestante e far sì che possa conoscere quello a cui sta andando incontro, preparandosi il più possibile mentalmente e fisicamente, condividendo con altre future mamme le proprie paure. Infatti, alcune donne vivono la gravidanza con particolare ansia e possono acutizzarsi stati emotivi negativi, legati a preoccupazioni eccessive e paure. Tutto ciò che può scatenare una reazione depressiva nel post parto. In tal caso è consigliabile chiedere l’aiuto di uno psicoterapeuta durante la gravidanza, per far sì che tali emozioni non impediscano alla donna e alla coppia di vivere pienamente e intensamente tale esperienza.