Anoressia: l'urlo silenzioso di un corpo che desidera il niente

Alimentazione
Anoressia: l'urlo silenzioso di un corpo che desidera il niente

L’anoressia nervosa, un tempo considerata malattia rara ed originale, costituisce attualmente un grave problema che affligge principalmente i paesi occidentali. Essa colpisce prevalentemente giovani donne, con età compresa tra i 12 e 18 anni e si manifesta soprattutto attraverso il rifiuto ad alimentarsi adeguatamente, un'eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme corporee, una profonda paura di ingrassare e di una costante ricerca della magrezza.

Una ragazza rifiuta di mangiare fino al rischio di morire solo perché tormentata dall’ossessione di dimagrire in conformità a un modello imposto dalla cultura dell’effimero, o tale preoccupazione è la punta di un iceberg che nasconde un sommerso di dinamiche esplosive, inquietanti e drammatiche?

Gabbard, nel suo noto manuale di psichiatria, riassumendo i contributi di diversi studiosi così scrive: “la preoccupazione riguardo al cibo e al peso è una manifestazione, relativamente tarda, emblematica di un disturbo più fondamentale del concetto di sé. La maggior parte dei pazienti con anoressia nervosa hanno la ferma convinzione di essere completamente impotenti e inefficaci. La malattia spesso si manifesta in “brave bambine” che hanno speso tutta la loro vita cercando di compiacere i genitori, e diventando improvvisamente testarde e negativiste durante l’adolescenza. Il corpo viene spesso esperito come separato dal Sé, come se appartenesse ai genitori. Queste pazienti mancano di qualunque senso di autostima, al punto di non sentirsi nemmeno capaci di tenere sotto controllo le loro funzioni corporee, con un sottostante profondo sentimento di non valere nulla e trasformano la loro ansia e i loro problemi psicologici attraverso la manipolazione della quantità e della dimensione del cibo assunto”.

Nel nucleo dell’anoressia c’è un’intensa avidità ma negata dall’anoressica stessa. Per lei, avere bisogni orali (di cibo, amore, attenzione...) è inaccettabile.
Tenta perciò di gestirli tramite la proiezione, ossia traferisce sui genitori quest’immagine di sé avida e richiedente cosicché sono loro - non lei - ad avere quei bisogni. Lei si illude di non avere il bisogno di mangiare, e non mangia. Loro - i genitori - diventano ossessionati che la figlia mangi, e in tal modo ai suoi occhi sono loro ad avere tali bisogni.

Anoressia: l'urlo silenzioso di un corpo che desidera il niente

Il termine “ANORESSIA” (dal greco AN=privo e OREXIS=appetito) vuol dire “mancanza del senso dell’appetito” e si riferisce ad un disturbo del comportamento oro-alimentare caratterizzato dalla riduzione volontaria dell’assunzione di cibo che, nel 15 - 20% dei casi, può portare ad un dimagrimento letale. In effetti Ganzerli e Sasso (1979) precisano che sarebbe più giust o usare il termine “sitiergia” (che vuol dire tenere lontano il cibo) visto che il rifiuto del nutrimento è attivo e in realtà la fame permane.

L’elemento centrale non è quindi la perdita dell’appetito, bensì il rifiuto di mangiare e la conseguente abnorme riduzione del peso corporeo rispetto all’età, all’altezza ed al sesso dell’individuo. Ma ciò che è ancora più specifico è l’atteggiamento del soggetto verso il proprio peso: l’anoressica si rifiuta di mantenere un peso corporeo normale e la sua preoccupazione per le forme corporee è considerata, dalla maggior parte degli autori, come la psicopatologia specifica dell’Anoressia Nervosa (Garfinkel, Garner, 1982).

L’anoressia mentale occupa un posto particolare nel campo della patologia mentale: la sua stereotipia clinica (anche se apparente, come sottolineato sopra), la prevalenza del sesso femminile, ed un’epoca di insorgenza abbastanza caratteristica contrastano con l’abituale polimorfismo dei disturbi psicopatologici.

Criteri diagnostici e terapia dell’Anoressia

Attualmente c’è tra i diversi autori un’ampia concordanza circa la definizione nosografica dell’anoressia.
L’ICD 10 include l’anoressia tra le “Sindromi Comportamentali associate con disturbi e sintomi fisici”, e più specificamente tra i Disturbi Alimentari. Anche se nei disturbi alimentari è quasi sempre presente un disturbo dell’immagine del corpo, questi non vanno classificati nella categoria dei Disturbi Nevrotici Somatoformi.

La maggioranza degli autori fa però riferimento al DSM IV.
Il manuale enuclea così i criteri diagnostici fondamentali per l’anoressia:

a) Rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al peso minimo normale per l’età e la statura (per esempio perdita di peso che porta a mantenere il peso corporeo al di sotto dell’85% rispetto a quello previsto, oppure incapacità di raggiungere il peso previsto durante il periodo di crescita in altezza, con la conseguenza che il peso rimane al di sotto dell’85% rispetto a quello previsto);
b) Intensa paura di acquistare peso o diventare grassi, anche quando si è sottopeso;
c) Alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo, o eccessiva influenza del corpo sui livelli di autostima, o rifiuto di ammettere la gravità della attuale condizione di sottopeso;
d) Nelle femmine dopo il menarca, amenorrea, cioè assenza di almeno trecicli mestruali consecutivi.

