Daimon: seguire il disegno che la nostra anima si è scelta

Pubblicato il 24 marzo, 2021  / Psicologia e dintorni
daimon


Cos’è il daimon? Da cosa deriva? Cosa significa?

La parola “dáimōn” viene dal greco antico e significa “spirito guida”, “messaggero divino” o “entità superiore”, o anche “demone”, che assegna all’essere umano il proprio destino personale. In tempi antichi, ci si riferiva al daimon come una figura proveniente da una zona di mezzo, detta metaxu, la regione dell’anima, che era di una natura né umana né divina.

Il daimon si rifà al mito di Er di Platone nel testo La Repubblica, nel quale il filosofo afferma che ognuno di noi ha la responsabilità di essere ciò che ha scelto di essere, e non è colpa della divinità se non lo è.

Er era un guerriero che, dopo la morte, torna sulla terra per raccontare ciò che ha visto: ogni anima, nell’aldilà, sceglie il tipo di vita che desidera, si disseta nelle acque del fiume Lete, dimentica tutto ciò che è accaduto nella vita precedente e si reincarna iniziando una nuova vita.
 

Psicologia e daimon: qual è il suo ruolo nella vita delle persone?

Lo psicoanalista, saggista e filosofo James Hillman, allievo di Jung e studioso delle strutture archetipiche mitologiche, riprende il concetto di daimon del suo libro Il Codice dell’Anima, dove lo definisce come una creatura divina che ci conduce nel compimento del disegno della nostra anima, che ci accompagna fedelmente e ci stimola alla grandezza e alla potenza.

Ogni essere contiene l’essenza unica di ciò che è destinato ad essere e questa essenza è già presente in un momento precedente alla sua espressione e manifestazione.

Questo concetto si spiega con la teoria della ghianda di Hillman: come nella ghianda è presente la quercia che non si è ancora espressa, così noi prima della nascita riceviamo un daimon, il quale entra a far parte della nostra personalità e ci accompagna nel cammino della vita, anche se non ne siamo consapevoli.

Hillman scrive: La ghianda, dal punto di vista della botanica, è una angiosperma, una pianta completa in embrione. L’essenza della quercia è già lì, presente nella sua totalità. […] La ghianda non indulge in filosofie di vasta portata. Ti fa battere il cuore, esplode in un accesso di rabbia…eccita, chiama, pretende ma raramente offre uno scopo grandioso. La forza di attrazione dello scopo è intensa e improvvisa: ci si sente molto risoluti.

Ma in che cosa consista esattamente lo scopo e il come arrivarci rimangono nel vago.” Con questa ultima affermazione Hillman vuole dire che sta a noi captare i segnali della nostra anima, percepire la chiamata della nostra vocazione, del nostro vero talento.

Il daimon è una voce che si rivela sottovoce, per far sì che possiamo decifrare la nostra anima e svelare la vocazione che da sempre si nasconde dentro di noi. È una forza alleata che si fa sentire tramite sincronicità, eventi magici e mistici, emozioni forti, entusiasmo, ma anche momenti dolorosi che portano a riflessioni e cambiamenti.

Jung parla del daimon come la guida delle nostre motivazioni e passioni, che va realizzato con dei cambiamenti che agli altri risultano difficili da comprendere. Se ignorato, il daimon causa sofferenza dell’anima, infelicità e addirittura nevrosi. Jung nei Ricordi afferma che “l’uomo spinto dal suo demone, […] entra veramente in regioni inesplorate o da non esplorare, dove non ci sono strade segnate, e nessun ricovero offre la protezione di un tetto.”
 

Daimon: immaginazione o realtà?

Il ruolo del daimon è di portare l’uomo a creare un conflitto tra la vita che conduce e le sue vere esigenze interiori, con il proposito di spingerlo in una zona permeata del suo talento, perché possa allineare la sua vita sulla propria vocazione. Come una divinità interiore che risiede nell’inconscio, il daimon protegge l’uomo aiutandolo ad affrontare le situazioni più difficili e allo stesso tempo lo tormenta fino a quando lui non decida di ascoltarlo e liberarlo.

Se a qualcuno tutto ciò può sembrare una fantasia, basta considerare la realtà psichica che sta dietro tutto ciò. Ognuno di noi ha delle tendenze, delle abilità, degli aspetti della propria esistenza che possono fruttificare e farci elevare come persone.
 

Come trovare la nostra vocazione?

Come possiamo trovare la nostra vera vocazione? Nel nostro passato e soprattutto nella nostra infanzia possiamo trovare un filo conduttore che giunge alla nostra vita presente. Hillman ci invita a ripercorrere la nostra storia liberandoci dalla cosiddetta “superstizione parentale”, cioè la tendenza a dare ai nostri genitori la responsabilità della nostra vita.

In questo processo, è fondamentale riconoscere la nostra importanza nel mondo, nutrire l’autostima e la fiducia in noi stessi, per poter percepire le sensazioni e le coincidenze che fungono da indicatori della nostra verità.

Altrettanto importante è concedersi momenti di silenzio, meditare, riflettere e dedicarsi all’introspezione.

Il daimon non è parte del nostro ego, per trovarlo dobbiamo intraprendere un percorso di consapevolezza interiore, così da accedere alla nostra vera natura e manifestarla nella nostra vita.