Francesca  domande di Genitori e Figli  |  Inserita il 22/05/2018

Livorno

Come aiutare una madre autodistruttiva che non vuole essere aiutata?

Scrivo per mia madre.
I miei genitori si sono sposati giovani, 24 lei 25 lui, perché mia madre è rimasta incinta di me. Lei sarebbe voluta andare via dal paesino in cui sono cresciuti, ma mio padre aveva/ha un buon lavoro e una piccola azienda di famiglia, e così sono rimasti.
Ho scoperto che 4 anni fa, lei ha avuto una relazione con il suo ex storico. Mio padre non sa niente. Questa relazione è durata un paio di anni, e poi è finita. Anche se credo che saltuariamente abbiano degli incontri. Questo tizio fuma tabacco e marijuana. Anche lei Da 4 anni. In giardino senza rispetto per mio padre che da sempre è un pezzo di pane e le lascia fare tutto.
Ora io e mia sorella siamo grandi e all'universita.
Ma il pensiero di lei che si sta autodistruggendo a sua volta mi distrugge. Ha sempre la tosse, spesso è fatta, io e mia sorella abbiamo provato a parlarle, ma lei non sente ragioni, dice che la dobbiamo lasciare libera e non imporci. Non capisce che ci fa soffrire.
Come posso fare?
Le ho proposto di andare da uno psicologo per farsi aiutare, ma oltre ad avere un pensiero retrogado: ci vanno i matti, non si fida dei 2 psicologi che il nostro paesino offre . Cosa posso fare?

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott. Andrea Bottai Inserita il 22/05/2018 - 16:38

Firenze
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Cara Francesca, mi sembri molto assennata e responsabile. Forse sei così posata proprio per compensare la instabilità che hai sentito in famiglia. Tuttavia è difficile che tu possa importi su tua madre. Riguardo lo psicologo, forse si potrebbe ovviare con sedute online. Tuttavia deve nascere in lei il desiderio. Potresti proprio dirgli un discorso così: "Sai mamma, ho parlato con uno psicologo e ho capito che in realtà questa tua instabilità mi ha aiutato a crescere per cui da un certo punto di vista di sono grata. Se non ti facesse male, ti direi di continuare così. Ma la vita è tua e devi decidere te". Dopo di ché non insistere più. Un caro saluto.
Dott. Andrea Bottai

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 23/05/2018 - 09:45

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
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Buongiorno Francesca,
comprendo il suo malessere anche perchè da ciò che narra mi sembra proprio che si sia stato un role reverse (inversione di ruolo) tra lei e sua madre, nel senso che è lei che sta assumendo il ruolo materno nei confronti di sua madre. Immagino che non sia la prima volta che si instaura questo meccanismo, quindi è importante per lei chiedersi come mai in questo momento della sua vita percepisce in modo più significativo il disagio derivante dalla situazione descritta e cosa intende per "mi distrugge". Cosa significa per lei vedere sua madre che assume comportamenti da adolescente?
Inoltre, come mai suo padre consente a sua madre di fare "tutto"? questo eccesso di libertà nella loro coppia non è di aiuto per sua madre ma nemmeno per suo padre che non sembra in grado di manifestare le sue posizioni. Infatti la definizione che ne da ("pezzo di pane") mi sembra che possa rappresentare, sebbene in modo indiretto, uno dei motivi per cui sua madre si comporta nel modo che ha narrato lei.
Cosideri, infatti, che oggni coppia si organizza su equilibri determinati da entrambi i partner anche nei casi, come il suo, in cui potrebbe sembrare che sia solo uno dei due a provocare turbolenze nella coppia o dissidi.
Quindi, le consiglio, innanzitutto di rendere partecipe suo padre della situazione che in parte avrà già intuito e proporre una terapia di coppia, in modo che sua madre non si senta trattata come l'unica colpevole che deve cambiare il suo comportamento.
In ogni caso, per la buona riuscita di questa come di ogni altra terapia, è fondamentale che i soggetti a cui è rivolta siano motivati e convinti, altrimenti il percorso terapeutico non ha alcun senso. Pertanto, in questa situazione, il suo ruolo può essere fondamentale per sensibilizzare i suoi genitori, ma poi il percorso dovranno farlo loro.
Un caro saluto
Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma)