Test QI: come si misura il quoziente intellettivo

Pubblicato il   / Psicologia e dintorni
Test QI


I test del QI cercano di misurare capacità come logica, memoria e ragionamento. Possono offrire indicazioni utili sul funzionamento cognitivo, ma l’intelligenza umana è molto più ampia e complessa di un semplice numero.


In breve: test QI e intelligenza

  • Il QI (quoziente intellettivo) misura alcune abilità cognitive specifiche
  • I test valutano soprattutto logica, memoria, comprensione e problem solving
  • Un punteggio medio di QI è generalmente intorno a 100
  • Il QI non misura creatività, empatia, sensibilità emotiva o valore personale
  • I test online possono essere orientativi, ma non equivalgono a una valutazione professionale
  • Un punteggio alto o basso non definisce completamente una persona

Per interpretare correttamente un test QI è utile:

  • evitare confronti rigidi con gli altri
  • non identificarsi con un numero
  • considerare che esistono molte forme di intelligenza


Cosa sono il QI e il test del coefficiente o quoziente intellettivo?

Il quoziente intellettivo (o QI o IQ) è un indicatore che definisce il funzionamento intellettivo di un soggetto in base alla sua età anagrafica. Si tratta di un punteggio che si ottiene sottoponendo l’individuo a dei test standardizzati che misurano il coefficiente o quoziente intellettivo.

Intelligenza viene dal latino intelligere, che vuol dire comprendere. L’intelligenza si definisce come la capacità globale di un soggetto di affrontare e risolvere problemi nuovi, comprendere rapidamente concetti complessi, e adattarsi all’ambiente con successo tramite il ragionamento.

L’intelligenza è un complesso strutturato e complesso, non facilmente misurabile ed etichettabile, e le affascinanti ricerche in questo campo aprono nuove porte alla comprensione del nostro cervello, all’interazione corpo-mente, al progresso e all’evoluzione dell’uomo.

Quando nel ‘900 si diffondono gli studi sull’intelligenza nell’ambito della psicometria, si inizia a parlare di quoziente intellettivo. Ecco i principali passi compiuti dalla comunità scientifica che hanno portato al concetto del QI:

  • Charles Spearman introdusse l’idea rivoluzionaria che esistono vari tipi di intelligenza manifesta, dipendenti l’uno dall’altro, per cui un soggetto ottiene valori simili anche in test molto diversi tra loro. Dagli studi di Spearman nasce il fattore generale dell’intelligenza o g-factor, un fattore correlato con l’anatomia del cervello, influenzato dalla genetica e stabile nell’arco della vita.

  • A partire dal fattore di Spearman iniziano gli studi di Cattel, che sviluppò la Teoria dell’intelligenza di Cattell-Horn-Carrol. Cattel distinse due forme di intelligenza che oscillano e cambiano nel corso della vita: la fluida, comunemente conosciuta come problem-solving, e la cristallizzata, nonché la capacità di applicare le conoscenze apprese con l’esperienza.

  • Il primo test dell’intelligenza arriva tra il 1905 e il 1908, quando i due francesi Binet e Simon crearono la scala Binet-Simon, su richiesta del Ministero dell’Istruzione, per identificare gli studenti più bisognosi di aiuti scolastici. Il test misurava l’“età mentale” del bambino attraverso prove di attenzione, percezione, memoria e linguaggio. Si iniziava con prove relative alla propria età cronologica, cioè che il 50% dei bambini di quell’età erano soliti superare, per poi passare a test più difficili o più facili in base al risultato ottenuto. Con la proporzione delle prove superate si calcolava l’età mentale espressa in mesi.
    La scala Binet-Simon fu revisionata diverse volte da parte dei creatori stessi e su essa si basarono i successivi test del QI. Tuttavia, si dimostrò inadeguata in quanto non tiene in conto la creatività e l’intelligenza emotiva dei bambini, secondo quanto affermato da Binet stesso.

  • Lo psicologo statuniteste Terman della Stanford University introdusse il concetto di quoziente intellettivo. Partì apportando modifiche alla scala di Binet e riformulando il calcolo dell’intelligenza. Il test, spesso chiamato test di Stanford-Binet, consisteva in una serie di prove per età, e il risultato finale era dato dalla formula (età mentale: età biologica) x100. Un soggetto con un quoziente intellettivo inferiore a 100 avrebbe avuto un deficit intellettivo.

