Giordano domande di Sesso, Coppia, Amore e Relazioni  |  Inserita il 24/07/2016

Siena

Non so cosa fare

Buonasera,da circa due anni e mezzo stò intraprendendo una terapia psicologica che mi ha portato ad una scomoda consapevolezza che stò affrontando solo da pochi giorni,poiche per molto tempo non ho avuto il coraggio di lavorare su alcuni aspetti,perdendo molto tempo e focalizzandomi su cose sbagliate. All'origine cominciai la terapia in seguito a varie motivazioni,prima di tutto avevo una media fobia sociale e incapacità di immaginarmi indipendente rispetto alla famiglia e provvedere a me stesso,sensazioni che mi davano il panico. Poi in generale soffrivo ancora per una relazione finita dove percepivo il tutto come un abbandono per la mia incapacità di essere un "Uomo" maturo e forte. Completo questo piccolo quadro dicendo che ho subito una situazione famigliare difficile in cui sono stato sempre criticato e sminuito e messo da parte,essendo il più piccolo di tre fratelli. Questo mi ha portato ad essere troppo chiuso,arrabbiato e frustrato,con un desiderio di vendetta. Il rapporto più traumatico è stato con mio fratello,persona mentalmente instabile che mi ha umiliato costantemente a livello psicologico sin da bambino.La mia sensibilità e paranoia a livello sociale è legata molto alle prese in giro e alla rabbia dell'altra persona,cose che ho subito da piccolo e che adesso non accetterei. Ma adesso vi dico cosa mi preoccupa. Sentendomi debole e incapace di salvaguardare me stesso e ciò a cui tengo,ho avuto sempre la tendenza a tormentarmi anticipando dentro la mia testa la situazione temuta e mettendomi alla prova con me stesso per vedere la mia reazione(immaginando e elaborando la situazione temuta),allo scopo di assicurarmi che di fronte a situazioni scomode avrei reagito (prese in giro,un rivale che approccia la propria ragazza,ecc). Questo ha portato me stesso a vedere la realtà sempre più dura e cruda,c'è una forte coazione a ripetere delle esperienze negative e che io reputo moralmente inaccettabili. Vivendo pensieri ossessivi e tormentandomi costantemente con immagini passate spiacevoli,ho paura di essere una persona tendenzialmente sadomasochista. A livello relazione mi sto convincendo che reputo eccitante la sofferenza data dal immaginare una mia ipotetica ragazza con una persona più prestante e forte,che attribuisco magari al fratello carnefice che ho avuto. Magari vivendo ancora il senso di esclusione,magari assistendo la situazione da un'altra stanza dove ascolto l'amplesso ma non ne faccio parte. In passato per raggiungere l'eccitazione sessuale dovevo immaginarmi come una persona stereotipata e forte che dominava la propria ragazza,come se nella parte più autentica della mia persona non mi sentissi legittimato o in grado di compiere un rapporto sessuale. Il tutto è caricato di rabbia,violenza,voglia di vendetta,ma allo stesso tempo compiere atti sadici mi farebbe soffrire e basta,non farei mai del male ad una donna o non umilierei mai un uomo nella propria relazione,quello che ho sempre cercato nella vita è stato l'amore,la tenerezza e la fedeltà. C'è molta confusione,ho letto inoltre che il sadomasochismo è cronico,e che sfocia anche in un masochismo sociale che in parte vedo. Sono inoltre due anni che sto lontano dalle relazioni perchè con tutte queste convinzioni sento di non meritarmi una persona. Se questa parte sadomasochista che mi sono autodiagnosticato fosse vera,che cosa dovrei fare? Riparlerò di tutto questo alla mia psicologa ad agosto,per me è stato molto difficile esprimere vagamente queste cose ,per un forte senso di inibizione e vergogna,ma ho bisogno anche di altri pareri.

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott. Andrea Bottai Inserita il 28/07/2016 - 17:59

Firenze
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Caro Giordano,
ho letto la tua storia. Descrivi accuratamente e intensamente i tuoi pensieri e le tue sensazioni. Non leggo quasi niente riguardo la realtà che vivi oggi. Quanti anni hai? Hai una ragazza o l'hai avuta? Con chi vivi? Cosa fai? Credo che il miglior modo per uscire dai tuoi tormentati pensieri sia quello misurarti con la vita quotidiana, i suoi obiettivi e le sue sfide, magari aiutato dalla tua psicologa. Conoscere facendo vuol dire conoscere, sperimentare e accrescere il tuo valore attraverso esperienze concrete. Parafrasando Pessoa: le ferite che non guariscono mai sono quelle delle battaglie che non sono state combattute.
Buona vita.
Dott. Andrea Bottai - Firenze