Mindfulness eating: cibo, emozioni e consapevolezza

Pubblicato il 7 marzo, 2018  / Alimentazione
Mindfulness eating: cibo, emozioni e consapevolezza

Mindfulness, pienezza della consapevolezza mentale. Un metodo che, attingendo a pratiche di meditazione che hanno una storia antichissima, ci insegna ad ascoltare sensazioni fisiche, stati emotivi e pensieri, per entrare in contatto più profondo con noi stessi e con il momento presente.

In che modo può aiutarci a costruire un rapporto col cibo equilibrato?

Spesso usiamo il cibo per non sentire, per distrarci da emozioni difficili. La mindfulness può essere uno strumento di riconnessione con noi stessi e con il nostro sentire. Aiutandoci ad aumentare le nostra capacità di tollerare le emozioni spiacevoli può aiutarci in primo luogo a non utilizzare il cibo per coprire stati emotivi difficili.

Studi dimostrano la sua efficacia in particolare nei casi di bulimia e binge eating disorder (disturbo alimentare che prevede abbuffate senza condotte di eliminazione, usate invece spesso nei casi di bulimia). Anche nelle disregolazioni alimentari ordinarie – quella dieta che non riusciamo mai a portare a termine, eccessi alimentari ripetuti, momenti di forte restrizione seguiti da altri di eccesso – la mindfulness può essere di grande sostegno.

Ascoltare in profondità sensazioni fisiche, stati emotivi e pensieri e riuscire ad andare in giro per il mondo più integri e connessi con noi stessi e con la vita è il primo fondamentale passaggio per costruire un rapporto sano con il cibo. La disconnessione con il corpo richiede un allenamento: fermarsi ad ascoltare la forma, l’intensità delle sensazioni, il loro mutare, i luoghi del corpo che attraversano. E’ qualcosa che spesso diamo per scontato ma che molti di noi non hanno mai avuto la possibilità di imparare nelle prime relazioni di accudimento.

Oltre ad aiutarci ad entrare in contatto con noi stessi, la mindfulness è molto utile per imparare a “surfare” l’onda dell’impulso all’abbuffata: fermandomi ad osservare l’emozione, il suo salire e scendere di intensità, posso frenare l’impulso all’azione. Allo stesso tempo posso esplorare quali stati emotivi si nascondono dietro quell’impulso a riempirmi di cibo.

E’ ansia, uno stato segnale che copre al tre emozioni? O è un modo per fronteggiare tristezza, rabbia o paura? Un percorso di psicoterapia ad orientamento mindfulness può esserci molto utile in questa scoperta. In questo modo, il lavoro sul rapporto col cibo diventa la porta di accesso per scoprire un rapporto più profondo con noi stessi, con gli altri, con la vita.

Cosa vuole dirci la nostra fame? Che fame è? Di cosa? Fame chimica, fame emotiva. Che cos’è quel vuoto che cerchiamo di riempire? Cosa vuole ricordare? Qual è la nostra storia di relazione con il cibo? Quali emozioni abbiamo collegato al cibo da bambini e da adolescenti?

A queste domande possiamo trovare risposta all’interno di un percorso - individuale o di gruppo - di mindfulness applicata all’alimentazione. Un regalo che possiamo fare a noi stessi e che può cambiare il nostro rapporto con il nutrimento e con il corpo. Perche’ negarcelo ancora?