  • Negli anni ’40, con Wechsler, arriva la scala per la misurazione dell’intelligenza per bambini e adulti, che tuttora si utilizza.

 

Come viene misurato il QI?

Ad oggi, i test di intelligenza maggiormente utilizzati sono le scale Wechsler, insieme a più versioni delle Matrici di Raven, test che misura l’abilità globale dell’individuo con materiale visuo-percettivo.

Le scale Weshler sono tre, una per fascia d’età:

  1. La scala WPPSI-IV Wechsler Preschool and Primary Scale of Intelligence per bambini di 2,5 anni- 7,5 anni.

  2. La scala WISC-IV Wechsler Intelligence Scale for Children per bambini di 6-17 anni.

  3. La scala WAIS-IV Wechsler Adult Intelligence Scale per individui di 16-90 anni.

Il test consiste in risolvere una serie di problemi che testano la memoria, il lessico, il ragionamento aritmetico, etc. in un tempo stabilito.

Dal test viene fuori un indice di QI totale e degli indici specifici (come comprensione verbale, ragionamento visuo-percettivo, memoria di lavoro e velocità di elaborazione).

Il livello medio di intelligenza è 100 con una deviazione standard di 15 punti. La maggior parte della popolazione avrebbe un QI compreso tra 85 e 115.

Ecco il significato del punteggio ottenuto dal test del QI:

  • > o uguale 130: Quoziente intellettivo nettamente superiore alla media. A partire da questo valore si potrebbe individuare una plusdotazione intellettiva

  • 120-130: Quoziente intellettivo superiore alla media

  • 110-115: Quoziente intellettivo medio-superiore

  • 110-90: Quoziente intellettivo medio

  • 90-80: Quoziente intellettivo medio-inferiore

  • 70-80: Quoziente intellettivo basso

  • ≤ 70: molto basso con disabilità intellettiva

È normale che sorga la domanda: “Davvero si può misurare l’intelligenza di una persona?”. Sì, è bene però specificare che il QI valuta solo alcune abilità, non definisce le capacità cognitive di una persona in maniera esatta e, pertanto, non sono una misura universale dell’intelligenza. Inoltre, questi test non tengono in conto della specificità culturale, strettamente correlata al concetto di intelligenza.

Tuttavia, i test, con i loro ovvi limiti ma anche con grandissime potenzialità, possono essere utili in molti casi. I test del QI sono eseguiti da professionisti qualificati, per indentificare problematiche o eccellenze cognitive e per conoscere meglio se stessi. ù

Si rivelano utili per accompagnare i bambini da un profilo speciale in un percorso scolastico personalizzato e possono servire nella previsione dei risultati scolastici futuri. Negli adulti sembra esserci una correlazione tra il QI e un minor rischio di morte per qualunque causa. In alcuni paesi sono utilizzati anche nelle visite di leva o nella selezione del personale di certe aziende.

É importante ricordare che l’intelligenza non è soltanto velocità mentale o logica.
Ogni persona possiede risorse, sensibilità e capacità che nessun numero può riassumere completamente.


DOMANDE FREQUENTI

  • Il test QI misura davvero l’intelligenza?
    Misura alcune capacità cognitive specifiche, come logica, memoria e ragionamento, ma non tutta la complessità dell’intelligenza umana.

  • Qual è il QI medio?
    ​​​​​​​Il punteggio medio nei test QI standardizzati è generalmente fissato intorno a 100. La maggior parte della popolazione ottiene un punteggio tra 85 e 115.

  • Un test online del QI è affidabile?
    Può essere orientativo, ma non ha lo stesso valore di un test professionale svolto con strumenti validati e supervisionati da uno specialista.

  • Cosa significa avere un QI alto?
    Un QI alto indica buone capacità cognitive in alcune aree, ma non determina automaticamente successo, maturità emotiva o benessere psicologico.

  • Il QI può cambiare nel tempo?
    Alcune capacità cognitive possono evolversi nel corso della vita grazie a esperienza, studio, allenamento mentale e condizioni personali.