A scuola mi prendono in giro: consigli per genitori e insegnanti sul bullismo

Pubblicato il 7 aprile, 2018  / Genitori e figli
bullismo

Il bullismo è definito come un’oppressione, psicologica o fisica, ripetuta e continuata nel tempo, perpetuata da una persona – o da un gruppo di persone – più potente nei confronti di un’altra persona percepita più debole (Farrington, 1993). Le caratteristiche distintive del bullismo sono: l’intenzionalità del comportamento, la persistenza nel tempo, l’asimmetria della relazione. Il bullismo può essere diretto (fisico o verbale o entrambe) o indiretto (escludere, isolare,diffondere informazioni false, calunniare, danneggiare le amicizie della vittima). Chi è vittima di bullismo prova rabbia, tristezza, solitudine, delusione, sconforto, minore autostima e spesso anche senso di impotenza.

Cosa non è bullismo: comportamenti antisociali e devianti (aggredire con un coltellino, picchiare in modo grave, fare minacce pesanti, estorcere denaro, compiere molestie o abusi sessuali..), ma anche litigare tra pari, prendere in giro “per gioco”, farsi i dispetti a vicenda.

I protagonisti del bullismo sono: bulli (dominante o gregari), vittime (passive o provocatrici), spettatori, che possono sostenere il bullo ridendo, oppure difendere la vittima consolandola oppure far finta di niente e cercare di non venire coinvolti. Protagonisti indiretti del fenomeno del bullismo sono anche gli adulti chiamati ad intervenire: gli insegnanti, il dirigente scolastico, i genitori e gli altri adulti in generale.

Cosa non fare: entrare in un’ottica punitiva etichettando il “bullo” e iperproteggendo la vittima, disapprovare la persona, umiliare, usare sarcasmo o minacce.

Cosa fare: invitare le persone a parlare e a raccontare quanto succede a qualcuno, comprendere cosa è successo e considerare il “bullo” una persona da aiutare al pari della vittima. Dare rinforzi positivi al buon comportamento di alcuni alunni, valorizzare il dialogo, disapprovare i comportamenti sbagliati e non le persone, dare l’opportunità di cambiare comportamento al “bullo”. La scuola e la famiglia dovrebbero lavorare assieme per affrontare il problema, anche con l'aiuto di qualche esperto.