In più il DSM distingue due sottotipi:
- Con restrizioni: nell’episodio attuale il soggetto non ha presentato regolarmente abbuffate o condotte di eliminazione;

- Con abbuffate/condotte di eliminazione: nell’episodio attuale il soggetto ha presentato regolarmente abbuffate o condotte di eliminazione (per esempio vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici, enteroclismi).

Secondo le statistiche più attendibili, la malattia colpisce per l’86% le femmine e per il 14% i maschi. Si ha l’impressione che i casi maschili siano in aumento, così come è sicuramente in aumento l’incidenza della malattia nella popolazione in generale. Nella nostra civiltà l’esordio della malattia nelle ragazze si verifica di solito dopo lo sviluppo puberale e la comparsa dei mestrui. L’amenorrea è quindi quasi sempre secondaria.

Le cause scatenanti variano da quelle più banali – il fallimento di un tentativo sentimentale, il primo distacco dalla famiglia – a quelle a cui viene attribuito un significato traumatico più rilevante, come gli eventi luttuosi. Si tratta sempre di un fallimento del tentativo di separazione - individuazione attivato dalle tempeste adolescenziali e postadolescenziali.

Un aspetto che è stato evidenziato anche da H. Bruch e M. Selvini Palazzoli riguarda il fatto che la sensazione di “fame” persiste fino alla fase terminale della malattia, per cui il rifiuto di cibo da parte dell’anoressica è attivo, non c’è assenza di desiderio. Al contrario, la sensazione di fame è oggetto di fascino.

Elementi tipici della condizione sono: l’estremo dimagrimento, la negazione dello stato di malattia, disturbi della consapevolezza corporea, un’attività fisica incessante.

Si osservano delle condotte tiranniche nei riguardi dell’ambiente, atteggiamenti di broncio, tendenza all’isolamento, un negativismo ostinato sotteso da una specie di monotonia attristata e spesso compensata dalla suddetta iperattività motoria e mentale.

Lo scopo dell’anoressica è quello di manipolare attivamente quanti le stanno intorno attraverso un comportamento passivo, al fine di esercitare un potere attraverso le inquietudini così suscitate.

Sul versante somatico si assiste ad alterazioni endocrine e metaboliche, modificazioni della funzionalità dell’apparato digerente, alterazioni cardiocircolatorie, costipazione, modificazione dei ritmi del sonno.
Se la restrizione alimentare è spesso regolare e progressivamente crescente, talvolta è intervallata da crisi bulimiche, vissute come meccanismo compulsivo, egodistonico, e come comportamento “riparativo” per liberarsi di quanto è stato introdotto (vomito, uso di diuretici e lassativi).
La perdita di peso, che raggiunge in media il 30% del peso iniziale, ma può arrivare fino al 50% determinata dall’insufficiente apporto calorico, non preoccupa le pazienti, anzi è motivo di soddisfazione.

Fattori predisponenti

Tra i fattori che predispongono alla malattia è rilevante il fatto di avere un familiare che soffre, o ha sofferto, di un disturbo del comportamento alimentare.
Altra causa che può portare allo sviluppo di tali problemi è il crescere in una famiglia dove esistono gravi difficoltà nella comunicazione interpersonale e nell’espressione delle proprie emozioni; in tal caso l’anoressia può assumere il senso di una sorta di “comunicazione senza parole”, con vari aspetti di protesta e di richiesta di attenzione.
In altri casi il disturbo può dipendere da significativi problemi di autostima, legati eventualmente anche a feedback negativi e reiterati dal sistema sociale, familiare o amicale. Disturbi dell’alimentazione possono insorgere anche in seguito a marcate delusioni affettive o a gravi problemi relazionali nella coppia.
Altri fattori di rischio sono l’appartenenza a determinati ambienti in cui è rilevante la tematica del controllo del peso (danzatrici, modelle ecc.); il vivere in un’area urbana di un paese occidentale, dove la magrezza viene enfatizzata come un valore positivo; il fatto di soffrire di un disturbo della personalità.


Adolescenti a rischio

Da un punto di vista statistico, l’età di esordio della malattia si situa fra i 12 e i 25 anni. Vi sono due picchi di incidenza in corrispondenza dei 14 e dei 18 anni, evidentemente cruciali nello sviluppo psicofisico del giovane. La malattia quindi colpisce soprattutto gli adolescenti: o meglio le adolescenti, perché l’anoressia è un disturbo prettamente femminile: più del 90% dei casi.
La percentuale di maschi anoressici sembra però in aumento, anche se ciò potrebbe derivare dal semplice fatto che oggi un maggior numero di uomini chiedono di essere curati. Vediamo comunque corrispondenza, in studio, tra questi numeri e la realtà dei fatti.

Un dato allarmante è quello sulla mortalità che, nelle giovani donne, risulta aumentata in anni recenti di ben dodici volte (Cuzzolaro, 2004).

L’American Psychiatric Association ha stilato anche una lista degli effetti diretti dei DCA: dal punto di vista fisico la malnutrizione comporta ulcere intestinali e danni permanenti ai tessuti dell’apparato digerente, disidratazione,
danneggiamento di gengive e denti, seri danni cardiaci, al fegato e ai reni, problemi al sistema nervoso con difficoltà di concentrazione e di memorizzazione, danni al sistema osseo, con accresciuta probabilità di fratture e di osteoporosi, blocco della crescita, emorragie interne, ipotermia e ingrossamento delle ghiandole.

Le ripercussioni psicologiche, invece, includono depressione, basso livello di autostima, senso di vergogna e colpa, difficoltà a mantenere relazioni sociali e familiari, sbalzi di umore, tendenza a comportamenti manichei e maniacali, propensione a un eccessivo perfezionismo.