Alessia  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il

Padova

Non riesco a vedere niente di positivo nella mia vita

Gentile Dott./Dott.ssa,
ho 22 anni e i mesi che mi lascio alle spalle sono stati i più difficili della mia vita.
Affermando ciò faccio riferimento ad un evento particolarmente traumatico: in seguito alla scelta di avere per la prima volta un'avventura occasionale non protetta, al di là dei rapporti che avevo sempre e solo sperimentato in coppia (ironia della sorte: sempre protetti), ho contratto una malattia a trasmissione sessuale (herpes simplex virus). Mi fu diagnosticato cinque mesi fa dopo averlo inconsapevolmente trasmesso (addirittura durante un rapporto protetto) a quello che sarebbe diventato poi il mio partner stabile, difatti abbiamo ottenuto una diagnosi congiunta. Non male questo esito per essere stato il primo nostro momento di intimità.
Brevemente, si tratta di un virus umano responsabile dell'infezione detta herpes genitale. Una volta contratto rimane latente nell'organismo per potersi potenzialmente riattivare nell'arco di tutta la vita qualora si dovessero presentare condizioni che abbassano la protezione immunitaria dell'organismo. Non esiste cura definitiva ma solo terapie che mirano a fare in modo che l'infezione, che può essere anche parecchio dolorosa, guarisca nel minor tempo possibile. Purtroppo, è una malattia a trasmissione sessuale molto subdola perché oltre che nelle fasi di attivazione, recenti evidenze affermano che il virus può essere espulso anche nei periodi di assenza dei sintomi. La maggior parte delle persone però, lo contrae senza avere sintomi (anche per lungo tempo) e inconsce di avere una malattia sessualmente trasmissibile, dà luogo ad ulteriori contagi e la catena non ha più fine. Naturalmente può potenzialmente essere pericoloso anche in gravidanza ma non voglio dilungarmi ancora. Da anni sono in corso cure sperimentali che puntano sia sulla prevenzione che sul miglioramento della vita di chi ne è affetto e soffre di recidive frequenti.
C'è da dire che, quando ho condotto la fatidica scelta della quale parlavo sopra, stavo vivendo un momento di fragilità psicologica e forse avevo bisogno di libertà e leggerezza. Ho una situazione familiare molto delicata caratterizzata da costante conflittualità tra i miei genitori che da diversi anni minacciano costantemente la separazione senza mai arrivare ad una decisione concreta. Una situazione estenuante. Inoltre, uno dei due soffre di dipendenza da alcol e da quando ne ho preso consapevolezza, ho deciso di interrompere il più possibile qualsiasi forma di comunicazione, pur vivendo sotto lo stesso tetto. Se dovessi descrivere a fondo questa situazione mi dilungherei troppo. Le vacanze natalizie sono state in vero incubo, tant'è che ho deciso che l'anno prossimo ci dovrò pensare se passarle nuovamente in famiglia. Non ho potuto parlare alla mia famiglia della mia situazione di salute che ho descritto ad inizio del messaggio. Più volte durante gli ultimi tre anni ho pensato di scegliere una soluzione abitativa indipendente ma alla fine ho sempre deciso di dare precedenza ai mie studi universitari.
Uscivo inoltre da una relazione "tira e molla" durata anni con una persona che non sapeva se voler fare dei progetti con me ma che al contempo non sapeva lasciarmi andare. Io cercai di stare in quella relazione il più possibile perché per me il carattere di questa persona rappresentava una via di fuga dai miei problemi ma più passava il tempo, più cose accadevano e più mi logoravo, persi anche molti chili. Fu mia la decisione, molto dolorosa, di mettere termine alla relazione.
Dopo la diagnosi, dopo giorni passati a letto tra insonnia e pianti, dopo settimane passate a sentirmi una larva, a settembre scelsi di chiamare il consultorio familiare (altrimenti non riuscirei a sostenere la spesa) e ad ottobre ebbi un primo appuntamento con lo psicologo che mi ha tutt'ora in terapia con cadenza bisettimanale.
Riconosco di essere una persona abbastanza fragile, vivo spesso nell'ansia e nell'insicurezza, anche a livello sociale, mi sento spesso inadatta. Non ho mai avuto una grande autostima e tendo spesso a sminuirmi nonostante le persone mi vedano bene: sto facendo un percorso universitario e ho un'indipendenza economica. Ho spesso avuto qualche difficoltà nell'accettarmi e nel volermi bene. Sono molto severa con me stessa, sento di essere investita di molte responsabilità che non mi sarei aspettata di avere, non alla mia età. Tendenzialmente pretendo che gli eventi siano sotto il mio controllo.
In questo momento mi trovo in isolamento causa positività covid-19, non vedo da prima delle vacanze natalizie il mio psicologo e sono di fronte ad una riacutizzazione dell'herpes poiché l'altro virus ha abbassato le mie difese immunitarie.
Sento che nessuno al mondo può capire il loop delle paure nelle quali mi sto perdendo di giorno in giorno nella mia stanza. Non vedo niente di positivo nella mia vita e sento di aver perso la mia essenza. Mi rendo conto di essere colma di dolore e rabbia che non riesco ad incanalare da nessuna parte se non per considerarmi una cattiva persona con tante colpe.
Non riesco a perdonarmi la scelta di aver sperimentato quel rapporto non protetto, non ho mai riconosciuto la mia personalità in quella scelta presa e tantomeno sono mai riuscita ad accettarne gli esiti. Perché proprio a me? Tutti possiamo sbagliare e a me non è stata conferita la possibilità di imparare dalla scelta sbagliata perché l'herpes è per sempre.
Tra me e il mio attuale partner, affetto come me, stanno nascendo dei problemi e si sta facendo spazio in me la paura di essere lasciata sola. Nasce qui la paura per il futuro, di non riuscire a condividere questo segreto con un’altra persona, di trascorrere una vita in solitudine, oppure di accontentarmi di una persona solo perché in grado di accettarmi e magari farle anche del male. Mi sento già di non essere all’altezza.
La paura che subentri un altro problema di salute e di non essere in grado di gestire il tutto. Per ultimo il terrore del rischio di compromissione di una gravidanza.
Ho tanta paura che queste distrazioni mi portino ad avere dei fallimenti a livello accademico.
A volte mi trovo a invidiare le vite delle persone che mi circondano, le voglio tenere lontano e nascono in me sentimenti di vittimismo che non so come gestire.
Non so come farò a destreggiarmi tra la mia situazione familiare e quali ripercussioni potrà avere nella mia vita adulta.

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Fabiana Marra Inserita il 18/01/2022 - 10:20

Salve Alessia, potrebbe risentire il suo psicologo? Magari chiami in consultorio e chieda di parlare con lui per fissare eventuale colloquio telefonico oppure consulenza online (laddove fosse possibile). In questo momento non penso sia d'aiuto cambiare professionista.
Le auguro il meglio
Dott.ssa Fabiana Marra