Yuliya domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 07/02/2016

Parma

Incapacità di mantenere un legame

Buonasera, ringrazio in anticipo chiunque mi aiuterà.
Ho 21 anni. Quando avevo 4 anni mi sono trasferita da un paese dell'est in Italia con mia mamma e con il sul compagno italiano.
Con mio padre biologico non ho mai avuto un rapporto, l'ho conosciuto quando avevo 15 anni e da lì ho deciso di mettere un muro nei suoi confronti.
Purtroppo, non è andata meglio con il compagno di mia mamma. Fin da piccola l'ho visto negativamente, anche se tante volte ho cercato di instaurare un rapporto raccontandogli i miei pensieri, o chiamandolo papà, ma non ho mai avuto un responso emotivo da parte sua. Mi spiego meglio: è il tipo di persona con la quale puoi condividere qualsiasi pensiero, e lui ti risponderà sempre con un 'ok', o comunque non si metterà mai a parlare con te. Sono rimasta ferita più volte da questo atteggiamento, perchè continuavo a provarci e sperarci. Non è mai stato presente, non è mai stato aperto nemmeno al dialogo se qualcosa non andava. Tutte i miei pianti eranl considerati da stupida bambina viziata che sarebbe dovuta tacere. Sono arrivata a 18 anni avendo un brutto rapporto con lui, e ad un tratto anche mia mamma ha iniziato altra to vederlo sotto la mia stessa prospettiva, e ha deciso di finire la loro relazione. Il mio patrigno, nonostante l'assenza di fatti concreti di amore, dichiarava ( e lo dichiara tutt'ora) di amare ancora mia mamma, ma le cose continuavano a non cambiare e le parole non bastavano più. Sono seguiti due anni in cui ogni sabato e domenica (gli unici due giorni in cui tornava a casa perché lavora in un altra città) loro due litigano pesantemente, e io ascoltavo tutto.
A 18 anni ho anche conosciuto il mio primo vero ragazzo, che ho subito 'adottato' come consultorio personale, sbagliando. Mi sono cercata un lavoro nel weekend e questo ha aiutato a sentirmi meglio, ma la situazione in casa era comunque pesantissima, e nei confronti del mio patrigno nutrivo una rabbia fortissima, repressa, perché non potevo fare niente. Vedevo mia mamma stare male (io e lei siamo legatissime), e io non ero serena, mai. A maggio dell'anno scorso, però, ho saputo di essere stata presa per l'Erasmus, e a settembre sarei dovuta partire. L'estate scorsa, siamo riusciti a vendere la nostra casa, e io e mia mamma ci siamo finalmente divise dal mio patrigno. Nel mentre, poco prima della mia partenza, durante una bruttissima lite tra lui e mia mamma, vengo a sapere che lui ha la leucemia e che non si vuole curare, cosa che tutt'ora non sta facendo. Nei mesi prima di partire ho assistito a molte scene drammatiche in cui lui minavviava di suicidarsi, e mia mamma non faceva altro che stare male. E poi io sono partita, lasciando tutto così com'era: si sono entrambi traferiti in due case diverse, lui continua a non curarsi e la leucemia è ormai tra il terzo e il quarto stadio. E io non provo la benché minima pena. Anzi, continuo a nutrire rabbia.
Ora, però, vorrei parlare di me. Come ho detto, a 18 anni ho avuto la mia prima storia seria, che è finita poco fa, ma la luna di miele è durata davvero poco.
Non sono mai felice. Ogni mese, di solito in concomitanza con il pre ciclo, ho questa apatia, che credo sia generata da tutta la mia rabbia repressa, che mi blocca totalmente. Ogni mese voglio chiudere con il mio ragazzo, piango tantissimo, non mi muovo dal letto, e rovino tutto ciò che ho: i legami. Lui mi è sempre rimasto accanto, e devo dire che nonostante questo, poco tempo fa, io mi sono ubriacaTa ad una festa e ho baciato un altro ragazzo. Senza un motivo, per divertimento. Da li ho iniziato a rovinare tutti i legami che avevo. Ho provocato apposta dei litigi con tutte le mie amiche, facendole allontanare tutte, ed infine ho mollato il mio ragazzo. E non mi dispiace. E questo mi spaventa. Anche questo mese ho avuto la mia 'crisi depressiva' in cui, come sempre, mi sento un fallimento della ntura e rifiuto ogni contatto umano per giorni, ma stavolta sta andando avanti da troppi giorni. Inoltre, quando esco, mi ubriaco, sempre. E io non avevo mai avuto una predilezione per l'alcol. Non ho un equilibrio. O provo tutto al massimo, o resto a letto a pensare a tutti gli errori della mia vita.
Non riesco ad uscirne.
Probabilmente leggendolo sembrerà un testo infantile, ma a 21 anni non mi sento felice. Mai. Oltretutto, più una persona cerca di starmi vicino e aiutarmi a tirarmi su, più io la allontano e la tratto male, malissimo.
Un tempo non ero così. Ero una ragazza solare e positiva. Poi qualcosa si è rotto e io non riesco più a riprenderlo. Ho attacchi di rabbia, che non lasciano spazio ai sentimenti positivi. Ormai nemmeno lo sport mi aiuta piu. Purtroppo ho pensato anche a farla finita, ma non lo faccio solo perché farei troppo male a mia mamma che rimane tutt'ora l'unica persona al mio fianco.
Quando sto male cerco di cambiare la situazione, appunto eliminando i legami che in quel momento mi sembrano tanto un peso. Passa un leggero momento di euforia, e poi depressione e apatia di nuovo.
Ho paura perché temo di non riuscire ad essere mai felice, e se così fosse, non avrebbe un senso vivere.
Grazie per aver letto tutto quanto. Grazie a chiunque mi darà una mano.

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Francesca Elia Inserita il 07/02/2016 - 19:12

Cara Yuliya ringrazio personalmente per aver avuto la forza di condividere la storia della sua vita in questo spazio. La sua storia, è un "libro" ricco di emozioni di dolore e paure riconducibili a "perdite" e "abbandoni" durante l'infanzia, periodo questo molto importante per costruire relazioni positive e rassicuranti nel futuro (padre assente). Le delusioni e le frustrazioni che possono nascere dietro a queste esperienze traumatiche, anche se la mamma ha fatto da brava "chioccia", possono in qualche modo distorcere la nostra rappresentazione della realtà relazionale, tant'è che nonostante il carattere poco emotivo del suo patrigno, il quale sembra che si sia sforzato a prendere un posto così impegnativo di padre sostitutivo, nonostante ciò lei non è riuscita a riconoscerlo come tale. Dentro la sua anima è come se ci fosse una sottile finestra in penombra che si divide tra realtà odierna come difficoltà a relazionarsi e a crescere e l'altra realtà che appartiene ad antichi ricordi della sua infanzia. L'isolamento non giova affatto a tutto quello che lei si porta dentro, è giusto che lei pensa ad un indirizzo diverso, anche con un aiuto psicologico, se vuole ritrovare se stessa "quella ragazza solare e positiva" di una volta. Di certo l'alcol non è un rimedio efficace contro i propri malesseri, la rabbia in questo caso potrebbe aumentare e prendere sopravvento sulle sue capacità e diventare nemica di se stessa. Proverei a parlarne anche con la mamma perché lei di certo potrà ancora una volta ascoltarla e aiutarla efficacemente. Le auguro di poter maturare al più presto una più chiara consapevolezza di sé e delle sue difficoltà che sta provando e a potersi rivolgere in tutta tranquillità ad un qualsiasi professionista della sua città. Dr.ssa Francesca Elia