Irene  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il

Trento

Perché sto così male ed è tutto così difficile?

Sono una ragazza di 24 anni e ogni volta che cerco di spiegare i miei problemi me ne pento, quindi domani mi sarò già pentita di questo post. Non ricordo un solo anno della mia vita in cui sono stata davvero felice: gli anni delle scuole sono stati pesanti, andavo malissimo a scuola nonostante io abbia alle spalle una famiglia che mi supporta, perché odiavo andare a scuola, facevo troppa fatica a stare concentrata tutte quelle ore, e ho sempre avuto troppa ansia nel parlare con compagni e insegnanti. Ma adesso che ho finito le scuole dell'obbligo mi rendo conto come questo problema mi impedisca di funzionare come un normale adulto da inserire nella società. Qualsiasi relazione amorosa o lavoro che inizio dura ben poco e sono sempre io ad abbandonarli.
Inizio dalle relazioni interpersonali: sia in amore che in amicizia ho sempre avuto molte difficoltà, soprattutto perché mi succede sempre di "ossessionarmi" con una persona per un determinato periodo di tempo; periodo nel quale oscillo tra il pensare che sia tutto il mio mondo, senza di essa non posso vivere, e che la odio perché mi fa stare malissimo (es.: passa semplicemente del tempo senza di me, magari coi suoi amici). Questa cosa mi capita da quando ho memoria (anche alle scuole elementari), sia con maschi che con femmine, sia in amicizia che in relazioni sentimentali, e mi fa vivere ogni relazione con ansia. Ironia della sorte, poi sono sempre io che abbandono suddetta persona. Quando arriva il periodo in cui sento che questa persona mi sta facendo del male allontanandosi da me (anche se poi realizzo che non lo stava facendo), tendo ad autolesionarmi, ultimamente bevendo alcolici; quando ero adolescente invece ricordo che "graffiavo" sigle sulla mia pelle (es.: iniziali di nomi), mi mordevo o sbattevo la testa contro il muro facendomi male.
Adesso che sono più grande, sento il bisogno di essere economicamente indipendente ma anche questo si è rivelato un ostacolo insormontabile quanto avere delle relazioni stabili. Ho provato due lavori ed entrambi lasciati dopo poco: in entrambi dovevo stare a contatto con il pubblico e io provo una forte ansia a parlare con le persone. In generale quest'ansia accompagna tutto il mio rapporto lavorativo, faccio un sacco di errori perché se non mi vengono dette le cose per filo e per segno non riesco a farle (mentre ho notato che le persone riescono a essere meno meccaniche di me), dimentico le cose con una facilità disarmante e tutto ciò mi porta a essere rimproverata spesso, cosa che mi fa provare sempre un'ansia forte e di conseguenza abbandono. Anche qui, mi mordo sempre la lingua perché vorrei rispondere con esplosioni di rabbia, urlare, andarmene. Invece sto sempre zitta e quando sono sola mi torna una gran voglia di bere alcolici fino a stordirmi (premetto che non mi è mai neanche piaciuto il gusto dell'alcol, lo faccio solo per annebbiarmi la mente).
Inoltre, non l'ho mai detto a nessuno perché me ne vergogno, ma penso spesso di togliermi la vita. Quando ero adolescente, guardavo spesso sotto il mio balcone per capire se il salto potesse essere fatale o meno. Adesso, da quando ho provato di nuovo a lavorare fuori dalla mia città fallendo dopo un mese come la volta precedente, mi è tornato questo pensiero. Ho pensato di voler entrare in coma etilico oppure cercavo altri modi per andarmene. Ma non trovo mai il coraggio, penso sempre a chi si aspetta che io torni a casa e alla disperazione in cui si troverebbero se compio questo gesto. Mi ritrovo tuttavia incapace di vivere: tra relazioni interpersonali e lavoro, capisco di non essere in grado di affrontare la vita. Ho sbalzi di umore che non capisco nemmeno io, a volte ho un'adrenalina improvvisa e poco dopo potrei star pensando di nuovo a come farmi del male o eliminarmi. Passo molto tempo chiusa a casa, anche per giorni interi, ma quello è il male minore perché ogni volta che provo a fare qualcosa, come lavorare, torno a stare estremamente male e a volermi fare male. Non che chiusa a casa io stia sempre benissimo, a volte ho bevuto anche in questi momenti, ma sono momenti molto meno esplosivi di quando esco dalla mia comfort zone. Nonostante tutto ciò, ho pochi amici stretti, eppure non sono mai riuscita a raccontare il mio stato mentale.
Penso spesso che sono destinata a una vita misera; penso spesso ad annebbiarmi la mente in altri modi, tipo passando alle droghe, ma non ho mai avuto il coraggio neanche di questo. Almeno, come dicevo, stando a casa questi pensieri si "calmano" un pochino e non vorrei mai farmi vedere da chi mi sta vicino come un'alcolizzata o una drogata. Ma mi chiedo spesso come io possa vivere rinchiusa a casa solo per calmare questa bestia che ho dentro, che sembra attivarsi in modo casuale e specialmente fuori dalla comfort zone.
Vorrei andare da uno psichiatra, mi piacerebbe una diagnosi accurata sui miei sintomi, ma appunto non riesco a lavorare e quindi mantenermi delle sedute.
Di che cosa soffre la mia mente? Non starò mai bene e mi spegnerò lentamente così?
Grazie per aver letto fino alla fine.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Ursula Fortunato Inserita il 22/12/2025 - 18:25

Milano
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Buonasera Irene, grazie per aver condiviso la sua esperienza.Dal suo racconto emerge una sofferenza psicologica intensa e persistente che coinvolge la regolazione emotiva, le relazioni, l'ansia e il funzionamento lavorativo. Con rispetto, desidero sottolineare che quanto descrive non è debolezza personale ma un disagio strutturato che merita, se lo desidera, attenzione clinica. Ciò che racconta relativo a pensieri e modalità che utilizza per alleviare il suo dolore indicano una fatica che non dovrebbe essere affrontata da sola. I servizi di salute mentale pubblici, offrono colloqui e prese in carico accessibili. Con il giusto supporto è possibile ridurre questa sofferenza e costruire modalità più stabili e sostenibili per prendersi cura di sé in modo concreto. Sperando di esserle stata utile, le auguro il meglio, dott.ssa Ursula Fortunato.

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 22/12/2025 - 15:33

Roma - Tiburtina
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Gentile Irene,
mi dispice molto leggere tra le sue righe un dolore così profondo e così antico, una "bestia" con cui cui convive ormai da quando ha memoria.
Se l'ostacolo alla cura di sè è solo economico, esso si può aggirare rivolgendosi alla asl, in modo che eviterà di "spegnersi lentamente".

Ma, ha scritto che la sua famiglia la "supporta", immagino che questo sostegno possa essere direzionato anche verso la cura di Irene, quindi le consiglio, se non lo avesse già fatto, di chiedere aiuto alla sua famiglia.

Le consiglio ciò, perchè da ciò che ha scritto e anche da come lo ha scritto, ho avuto la sensazione che lei sia una persona molto sola a livello emotivo.
Se così fosse, è consigliabile uscire dall'isolamento, perchè se ci sentiamo soli, siamo anche più vulnerabili, quindi qualsiasi cosa accada dentro di noi è enfatizzata dalla percezione di essere soli.

Vedrà che condividere il suo peso con qualcuno (famiglia, psichiatra e/o psicologo) potrà aiutarla a risollevarsi!

Le auguro il meglio